Cinque sermoni sul culto dei posteri

I. Il fatto che “onora il padre e la madre” venga prima di “non uccidere” dovrebbe rendere superfluo un discorso sull’antica scala dei valori delle società.
Del resto per millenni gli uomini si sono sentiti in colpa verso i loro genitori ed antenati, trasformandoli in divinità da temere e blandire: poi a un certo punto si sono accorti che è più comodo sentirsi in colpa verso i propri discendenti.

Perché gli ascendenti, a ben vedere, sono sempre con noi: sia da vivi che da morti, è impossibile fare come se non esistessero. I discendenti invece sono quasi puramente teorici: basta non farli, e comunque anche se vengono ciò accade sempre dopo che abbiamo condotto una parte di vita senza di loro. Inoltre di solito noi ce ne andiamo prima di loro, e questo ci dispensa dallo spettacolo della loro decadenza.

Quindi è chiaro che è molto più semplice divinizzare loro, tanto il tutto si riduce a ben poco, e sentirci in colpa nei loro confronti, tanto non durerà a lungo. Perciò è così facile per gli uomini battersi il petto e mormorare “mio dio che mondo lascerò ai posteri” mentre sgomma da solo sul suo Suv per andare a comprare un televisore nuovo: è facilissimo perché in fondo lui, da quello squallido grumo di materia che è, all’esistenza dei posteri in realtà non ci crede, nemmeno quando li ha davanti. Come si spiegherebbe altrimenti la scioltezza con cui gli prepara una coppa di veleno? È chiaro che per lui sono simili a miraggi.

Molto più efficace sarebbe il terrore dei morti, dei fantasmi: dio mio, che cosa ho fatto del mondo che mi hanno lasciato? Perché i morti saranno con noi per sempre, per tutto il sempre che ci possiamo permettere, per il futuro e anche il passato: sono pacificamente lì, nella terra, dove li abbiamo messi noi stessi, se non con le mani almeno con gli occhi: li abbiamo visti discendere e quindi sono lì, sono reali, e le loro case dureranno a lungo: abbiamo pagato per il marmo e il piombo proprio perché rimanessero, e infatti loro rimangono e di notte ci tormentano, ci accusano, e ci rinfacciano ogni nostra patetica vanità, ogni tradimento: che cosa avete fatto del dono? Che cosa avete fatto?

Per il bene dell’umanità, bisogna divinizzare i morti, non chi verrà: solo i morti esistono davvero e insegnano, ammoniscono, e amano: e ci amano di amore umano proprio perché non hanno fatto di noi i loro dei.

II. Il passaggio dalla divinizzazione degli antenati a quella dei posteri è iniziato da alcuni secoli e in un mondo normale sarebbe inutile parlarne, tanto è evidente, ma stando le cose come stanno bisogna pur dire che il vecchio, oggi, è un bel vecchio finché resta giovane. Il vecchio-vecchio, quello che rappresenta effettivamente la sua età, può avere l’unica virtù di rendersi conto che ormai è un peso per se e per gli altri. Casomai non ci arrivasse da solo, la società glielo fa capire rapidamente: come per gli animali, ci si aspetta e ci si augura che il vecchio umano resti efficiente e autonomo fin quasi alla fine, e che l’ultima fase sia la più breve possibile, innanzitutto nel suo interesse. La sua sofferenza è pura sofferenza, non ha altro significato o valore: la sua cura è umiliante innanzitutto per lui, che se ne accorga o meno. E’ importante però che si accorga che è la sua stessa “dignità” a imporgli un rapido trapasso, e meglio ancora sarebbe se apprendesse dagli animali anche un’altra regola di buona convivenza, e cioè andarsi a nascondere per morire. Il che, nel mondo animale, si giustifica col timore che mostrare debolezza induca le altre bestie e farci a pezzi: motivo che, come si vede, resta perfettamente valido anche per gli umani.

