Contro la divulgazione (ancora)

(riassunto: il problema vero non sono gli ignoranti che parlano di qualsiasi cosa, ma gli esperti poveri che parlano di qualsiasi cosa).

Forse l’abbiamo già detto (ormai diciamo sempre le stesse cose, anche che l’abbiamo già detto), ma una delle tragedie di quest’epoca è il dilagare della divulgazione. Una volta quelli che non riuscivano a farsi raccomandare nell’università ripiegavano sull’insegnamento, ma poi quel canale si è inevitabilmente ristretto e tutti gli scienziati disoccupati sono stati costretti a fare i concorsi da spazzini o a riciclarsi come giornalisti economici e scientifici, costretti a competere in un settore che a sua volta si restringe perché si vendono meno giornali e riviste e comunque nessuno vuole pagare per informazioni o commenti. Milioni di giornalisti e divulgatori senza una lira vuol dire per forza un bombardamento di informazioni sempre più colorite e di dubbia imparzialità, perché il bisogno è padre della puttaneria, mentre madre è la visibilità (altra forma del bisogno).

Il fatto è che con diecimila virologi a parlare, anche se fossero tutti di una serietà impeccabile (e non lo sono) ci sarebbe una tale varietà di posizioni che il popolo, nella sua limitata capacità, non potrebbe concludere altro che “non si capisce niente, nemmeno gli scienziati hanno le idee chiare!”. Idem per gli economisti, idem per i fisici etc. Il gran numero di esperti poveri (la categoria più disprezzata in assoluto dal popolo) scredita qualsiasi “scienza”, intesa non tanto come attività astratta (nessuno con un minimo di intelligenza la intende così) ma come organizzazione reale, concreta, fatta di risorse, ruoli, inevitabili e inesorabili piccole camorre. L’eccesso di divulgazione in pratica distrugge la reale conoscenza, fenomeno che del resto si è già verificato in passato ogni volta che c’è stato un allargamento eccessivo della categoria degli esperti, non assorbibile dal mercato.

E che l’esperto povero sia sempre stato una iattura è testimoniato dagli statuti delle corporazioni, incluse quelle tecniche e scientifiche, che da sempre per mantenere alta la reputazione cercavano di scoraggiare chiunque non potesse mostrare almeno un po’ di decoro. Il problema vero è che alcuni di questi esperti poveri non sono più fessi di quelli riconosciuti, pagati, ammirati e invitati a che tempo che fa, e quindi non smetteranno mai di dimenarsi perché quella che patiscono è effettivamente un’ingiustizia: ingiustizia però che è nella natura delle cose e non può essere invertita senza cambiare quella natura: da cui l’inclinazione di questi diseredati per la politica, che tinge ancora di più le loro osservazioni e li trasforma, più o meno consapevolmente, in rappresentanti della categoria oggi più diffusa, ossia i pagliacci & ciarlatani.

Notate che diciamo “invertire le cose” perché ovviamente non c’è nessun modo di far diventare gli esperti poveri agiati senza togliere agli esperti agiati: non c’è nessun modo sulla faccia della terra se non scoprire come si cava sole dall’acqua: perciò diciamo a tutti gli amici bercianti senza stipendio: mettetevi a studiare la fusione termonucleare. E’ l’unico modo.

P.S. Se non capite bene bene quel che abbiamo scritto per favore non ci chiedete spiegazioni. Per rispondere evidentemente dovremmo adottare misure divulgative, e andrebbe contro i nostri principi.

Da qui.

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