Il quinto modello drammatico

Disse Aristotele che il personaggio drammatico può appartenere a 4 categorie: quello che sa e agisce, quello che sa e non agisce, quello che non sa e agisce, quello che non sa e non agisce. Venticinque secoli non hanno aggiunto molto alla classificazione, ma è emersa una quinta categoria: colui che sa e non sa spiegare.

L’altra sera hanno rifatto “Sindrome Cinese”, un film del 1979 con Jane Fonda e Jack Lemmon. Lemmon fa il tecnico in una centrale nucleare in cui si verifica un incidente, Jane Fonda fa la giornalista di costume perché è una bella donna ma vorrebbe fare il giornalismo serio. Lei e il suo cameraman intuiscono che l’incidente è stato più grave di quello che la compagnia che gestisce la centrale vuol far credere. Lemmon, dal canto suo, difende a spada tratta la sicurezza della centrale però comincia ad avere dei dubbi e indaga per i fatti suoi, scoprendo che le saldature di una pompa non sono state tutte verificate come dovevano. Temendo che se la centrale riparte la pompa possa spaccarsi e la perdita d’acqua scoprire il nucleo radioattivo, Lemmon si barrica nella sala di controllo della centrale e pretende di parlare alla televisione: lo intervista ovviamente Jane Fonda e qui c’è il punto fondamentale, il punto VERAMENDE IMPORTANTE del film: perché, pur essendo riuscito a piegare la compagnia e a comparire sui grandi media, l’agitatissimo Jack Lemmon non riesce a spiegarsi.

Parte da lontano, raccontando la dinamica del primo incidente e usando vari termini “tecnici”, tipo valvola o relè, parole insomma che il POPPOLO non è in grado di capire. Giornalista e operatore lo guardano disperati perché SANNO che la gente non è in grado di capire, o comunque non fa il minimo sforzo per capire. Il problema deve essere esposto in maniera più elementare ma Lemmon diventa ancora più agitato e comincia a balbettare e a imbrogliarsi e a questo punto le forze di sicurezza fanno irruzione nella sala e gli sparano: l’uomo cade a terra mentre gli allarmi della centrale risuonano e la famosa pompa perde pezzi e tutti si cacano addosso al pensiero che il nucleo radioattivo resti scoperto e avvampi furiosamente sciogliendo la struttura che lo contiene e affondando nel terreno fino a raggiungere l’altro capo del pianeta (la sindrome cinese), ma poi l’allarme si ferma, e la centrale si spegne. Il disastro è stato evitato per puro caso.

Fuori dalla centrale aspettano polizia e televisioni. La versione della compagnia è semplice: un pazzo ubriaco ha fatto irruzione nella sala di controllo e ha provocato dei danni alla centrale. Detta così, persino il popolo è capace di capire. Allora Jane Fonda tira fuori le palle e si fa strada fino al gruppo dei tecnici e chiede a uno di loro è vero? E’ vero che non c’è mai stato nessun pericolo per la popolazione?
Il tizio, che era amico di Lemmon, riesce ad esalare un “no”. Non è vero. Jack non era pazzo. Questa volta dovrà esserci un’inchiesta!

E così il film finisce bene: ma si noti che ANCHE QUESTA VOLTA il problema non viene spiegato. Il pubblico sarà colpito dalla veemenza con cui vengono pronunciate quelle parole e noi spettatori siamo indotti a credere che la verità trionferà perché il messaggio finale è arrivato chiaro e forte: la compagnia mente, dovrà esserci un’inchiesta. E noi supponiamo che questa frase funzionerà perché E’ SEMPLICE. Più semplice di così si muore. Ma il dramma di Lemmon rimane: come spiegare una cosa complicata a questa gente? L’energia atomica è una cosa complicata, i bisogni che soddisfa e i problemi che crea sono complicati, la struttura che la produce (tecnica, burocratica, legislativa) è enormemente complicata e io DEVO SPIEGARE a questa gente in pochi secondi qualcosa che non è del tutto chiaro neanche a me.

Il film in realtà non tratta del pericolo nucleare ma del più generale fallimento della comunicazione. Le stesse audizioni federali sul rilascio delle concessioni per le centrali atomiche vengono mostrate come battaglie puramente retoriche, dove una parte butta avanti il rischio per i bambini (i bambini! nessuno pensa ai bambini!) e l’altra la comodità di usare il micro onde. Ogni volta che Lemmon parla della centrale si trova di fronte gente che vuole semplificare il suo messaggio e trasformarlo in “la centrale è bene” o “la centrale è male” e lui combatte contro questa semplificazione e combatterà fino alla fine, perdendo.

Pur di non semplificare, muore: e questo è uno dei pochissimi modelli davvero tragici che la nostra epoca è stata in grado (in buona parte senza accorgersene) di creare.

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