Un piccolo qualcosa per noi persone taussiche

Migliaia di pagine attribuiscono questa frase a Freud. Anche senza fare ricerche, la minima confidenza che abbiamo con la sua prosa ci porta già a dubitare fortissimamente che sia di Sigmondo. Va detto che per la massa ignorante le persone “nocive” sono quelle che nel mondo dello spettacolo vengono chiamate “persone negative”, o “che portano negatività”, termine sostanzialmente scaramantico che includeva le persone sfortunate, in quanto ree per contagio di portare sfortuna, e i poco entusiasti, o “gufi”. Attraverso un secondo rapido bagno nella psicologia d’accatto delle riviste, “negativo” diventa “nocivo” o “tossico” e sulla base del temutissimo “gufo”, coniugato con l’ “invidioso”, costruisce la più ampia categoria di tutti quelli che non la pensano come te, che non sono entusiasti delle scemenze che fai o dici e che a tuo vedere si approfittano di te, cioè praticamente tutti tranne tua madre, dato che la persona ignorante si sente sempre sfruttata e incompresa, come il ladro si sente sempre derubato. L’attribuzione a Freud dipende dal classico procedimento già visto tante volte, per cui l’intellettuale volgarizzato diventa fonte e conferma di qualsiasi banalità e infamia correnti. Una divulgazione tanto benintenzionata quanto criminale ha cercato di innalzare il popolo al livello dell’intellettuale e ovviamente ha ottenuto l’effetto opposto, abbassandolo fino all’opinionista da bar. Tutto già visto, tutto ovvio, ma in forte crescita.

P.S. Notare che le persone ignoranti hanno un sacro terrore dei sentimenti “cattivi”. L’ignorante si ripete ogni giorno che lui non è capace di odio o cattiveria e tantomeno di rabbia. Ciò deriva non solo dal fatto che l’ignorante è sempre convinto di essere una persona buona, generosa e sfruttata, ma si lega al concetto di “energie”, che nella vita dell’ignorante è fondamentale. Odio e rabbia sono cose nere e quindi ospitarle significa esserne contaminati. Inoltre nella vaga e ipocrita religiosità dell’ignorante sono anche un peccato o comunque rischiano di attirare la punizione delle potenze. In lui persiste l’idea consolatoria che qualcosa punisce il male e il male ha una specie di sua oggettività, cioè di indipendenza dall’oggetto. In questo senso, l’odio è sempre negativo, anche se diretto nei confronti di chi lo meriterebbe.

Naturalmente ciò non implica che l’ignorante rinunci a fare del male al prossimo: è esattamente il contrario, visto che può farlo illudendosi di non albergare sentimenti negativi e quindi senza nemmeno sentire alcuna colpa. La sua grande per quanto inconscia preoccupazione è trovare un modo per camuffare il suo cieco egoismo da difesa, e non ammettendo mai con se stesso che prova sentimenti distruttivi nei confronti del prossimo ovviamente è anche incapace di analizzarli e reprimerli.
Contribuiscono i supplementi di psicologia dei giornali, che da cinquant’anni incoraggiano l’egoismo spacciandolo per autostima e cura di se.

Visto come vanno le cose, può sembrare del tutto assurdo che serva una difesa di ufficio dell’egoismo, o che ci siano casi di altruismo suicida, ma la psicologia da rivista predica proprio questo: che spesso si è infelici perché troppo buoni, troppo preoccupati per gli altri, sempre a sacrificarsi in base a qualche contorto senso di colpa instillato da una cultura retrograda. Questa teoria, che oggi non è meno controfattuale di quella della terra piatta, ha avuto immenso successo tra le donne, la cui posizione subalterna veniva spiegata come una sorta di ipnosi: la società maschile succhiava loro le forze caricandole di sensi di colpa e approfittando del loro istinto ad accudire. Ovviamente in tutto questo c’era anche una piccola parte di verità, nel senso che uomini e donne erano “funzionalizzati” alle esigenze della famiglia e del clan, ma non si faceva mai notare che un aumento della loro libertà, e quindi del loro egoismo, avrebbe anche danneggiato e forse distrutto quelle strutture sociali. La grande menzogna, che perdura, era che ci si potesse liberare dai nodi lasciando la società pressoché invariata, anzi migliorando proprio quegli aspetti che erano fondati su quei nodi.

Ovviamente è falso: maggiore indipendenza e libertà di movimento significano legami più labili, che vanno continuamente razionalizzati perché l’unico motivo della loro esistenza diventa l’utilità. Da questo film e cartoni che ci ricordano ogni momento il valore della famiglia senza un richiamo a qualcosa che possa definirsi “valore”, cioè una scelta indipendente dalla convenienza: la famiglia aumenta il benessere, purché sia una famiglia senza vecchi e ridicoli obblighi. Anche l’amicizia contribuisce al mantenimento del peso forma, purché sia un’amicizia tra pari, equilibrata e conveniente. E i sentimenti negativi ovviamente fanno male alla salute, quindi bisogna allontanare le fonti di possibile turbamento come la vista dell’infelicità o della sfortuna, nonché qualsiasi accenno alla possibilità che tu non sia poi esattamente una bella persona. Del resto anche il Budda scappò alla vista del lebbroso, e la massima aspirazione dell’ignorante è essere questa versione del budda.

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