Contro il turismo, contro la vita

La protesta dei giovani contro i ricconi che rovinano l’ambiente include raramente una critica del turismo, benché sia un’attività voluttuaria e distruttiva di ambienti e comunità.

greta non risponde

Il fatto è che per loro il viaggio è rimasto quasi l’unico ideale, quindi c’è poco da sperare in qualche ripensamento. La scienza, altro idolo giovanile, annuncia tetra che il turismo produce molto più inquinamento di quanto di pensava, ma la risposta popolare è sempre “sì, però un altro tipo di viaggio è possibile”. Quest’altro tipo, il c.d. turismo eco compatibile, sembra consistere in ciò, che paesi dei tropici annunciano misure draconiane contro le emissioni, in modo da attirare milioni di turisti eco-consapevoli che arriveranno in Boeing.

A questo punto negli articoli dei siti alla moda è tradizione inserire un’immagine, per rinfrancare le menti dei lettori troppo stressate dalla cogitazione. Per non essere da meno forniamo uno schemone in cui potrete ritrovarvi facilmente, visto che con tutta probabilità siete anche voi fastidiosamente mobili. Perché le persone si spostano? E come possiamo classificarli, considerando le loro condizioni economiche?

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La prossima figura mostra come la propensione a viaggiare diminuisca con l’aumentare della ricchezza, fino a un punto critico in cui la tendenza si inverte e parte la ricerca di paradisi fiscali: viaggio che come tutti gli altri prosegue verso la depressione e la morte.
Lo schema chiarisce pure come mai esista una curiosa fraternità tra ricchi annoiati e poverissimi migranti, così come tra stolidi turisti e callidissimi evasori: le due coppie infatti si trovano più o meno alla stessa altezza.

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Incidentalmente, notiamo che le città d’arte italiane si lamentano del turismo di massa, quasi indistinguibile dell’immigrazione, ma non capiscono che per avere un turismo di gente ricca servono le agevolazioni fiscali. Non si esageri però, perché attirare gente troppo ricca implica assorbire parte della loro inevitabile depressione, come accadde alla Costa Azzurra di Fitzgerald.

Bisogna poi considerare che l’immigrazione abbassa il costo del lavoro, mentre il turismo alza il prezzo degli affitti, quindi i residenti o diventano poveri ed emigrano, o in quanto proprietari si arricchiscono e scappano nei paradisi fiscali, dove diventati ricchissimi cadono in preda alla depressione e commettono una sciocchezza. Una situazione catastrofica, che lascia i paesi poveri popolati da emigranti e turisti e i paesi ricchi infestati da evasori e suicidi.

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E la colpa di tutto di chi è? Del viaggio! Dell’atroce circolo del viaggio. Se fosse vietato viaggiare tutto ciò non accadrebbe! Svegliati e sciopera anche tu contro il viaggio! Il viaggio fa male al corpo e alla mente, non c’è niente di più volgare e più dannoso! Sveglia!

Il legame tra viaggio e morte è così evidente che in un paese normale non ci sarebbe bisogno di sottolinearlo. Dai modi di dire popolari (“l’ultimo viaggio”, “partire è un po’ morire”) alla tetraggine colta (Gadda, “I viaggi, la morte“), tutto indica che il turismo non ha niente di vitale e gioioso come dice la pubblicità, ma esprime semplicemente l’istinto di morte delle società occidentali. Del resto lo conferma anche la scienza. Basta considerare che nell’anno 1900 (primo anno delle rilevazioni) tra la popolazione europea si contavano circa 12 milioni di turisti, e che ad oggi non ne rimane vivo neanche uno. Ma il popolo bue non vuole aprire gli occhi.

Cerchiamo però di essere realisti: è davvero possibile fermare un business da migliaia di miliardi? Chiaramente no. E allora che si può fare? Quantomeno rendere la vita dura a questi orrendi turisti.

Non possiamo sperare che, come ai bei tempi, albergatori e bottegai li maltrattino e li rapinino, perché ormai si è diffuso questo timore irrazionale che facendo così non tornano, mentre purtroppo tornano sempre.
Allora tocca a noi, semplici cittadini, mostrare sempre sospetto e rancore verso i turisti, assillarli con richieste di elemosina, dargli indicazioni sbagliate nella speranza che si perdano, e periscano, magari. Negare sempre di conoscere la loro lingua, e se parlano italiano ridere della loro pronuncia. Mai fraternizzare col turista, persino se è una turista: se costretti a parlarci, fargli sempre notare quale danno fanno all’ambiente e alla società che invadono e rimproverargli la loro abissale ignoranza e presunzione, la loro intrinseca volgarità.

Infine, quando un amico vi racconta tutto soddisfatto che è stato due giorni a Praga, un’offertona, volo 39 euri, voi gli dovete dire solo “pezzente & assassino”.

P.S. La nostra tesi per cui il viaggio induce i ricchi al suicidio trova un’inquietante conferma: Death Overseas riporta i casi di morte di americani all’estero che non siano ricollegabili a cause naturali. Ebbene, per fare un esempio nel 2018 risultano 8 morti in Francia, di cui 3 per suicidio. In Spagna su 5 morti 4 sono suicidi, in Germania su 14 sono 5, in Italia uno su 3. Naturalmente il gran numero di “altri incidenti” potrebbe nascondere i suicidi meno ovvi.

P.P.S. Qualcuno ci domanda se viaggiamo. Ovviamente no. La Fondazione al massimo si promena nel suo giardinetto. Passeggiate anche voi il vostro giardino, e se non l’avete potete sempre avventurarvi lungo il sentiero dedicato a Elia Spallanzani.

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P.P.P.S. Siamo molto imbarazzati ma controllando la nostra agenda ci siamo accorti che per oggi avevamo segnato “scagliarsi ferocemente contro ogni truismo”, no turismo. Ci scusiamo per il pur comprensibile e umanissimo errore. La giornata contro il truismo sarà comunque recuperata al più presto.

Informazioni su eliaspallanzani

Blog dedicato etc
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9 risposte a Contro il turismo, contro la vita

  1. lastlightx ha detto:

    piccolo refuso: avete scritto “gioiso” al posto di “gioioso”. cordiali saluti.

  2. Pingback: Io adoro il potere distruttivo del turismo | totalitarismo.

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