Il modello Da Vinci

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Sfuggi, seppur a malincuore, dall’Ingegner V. e ti prepari a fare il tuo dovere. Ti rintani nella sala buia, scegli una comoda poltrona, sfoderi l’Iphone e leggi il prossimo racconto, “Il modello Da Vinci”. La pubblicità lo descrive come “un vero e proprio noir para religioso che ruota attorno all’inquietante segreto dell’Ultima Cena”.
Non molto incoraggiante, ma ti fai forza e cominci a leggere.

La storia inizia con Leonardo che esamina centinaia di modelli alla ricerca dei visi perfetti per dipingere Cristo e gli Apostoli nell’ultima cena. Dipinge per primo Gesù ma fatica moltissimo con l’ultimo, Giuda il traditore. Dopo tre anni non è ancora riuscito a trovare un viso abbastanza patibolare e perverso. Infine, rivoltando le prigioni milanesi gli cade sotto gli occhi una faccia talmente segnata dal vizio che bastano due minuti a schizzarne il profilo di Giuda. Appena riavutosi dall’estasi della creazione, Leonardo però si accorge che quell’uomo infame, un condannato alla forca per omicidio, è lo stesso che aveva fatto da modello per Cristo tre anni prima!

Altro che Dan Brown… stai per voltare compulsivamente la pagina quando senti la voce flautata dell’Ingegner V. che ti chiama. È venuta a cercarti! Non l’avresti mai creduto. E sembra anche molto vicina…

Se non resisti al canto della sirena V., chiudi l’Iphone e vai al 15.

Se ti tappi le orecchie e scappi in bagno per continuare a leggere, vai al 14.

 

 

 

 

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La storia di Leonardo ti intriga. Fingi di non sentire il richiamo dell’Ingegner V. e sgattaioli in bagno. Su una delle due porte come al solito c’è scritto “Fuori servizio”, per cui infili l’altra e ti chiudi dentro a leggere.

Eri al punto in cui Leonardo scopre che il modello di Gesù e di Giuda sono la stessa persona. Ma come si spiega? L’autore ricorre a un vecchissimo trucco: fa partire un lungo flashback, col modello che rievoca in lacrime la storia della sua caduta. Con la tua conoscenza enciclopedica del superfluo, noti che Spallanzani mescola abilmente documenti dell’epoca e apocrifi come Cristo e Giuda, di Nils Runeberg, o il fantomatico The World of Leonardo, di Robert Wallace. La cosa si fa interessante.

Qualcuno bussa alla porta ma lo ignori, sei sempre più preso dalla lettura, é una vicenda rocambolesca che ti trascina dalle segrete papaline all’Isola della Peste, passando per i lupanari frammassonici di Bucarest e le rovine degli accampamenti dell’Orda d’Oro.
Adesso dall’esterno vengono dei rumori piuttosto forti, ma tu sei fuggito nella dimensione della scrittura, le parole dell’articolo si compongono spontaneamente nel tuo cervello: “Un volo della fantasia, certo, ma col rigore tipico di Spallanzani”, oppure “Inevitabile che prima o poi ne facciano un film”.

All’improvviso senti un crac e realizzi che sei chiuso da mezz’ora nell’unico bagno di un locale R’n’B. Di fronte ai tuoi occhi terrorizzati, la porta si sfascia ed entrano quattro energumeni con la catena al collo, che ti afferrano per le braccia e ti trascinano fuori, spalancano la porta con su scritto “Fuori servizio”, ti scaraventano dentro e tu precipiti con un urlo disumano in un abisso profondo migliaia e migliaia di chilometri.

SKIANT!

Vedi, leggere fa male. Forza, riprova partendo dal 15.

Una risposta a Il modello Da Vinci

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