Ballando nudi nel campo della merda

I compagni, si sa, hanno sempre ragione, e l’hanno sempre avuta. Avevano previsto tutto, hanno combattuto coraggiosamente per stornare la catastrofe, ma hanno perso: lo sfruttamento e l’ingiustizia aumentano e distruggono il mondo. Questo si ripetono con voce dolente ma non priva di un certo compiacimento: in fondo avevano ragione loro. E come ti sbagli.

Ciò che colpisce è la loro tendenza (molto facile a spiegarsi psicologicamente) a dimenticare il compagno più preveggente in assoluto, il nostro vecchio amico Carletto Marx, che nello stilare le linee dell’inarrestabile sviluppo storico aveva pur avvisato: il sistema si espanderà divorando ogni risorsa disponibile e poi crollerà e ci sarà una guerra, e solo dopo ci sarà il mondo nuovo.

Ora, questi compagni che si battono il petto autoassolvendosi credevano forse che questa storia non riguardasse anche loro? Pensavano che Carletto si sbagliasse? Che al mondo nuovo si potesse arrivare senza attraversare fuoco e sangue? Che il crollo li avrebbe risparmiati? E perché proprio loro?
No, i compagni hanno sempre ragione e più di tutti ce l’ha lui, il barbetta: solo che i suoi non ci volevano credere davvero.

Si noti: alla fine tutto il grottesco e maniacale scontro sul linguaggio non è altro che lo spostamento tattico della battaglia su un piano immateriale. Dapprincipio i compagni avevano giustamente osservato che la guerra finale si prepara e si combatte non solo per strada, ma anche nelle menti. In seguito, trovando piuttosto scomoda e difficile la battaglia per strada, ed avendo ormai uno stipendio o una pensione, hanno deciso di continuare la lotta solo sul piano comunicativo. Un campo di battaglia più agevole, più civile, in cui volendo ci si può anche divertire. Tutte le energie sono state dirottate in questo settore, e con notevole successo, persino troppo, al punto che il nemico stretto in un angolo ha cominciato a reagire in maniera disperata e scomposta.

Nella realtà cambiava ben poco, il mondo continuava a trasformarsi secondo le regole enunciate da Carletto, però nel piano etereo la battaglia era quasi vinta, quindi bisognava ricominciarla con rinnovato furore, altrimenti qualcuno avrebbe potuto pensare che non serviva a niente. Si trattava ora di passare dalla battaglia sulle idee a quella sulle parole, e di allargare il campo dei nemici: non bastava più attaccare politici e sedicenti intellettuali fascisti, no: bisognava attaccare proprio il popolo.

Questo però si rivelò un campo un po’ meno agevole: è difficile colpire qualcuno che non è del tutto nel piano etereo. Il popolo è poco sensibile alle argomentazioni e alla analisi: il che, a ben vedere, per i compagni era un vantaggio, perché (di nuovo) vincere la battaglia avrebbe risollevato il problema della realtà. Conquistato il campo immaginario, sarebbe sempre rimasto il problema di dover affrontare lo sporco e fastidioso mondo materiale. Perciò la battaglia furiosa e interminabile restava l’unico sistema per continuare a progredire, progredire e progredire sempre verso quella vittoria che non doveva, e a guardar bene le premesse materiali non poteva, venire mai.

Nel ’95 Eco fece un discorso sul “fascismo eterno”, incluso nel ’97 in “Cinque scritti morali” (già all’epoca ogni parola di Eco veniva religiosamente stampata e venduta, anche più volte) e poi in seguito ristampato separatamente perché di grande momento, e perché conviene.

Ma, a parte queste considerazioni meschine, il bello del discorso di Eco è che già la premessa (l’individuazione di un generico spirito del fascismo che appesta tutte le epoche) implica la rinuncia a considerare le famose “condizioni materiali” e lo spostamento della “lotta” sul solo piano comunicativo. I 14 “segni” che per Eco denunciano l’agglutinarsi dello spirito fascista (il culto della tradizione, l’esaltazione del gesto, il popolo come entità unica etc) sembrano diventare tutti fenomeni puramente psicologici, che quindi vanno combattuti innanzitutto a chiacchiere. D’altronde, ripetiamo, una volta che hai deciso di metterla sul piano del “fascismo eterno”, o di qualsiasi altra cosa eterna, è chiaro che devi per forza trascurare le condizioni storiche. Il principale vantaggio che deriva dall’esistenza dello spirito del fascismo è che il compagno può combatterlo comodamente con armi altrettanto spirituali, senza dover nemmeno mai guardare il cadavere da cui si è levato quello spirito. La battaglia, come dicevamo, si sposta tutta sul piano delle discorse, dove il prof si sentiva giustamente forte, e lì resta, in quello che abbiamo già chiamato “il piano etereo”.

Ma sarebbe sbagliato sminuire il cricetesco e simpatico Umberto per un testo che anche lui, probabilmente, doveva considerare una cosa minore, buona al massimo per un paio di riciclaggi. Di sicuro la sua visione era più complessa e pragmatica, ma (appunto) lo spostamento della battaglia che lui stesso praticava è andato avanti, molto avanti, e probabilmente lo stesso Eco sarà ricordato più per questa nota fumosa che per le cose veramente solide, veramente belle che ha detto e ridetto nei suoi non pochi best seller.

P.S.
Quello che dovete capire è che il vostro linguaggio non sarà mai abbastanza corretto. Dopo ogni revisione dei termini ne comincerà un’altra, perché lo scopo vero non è evitare i conflitti, ma tenere acceso il conflitto sul solo piano del linguaggio. Quel che pensate e dite dev’essere continuamente esaminato con una suscettibilità sempre crescente. Anche le allusioni o i lapsus andranno corretti, e attenzione, il punto fondamentale è che NON IMPORTA A NESSUNO COSA PENSATE. Non è quello il problema. L’essenziale è che la battaglia continui, quindi a un certo punto il fronte si rovescerà e senza nemmeno accorgervene finirete nella lista degli arretrati perché non usate le nuove parole, che saranno semplicemente le vecchie ormai dimenticate. Certo ci vorranno decenni, se campiamo ancora, ma accadrà, perché questa GUERRA È PACE, in quanto evita che si guardi la realtà. Il giorno in cui dovessimo smettere per quindici minuti di fare polemiche che ci resterebbe? Guardarci intorno, vedere che stiamo affondando e condannando non solo la gente lontana e invisibile ma anche i nostri cari? Bisogna assolutamente distrarsi e per distrarsi una polemica di civiltà vale almeno quanto un ballo. Se non volete fare polemiche almeno ballate.

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2 risposte a Ballando nudi nel campo della merda

  1. Riccardo ha detto:

    Non so se può dire, visto l’aura di santità che circonda l’autore, ma la tesi di Eco a me sembra una vaccata.

  2. Pingback: Come diventare fascisti | Fondazione Elia Spallanzani

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