III. L’aumento della passione per gli animali obesi è rapido solo quanto l’aumento del disprezzo per gli uomini obesi. Ogni giorno milioni di donne pubblicano foto dei loro gatti obesi, cani obesi, persino procioni obesi, e sono felici e fiere di coccolare i loro pupazzi di carne obesi, mentre si guardano bene dal pubblicare le foto dei loro mariti / fidanzati / compagni obesi, che nascondono anche ai familiari (come se non si vedesse comunque che stanno con degli obesi: ma nelle foto è peggio).
Perché l’obesità, nelle bestie come negli uomini, porta con sé qualcosa di infantile, e le donne amano le cose infantili su cui possono esercitare pieno dominio, mentre odiano gli uomini infantili: che uomini sarebbero?
Ma loro, questi benedetti uomini, avvertono indistintamente che è in corso una divinizzazione degli infanti e allora cercano di assomigliare a bambini per essere venerati, ed è per questo che strafogano come dei mostri, non per colpa delle pubblicità subliminali. L’influenza delle pubblicità subliminali è largamente esagerata: qui si tratta più di una religione subliminale, da cui loro però sono esclusi.

IV. Anche ATPSD, prima di precipitare urlando nel suo triste vortice di incomprensibile odio anticompagnesco, aveva forse intuito che la religione dei bambini stava prendendo il sopravvento. Ringiovanendo le foto dei personaggi politici, si era accorto che la gente è disposta a seguire ciecamente una Laura Boldrini dodicenne, o una Giorgia Meloni coi tratti di un manga. Lui pensava, magari, che ciò avesse a che fare con una sorta di pedofilia strisciante, e che sotto ci fosse quindi qualcosa di sessuale: ma in realtà la venerazione per i bambini viene prima, ed è molto più diffusa: non è una questione di sesso ma di potenzialità.

Ed in effetti basta guardare questi personaggi pubblici per rendersi conto che anche senza manipolazioni grafiche tendono già all’infanzia. Salvini, con quel suo faccione, coi suoi vezzi, i suoi capricci, con l’esibizione continua del divorare, con le sue felpe da orsacchiotto: e Giorgia Meloni, con la testa rotonda, gli occhi rotondi, i piedini puntati. Loro non sono soltanto anagraficamente più giovani di altri leader, ma tendono anche a mostrarsi ancora più giovani, a parlare come dei rappresentanti di classe delle superiori, e mirano a un’età ancora inferiore, un po’ come Greta, che ha sedici anni e ne dimostra dodici e per questo è ancora più credibile, più adorabile.

A sinistra, bisogna dire, le cose sono un po’ diverse. Zingaretti, dai tratti palesemente bambineschi, è stato sostituito da uno che pare un vecchio. In ritardo sui tempi come sempre, i compagni sono infantili solo nel comportamento, non nell’aspetto, con la lodevole eccezione di Debora Serracchiani, che col tempo somiglia sempre di più a una pupattola di porcellana, e che quindi potrebbe diventare il primo leader bambina della sinistra.

V. Anche il cristianesimo ha sfiorato il culto dei posteri. A un certo punto è arrivato il figlio di dio, il dio bambino, ed ha anche cominciato a fare le scostumatezze: scappa dai genitori, risponde male alla madonna (durante le nozze etc), scansa il lavoro del padre, induce a violare i più sacri doveri (quando dice al discepolo che vuole attardarsi a seppellire il padre “lascia che i morti seppelliscano i morti”), predica che non si può mettere vino nuovo in otri vecchi, dà per scontato che il mondo sta finendo, che finirà ora, e tutti lo vedrete. Si potrebbe sostenere fondatamente che in confronto a Grisdo James Dean è Rocco Buttiglione: epperò, sebbene la sua sia nettissimamente una religione del figlio, Giesucrisdo è contemporaneamente anche il padre, e pure la madre (la spirita). Questa incomprensibile sovrapposizione era il nucleo contraddittorio e quindi inesauribile da cui sarebbe venuto fuori tutto il movimento di rivoluzione e riflusso che ha caratterizzato il cristianesimo: Giesucristo figlio viene continuamente dimenticato o travisato e continuamente ritrovato, qualcuno prima o poi predica sempre che bisogna TORNARE A GRISDO e questo riflusso in realtà è cambiamento, questa tradizione è rivoluzione, questa pazzia è flessibile come un pallottola che ti spari in testa, come quella si sparò lui, che lo colpisce e non lo colpisce. Poiché tutti galleggiamo nel sangue di Gristo: su e giù, per tutta l’eternità.

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