Amore nel labirinto

Intorno al 1986 giocammo per la prima volta a Zork I, celeberrima avventura testuale come se ne facevano ancora una volta, ai tempi veramente colti, veramente belli. L’unico problema è che non sapevamo l’inglese, a scuola facevamo francese perché in Italia c’erano tanti insegnanti di francese e qualcosa bisognava pure che facessero, o almeno fingessero di fare.

Già all’epoca la scuola serviva solo a pagare gente inabile per tenere sotto controllo minorenni che altrimenti avrebbero intralciato il lavoro dei genitori, ma va detto che il nostro professore di francese, per qualche sua strana idiosincrasia, si rifiutava di leggere il giornale in classe e invece insegnava con accanimento e severità, il che tornava a suo onore ed era molto bello a vedersi ed è solo a lui che dobbiamo la nostra residua conoscenza di quella tutto sommato inutile brutta copia dell’italiano e futile lingua che è il francese, però non ci era di nessuna utilità con Zork. Si immagini la difficoltà di giocare un gioco di cui non solo si ignora la lingua, ma anche le regole: non sapevamo cosa fosse un’avventura testuale e ci mettemmo parecchio solo per capire che il computer si aspettava che scrivessimo qualcosa.

Però la seconda volta che provammo venne in nostro soccorso una ragazzina figlia di certi amici di famiglia che un po’ di inglese lo sapeva. La curiosissima coincidenza che a farci da occhi nel labirinto di Zork fosse una ragazza chiamata Arianna ci fece innamorare subito di lei, sebbene oggi non ricordiamo nemmeno la sua faccia. Cioè, ricordiamo perfettamente le sue ipotesi sul Grue e quel che all’improvviso e forse per la prima volta in vita nostra sentimmo per lei, ma non ricordiamo lei.

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