Oggi vi siete ricordati di disprezzare i compagni?

A furia di sbattere il grugno contro la realtà Candido si accorge che l’unica cosa da fare è chiudersi nell’orto a coltivarlo. Il Candido di oggi, il compagno Candido, invece resta convinto che un altro migliore dei mondi è possibile.

Nato in una famiglia borghese, cresciuto in una scuola ambigua e permissiva, svezzato in un’università di impianto prettamente camorristico, a sua volta borghesemente installato in uno dei tanti cubicoli dell’apparato statale, il compagno Candido non ignora le brutture e le malizie del mondo, di cui anzi è buona parte, ma l’orto-giardino lo fa coltivare al marocco e nei vasi di plastica infila tante piantine forestiere, ironicamente tradendo la vocazione alla chiusura dell’agello. E mentre ordina la spesa all’Esselunga per poter dare la mancia al rider e lenire così le ingiustizie sociali programma già di combattere un altro po’ il razzismo andandosene in vacanza all’Eldorado, che sotto la pioggia di disdette ora offre il volo di andata e ritorno a quindici euro.

Di tutto ciò il compagno Candido forse è consapevole, ma il banale trucchetto del sarcasmo appreso dalle sit-com degli anni ’80 gli permette di ridere delle sue contraddizioni e di trovarle persino interessanti. Lui gioca a giocare a fare il cinico ma in fondo si crede ancora un puro, Candido appunto, che per legittima difesa gioca a giocare a giocare di essere quello che non è, in una vertigine di travestimenti: eccolo assumere tutti i ruoli immaginabili, dalla donna abusata al profugo, dal miliardario benefattore al bieco sfruttatore vittima a sua volta del capitalismo, in quella specie di teatro di marionette che nel suo cervello si permette di chiamare “compassione”, e nemmeno, perché è una parola pretesca, condiscendente.

(da qui)

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