Mille anni di impotente protesta

In generale, il fatto è che la realtà somiglia sempre di più a quelle satire didascaliche degli anni ’70 in cui, sull’esempio di Pinocchio e del suo giudice gorilla, ad ogni categoria venivano semplicemente affibbiate le caratteristiche opposte a quelle proverbiali: così il giornalista era un illetterato, il poeta smemorato, il chirurgo cieco, lo sbirro ladro, il prete puttaniere e il grande attore maledettamente bofonchiava, e tutti applaudivano lo stesso.

Il vecchissimo arnese del mondo rovesciato: che si mostrava già a margine dei testi di mille anni fa come protesta tollerata e quindi FALLITA.
Che cosa potevano produrre mille anni di protesta impotente se non la totale corruzione? Non faceva neanche più ridere, anzi era la consolante conferma che le persone decenti, se sfortunatamente capitasse di incontrarne, costitutivano solo un’eccezione.

È vero che in contemporanea la televisione continuava a diffondere storie esemplari, personaggi virtuosi, messaggi di speranza, ma il già avvenuto rovesciamento implicava la ricezione di queste storie come puramente fantastiche. E infatti in Italia storie fantastiche nel senso tradizionale del termine non se ne producevano affatto, perché quelle dei personaggi esemplari bastavano ampiamente a soddisfare il bisogno di evasione dal mondo. Che bisogno c’era di favole con gli elfi e i draghi quando potevi vedere ogni momento il medico eroe e il poliziotto umano ma incorruttibile?

L’inesistente fantascienza italiana era tutta lì, sta ancora tutta lì, nelle serie televisive palesemente ambientate in un’Italia parallela, con un linguaggio parallelo (nessuno parla come parlano nei film italiani). Eppure la realtà mostruosa, rappresentata abbastanza fedelmente nelle presunte satire (anche se mai fino al vero e completo orrore), continuava a essere chiamata satira: gli spettatori continuavano a guardare il mondo a testa in giù che era evidentemente il loro mondo ma si sforzavano di riderne. Si sforzavano, ma ci riuscivano sempre di meno, finché quelle satire sono state abbandonate perché “non fanno più ridere”. E quindi si è tornati a una comicità prettamente fisica, di gente che sbatte e cade, una specie di paperissima senza fine, senza tregua.

(da qui)

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