Prossimo spot: uno stivale che calpesta un viso umano per sempre

Avete visto la nuova pubblicità di Amazon? Non contenta di contribuire alla sparizione degli intermediari, Amazon si spaccia anche per quella che crea lavoro. Noterete pure che i verissimi testimoni del miracolo sono 1) ex casalinga al suo primo lavoro, 2) giovane immigrato, 3) donna sessantenne orbata del compagno. Manca (et pour cause) l’odioso italiano tra i 20 e i 50 anni, che non ha ragioni pratiche o psichiatriche per partecipare al tripudio del “ce la puoi sempre fare!”, del “boia chi molla” americano. Del resto è logico che Amazon cerchi i suoi automi tra i lavoratori più deboli, meno formati, più bisognosi, e che presenti questa vecchia prassi rapace come un’innovazione e un favore. La sfrontatezza di questi sciacalli va punita, già solo per questo Amazon va boicottata.

L’altra pubblicità di Amazon, quella dell’ “oh che buon prezzo”, forse è ancora più ripugnante di quella con le testimonianze dei miracolati. Stavolta Amazon mostra delle persone che invece di badare a chi gli sta intorno (la vicina, la moglie, il figlio in fasce) controllano i prezzi sul cellulare ed esultano per l’affare. Non chiediamoci per quale inutile cineseria stanno salivando, non indaghiamo la loro indotta dipendenza dalle paccottiglie: notiamo invece che un comportamento maleducato e patologico (guardare i prezzi mentre passeggi con qualcuno, mentre culli tuoi figlio) diventi orgogliosamente la bandiera del più grande vampiro monopolista al mondo.

Sembra impossibile che i pubblicitari di Amazon non si siano accorti che i loro spot rivelano come i “valori” dell’azienda siano lo spietato sfruttamento dei deboli e l’induzione di dipendenze patologiche.
Qualche pseudo intellettuale potrebbe riprendere la già vecchia teoria per cui questa è una “pubblicità ironica”, dove il messaggio superficiale è diretto al popolo-bestia mentre quello sottostante agli istruiti, che traggono diletto dalla convinzione di capirlo e di esserne immuni (vedi ad es. quel che scrisse Wallace sulla pubblicità della Pepsi). Questa iperspiegazione in realtà serve solo (appunto) a compiacere i presunti istruiti e quindi è un furbesco tentativo di vampirizzare la pubblicità per fare pubblicità a se stessi. È molto più semplice pensare che il messaggio sia volutamente cinico e bestiale perché si sa benissimo che, anche una volta svelato per quel che è, continuerà ad avere effetto. Insomma queste pubblicità non sono un omaggio nascosto ai “progressisti riflessivi”, ma semplicemente la prova della loro totale irrilevanza. Dicono solo “puoi anche metterti a gridare che ci mostriamo orgogliosamente i vampiri che siamo, tanto non cambierà niente”.

P.S. Il fatto che Amazon sia passata da pubblicità del tipo “qui trovi quello che vuoi” (es. il pony) a “qui paghi meno”, indica chiaramente la strada. Anche il tipo di acquirente mostrato nella pubblicità è cambiato: prima era la giovane coppia alternativa, ora sono quasi tutti: anziani, sportivi, persone sole. Non solo la platea degli acquirenti si allarga ma la competizione tra i venditori diventa ancora più feroce di prima, mentre Amazon in qualità di gabelliere concorrenti non ne ha e quindi può investire in pubblicità destinata a migliorare la percezione del marchio, come ad esempio quella in cui assume le minoranze (e del resto chi ci andrebbe a lavorare se non persone in gravi difficoltà?). Quindi Amazon ha avvertito una certa ostilità nei suoi confronti, visto che di fatto per dimensioni è uno stato oligarchico che sfrutta l’arretratezza e la disarmonia delle legislazioni per drenare risorse in paesi compiacenti, e la sua reazione è spiegare che vuole il bene dei piccoli produttori locali e della gente umile che “vuole farcela”. Tutto rego, tutto già visto. Chi compra anche il detersivo su Amazon lo sa, e in fondo perché non dovrebbe approfittare? Anche lui usa la stessa tattica di Amazon, e ad esempio racconta ogni momento di quella volta che ha dato la mancia al fattorino: l’aneddoto è l’equivalente dello spot di Amazon, migliora l’immagine.

P.P.S. Non chiedetevi per chi suona il fattorino di Amazon: egli suona per voi.

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