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Trinità eretica. Immagine legata al Culto della Villa del Tintore di Trapezunte, in cui si rivela un singolare innesto di temi leucolatri sulla fede catabattista. Rielaborazione di foto dell’originale andato perduto (mosaico), probabilmente distrutto dagli stessi leucolatri. Anche le foto sono scomparse, si presume durante la Seconda guerra mondiale.

Trinità eretica.
Immagine legata al Culto della Villa del Tintore di Trapezunte, in cui si rivela un singolare innesto di temi leucolatri sulla fede catabattista. Rielaborazione di foto dell’originale andato perduto (mosaico), probabilmente distrutto dagli stessi leucolatri. Anche le foto sono scomparse, si presume durante la Seconda guerra mondiale.

 

 

I resti dell’affresco di Trapezunte fanno pensare che catabattisti e leucolatri abbiano avuto dei contatti. L’elemento simbolico comune, secondo uno studioso che preferisce restare anonimo, sarebbe la conchiglia. Risulta infatti che alcuni catabattisti, per rendersi meno cospicui agli occhi dei loro persecutori, abbiano cominciato a indossare conchiglie invece di vesti bagnate, trattandosi pur sempre di simboli del mare. Altrettanto diffusa la leggenda di un pigmento bianco purissimo e quindi sacro ai Leucolatri, detto oltreporpora, che si otterrebbe da una rara variante del murice.

Per altro, continua lo studioso, è noto che i pellegrini di ritorno dalla Terra Santa portavano spesso con sé delle collane di conchiglie, quindi è possibile che i superstiti delle due sette abbiano avuto contatti coi pellegrini o, ipotesi tremenda, che siano addirittura giunti in Europa spacciandosi per tali e dimorino ancora tra noi.

Paradossalmente, il culto ormai agonizzante sarebbe stato rivitalizzato dalla diffusione delle teorie di Darwin, che rintracciò gli antenati dell’umanità nei pesci e nei batraci, e prospererebbe tutt’ora in Francia. Il suo ultimo profeta viene individuato in Jean Pierre Brisset[1], straordinario paretimologo, che alla fine del diciannovesimo secolo diede alle stampe Il mistero di Dio è compiuto, in cui affermava:

«La creazione di Dio non è l’uomo animale, ma l’uomo spirituale che vive per la potenza della Parola, e la parola prende origine dai nostri più remoti antenati, le rane, più di un milione e meno di dieci milioni di anni fa».

Per Brisset quindi le rane parlavano, e la loro lingua era del tutto simile al francese. I primi suoni si sarebbero conservati intatti nel loro valore semantico fino alle lingue moderne, tanto che Brisset riusciva a risalire la catena dei significati mediante raccordi omofonici (ad. es. «Eau rit, ore ist, oris. J’is nœud, gine. Oris = gine = la gine urine, l’eau rit gine. Au rige ist nœud. Origine. L’écoulement de l’eau est à l’origine de la parole»). La memoria di questa origine comune alle rane si ritroverebbe in molti miti, come quello di Venere che sorge dalle acque (o meglio dagli stagni e pantani, precisa Brisset)[2], e guarda caso su una conchiglia. Nonostante le grandi differenze (non risulta che i catabattisti identificassero l’acqua con il logos), i punti di contatto con l’antica eresia appaiono strabilianti.

Ancora, fama vuole che una setta deviata Catabattista stia cercando da secoli l’Arca dell’Alleanza. Considerati eretici all’interno della loro stessa setta, costoro ritengono Noè un inviato del demonio, perché ha impedito la sparizione delle specie terresti in favore di quelle marine. La loro cerca è quindi finalizzata alla distruzione dell’Arca, simbolo di quel catastrofico salvataggio.

Vi è poi chi sostiene che un team di leucolatri e catabattisti si sarebbe infiltrato tra i nazisti fuggiti al Polo Sud alla fine della seconda guerra mondiale, e che in quel paradiso del bianco starebbero costruendo macchine infernali capaci di controllare il clima e scatenare un nuovo, risolutivo diluvio. Ma questa forse è davvero una leggenda.

 

Note

[1] Si veda il commento di Michel Foucault, Le cycle des grenouilles, 1962, ora raccolto in Dits et écrits, Paris, Gallimard, 1994, vol. I, pp. 203-205. La traduzione italiana è reperibile in «Arca» (guarda caso!), 3-4, 1998, pp. 85-87. Si veda anche Antologia dell’humor nero di André Breton (Einaudi, 1996).

[2] Traiamo notizie e citazioni dall’articolo di Enrico Valtellina Michel Foucault lettore di Jean Pierre Brisset, “Prince des penseurs”, pubblicato nella rivista «Diogene», giugno 2010.

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