Il segno di una resa invincibile

Volendo tornare all’infanzia abbiamo comprato un sacchetto di bilie. Non è stato facile perché i negozi di giocattoli non le vendono più, sono una cosa troppo povera, e poi sono anche pericolose perché i bambini tendono a inghiottirle. Comunque alla fine le abbiamo trovate, anche se non sono veramente belle come quelle di una volta, e sparsele sul tavolo hanno assunto questa forma spontagnamente.

Anni fa comprammo il giuoco delle perle di vetro di Hesse ma non l’abbiamo mai letto. Forse ci bloccò l’introduzione, ricordiamo vagamente un discorso lungo, spappolato, pieno di parole inutilmente forestiere, oppure forse il nome stesso dell’autore, che per qualche ragione associamo sempre a quello di un pastore tedesco. Hesse, vieni qua! Spiz, SPIZZ!!! Oppure è stato solo il caso. Del resto che abbiamo mai letto di Hesse? Probabilmente Siddhartha, di cui ricordiamo pochissimo, quasi solo che le h vengono sempre prima delle a (come avviene con la u di Cthulhu). Certo scrivere di cose che non si conoscono è volgare e comune e poi ci sono già persone pagate per farlo ma noi ci ripromettiamo sempre di riprendere il giuoco, casomai lo trovassimo nel disordine insuperabile dei nostri squallidi scaffali ikea, sono anni che cerchiamo di riordinare ma i libri o si leggono o si ordinano, oppure meglio ancora nessuna delle due. Il nostro sonio sarebbero scaffali ordinati, coi libri disposti per lettera ma qui subito sorge il problema: per titolo o per autore? E come separare libri che sentiamo affini solo perché l’alfabeto li tiene lontani? E comunque non c’è spazio per metterli tutti e quindi cosa dovremmo lasciare fuori? Lasciare dove? E poi una volta ordinati a che servirebbe, visto che già non c’è speranza di rileggerli tutti e anzi nemmeno una parte? Tutta questa sistemazione a che pro? La banale verità è che accumulare in una vita più di un centinaio di libri è perfettamente inutile, anzi è segno di rammollimento cerebrale, ma questo lo diciamo da tanti anni e anche se siamo quasi riusciti a non comprarne più non riusciamo a buttare quelli in eccesso e siamo sempre daccapo, adesso se volessimo trovare il giuoco delle perle dovremmo ripassare tutti gli scaffali e tutti i ripostigli e gli scatoloni sparsi e perciò faremmo prima a ricomprarlo, ma avendolo già ci parrebbe assurdo e così anche per le altre cose, tutto ciò che non hai mai davvero compreso toglie spazio anche a se stesso, tutta la musica, l’arte, la conoscenza che hai frequentato da dilettante non sarà mai tua, proprio perché l’hai già frequentata e messa da parte in vista di quella sistemazione complessiva che non accadrà mai.

(da qui)

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