L’arte di non ottenere risposta

La Fondazione continua imperterrita a seguire discussioni su cose che ignora, ad esempio l’assembly di vecchi computer. I partecipanti si scambiano brandelli di codice che agli ignoranti come noi sembrano lineare b, o peggio ancora lunghe sequenze di mosse di scacchi (a7-b5, d3-d2? b5-d6!!), quelle che ti danno l’impressione di capire mentre invece non hai capito un cazzo perché non hai presente lo stato del gioco. Eppure queste conversazioni mostrano alcuni elementi intellegibili che sono comuni a tutte le discussioni, su qualsiasi argomento e in qualsiasi ambiente, e il più evidente è questo: quando il più competente e abile di un gruppo chiede agli altri membri di suggerirgli qualcosa per risolvere un problema che lui ha precisamente e faticosamente descritto in modo da evitare confusioni, le risposte saranno SEMPRE:

  • perché vuoi fare ciò?
  • problema, non “prolema”.
  • ecco il mio metodo per risolvere un problema diverso dal tuo.
  • ci ho pensato a lungo e poi ho avuto il colpo di genio! (segue metodo risolutivo di un problema diverso).
  • dovresti leggere il libro che ho scritto quindici anni fa sull’argomento (non ricorda cosa ha scritto ma era illuminante).
  • in realtà il problema che poni non esiste.
  • il problema esiste ma non ha soluzione (seguono 15 pagine di dimostrazione su un problema palesemente diverso).
  • non sarebbe meglio se usassi il tuo talento per cose veramente belle, veramente importanti, tipo (segue descrizione del suo problema)?
  • risposta a una delle precedenti, per far deragliare completamente la discussione.

Quindi siccome in qualsiasi gruppo di discussione, su qualsiasi argomento, la domanda fatta dal più autorevole provoca sempre e soltanto un numero di risposte stupide proporzionale alla voglia dei membri di compiacere / imitare / sviare / denigrare / competere con chi fa la domanda, allora per lui l’unico modo di ricevere aiuto è mettere la domanda in bocca a qualcuno insignificante. È vero che in questo modo ci saranno meno risposte, ma visto il tenore di quelle consuete è meglio così. La possibilità che qualcuno risponda davvero alla domanda invece di pensare a tutt’altro è ugualmente minuscola, sia in un caso che nell’altro, però nel secondo la risposta utile, se mai uscisse, almeno non sarebbe coperta dal rumore.

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