Todos Caballeros

“Il problema della cittadinanza agli immigrati continuò a turbare i sonni dei politici italiani per quasi due decenni. La destra, o quel che ne rimaneva, formulò una proposta curiosa: dare sì la cittadinanza agli immigrati, ma per elementare giustizia darne un’altra anche agli italiani. L’italiano con due cittadinanze avrebbe potuto votare due volte, oppure poteva vendersi uno dei voti per cinque euro come faceva di solito e consumare l’altro nella cabina. O poteva votare contemporaneamente per due schieramenti opposti, che era sempre stato un po’ il suo sogno.

I resti della sinistra trovarono l’idea aberrante e proposero che invece di concedere la cittadinanza agli immigrati, gli italiani avrebbero dovuto rinunciare alla loro, con evidenti vantaggi. Così saremmo diventati tutti clandestini e lo stato avrebbe dovuto versare 35 euro al giorno per mantenerci, realizzando il sogno progressista del reddito di non cittadinanza. In secondo luogo, gli italiani privi di cittadinanza non avrebbero più potuto usare il diritto di voto per farne commercio o eleggere i disutili e gli infami, come avevano fatto fino ad allora. Infine, si sarebbe risolto anche il problema dei neofascisti, che non avrebbero più avuto una patria da difendere. E soprattutto gli italiani non si sarebbero più sentiti in colpa perché i figli degli immigrati non potevano fregiarsi del titolo di italiani, mentre i figli che loro non avevano sì.

Infine, dagli scranni degli indipendenti venne l’idea geniale, una soluzione per risolvere il problema della cittadinanza ai clandestini e al contempo incentivare il ricorso al testamento bio, che stranamente segnava il passo. In sintesi bastava stabilire che ogni italiano, oltre a rifiutare le cure, poteva anche lasciare la sua cittadinanza a un immigrato. Come avveniva per i fondi europei, i beneficiati avrebbero dovuto portare (ad esempio sul cappellino) la scritta “cittadino col contributo di (ad es.) Mario Rossi“, quale forma di riconoscenza automatica. In questo modo si superava ogni contestazione, e inoltre la proposta conveniva anche ai notai, per cui fu adottata a larga maggioranza.

A dire la verità, il popolo sul punto era molto accomodante. Cosa sbalorditiva, in un paese in cui il minimo privilegio veniva di solito difeso con cieco e bestiale accanimento. Ma evidentemente gli italiani pensavano che essere cittadini non comportasse alcun vantaggio pratico, o che fosse addirittura un peso. Concedevano quindi la cittadinanza con la stessa generosità con cui avrebbero voluto condividere i debiti o le malattie. Gente che non dava due centesimi di elemosina a bambini morenti non vedeva però ostacoli a dargli la cittadinanza, segno sicuro che la valutava meno di due centesimi.

Infatti nel 2035 le norme sulla cittadinanza furono ulteriormente addolcite stabilendo che poteva ritenersi italiano chiunque transitando nella nostra patria si lavasse i piedi almeno una volta a settimana. In questo modo molti turisti si trovarono loro malgrado italiani senza saperlo: in pratica rimasero fuori solo i tedeschi e alcuni degli stregoni juju più ortodossi. Alle elezioni del 2036 risultarono 462 milioni di aventi diritto, ma votarono solo in 16, e la scheda di Eugenio Scalfari fu annullata perché aveva scritto UIUA IL DVCIE col sangue.”

Bruno Vespa, Storia Sentimentale Della Democrazia in Italia, Malta, giugno 2049.

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