La mossa vincente

Il buffone vuol sempre recitare la parte di Amleto, notava senza soverchia originalità William Golding*. Del resto Amleto assume la parte del buffone, perché come il re e la terra, anche il re e il buffone sono una cosa. “Ma quale cosa?”, domanderebbero i personaggi di Pratchett. Questo post, sebbene possa sembrare scritto da un demente, è il seguito di Abbagliare la luna, cui rimandiamo.

In questi giorni più che mai il popolo grida che i governanti sono dei buffoni, credendo di recargli ingiuria. Ma in realtà la sovrapposizione tra il re e il giullare è cominciata almeno nel medioevo. Le miniature del passo “lo stolto nel suo cuore dice che dio non esiste” mostrano sempre il re e lo sciocco affrontati, ma la nascente borghesia inclina per lo stolto, che diventa poi il furbo Bertoldo e poi il giullare Amleto**.

Lo sviluppo delle democrazie nasconde questo processo con la folla dei deputati ma l’idea del re-buffone piace al popolo e quindi periodicamente riemerge: Stalin, Hitler, Mussolini hanno molto di istrionesco, il primo è addirittura un baffone-buffone. La pervasività della televisione porta alla ribalta i singoli rappresentanti del popolo e subito questi assumono o confessano una natura francamente buffonesca, riscuotendo successo in proporzione alla loro capacità di rappresentare insieme il potere e la sua caricatura.

Votando, il popolo trasferisce la sua innata buffoneria ai governanti, che ora può accusare di essere dei pagliacci invece di doverlo ammettere di se. Il buffone è il borghese prima della borghesia, il borghese eterno, e tutti i suoi sforzi mirano alla distruzione del potere centrale iniettandogli i suoi geni pagliacceschi. Il potere e l’intrattenimento si fondono di nuovo, l’Italia medioevale del 2018 ride del non governo buffonesco e sposta i soldi in Svizzera, tra buffoni ancora più biechi dei nostri e con le mani più insanguinate.

“Uno strano paese, dottor Falken, in cui l’unica mossa vincente è non governare. 
Che ne dice di una bella partita a uecess?”.

* Golding è un autore strano. Diventato famosissimo col suo primo libro, “Il signore delle mosche”, poi ha scritto roba che fa prevalentemente cagare. Forse tutti si aspettavano un altro “signore etc”, che però non si poteva scrivere perché non c’era altro da aggiungere. Infine a Golding hanno dato pure il Nobel. Un vero miracolato, che come tale doveva nutrire un gran disprezzo per l’umanità.

** Si noti: uno snodo fondamentale della storia è quello in cui l’ateismo si è trasformato da empietà criminale in manifestazione di stoltezza o follia. Una posizione che non si può reprimere con la forza estrema perché ormai troppo diffusa deve diventare malattia. D’altro canto l’ateo si veste da pazzo per evitare il rogo. I due moti si rafforzano a vicenda e l’ateismo diventa pagliacciata, quindi serpeggia più o meno liberamente. Non è un caso se i moderni negatori di Dio hanno tutti dei tratti pagliacceschi: gli è rimasta l’abitudine dei loro predecessori. Per l’inerzia che caratterizza i fatti umani, costoro continuano a comportarsi da buffoni contestatori anche se ormai la loro ideologia è dominante e i buffoni dovrebbero essere diventati gli altri, i credenti. I razionalisti, che fanno ridere già dal nome, continuano a usare mezzi come l’ironia e l’istrionismo e a farsi beffe della religione, dimenticando che chi beffa è sempre in qualche modo anche lui ridicolo.

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