Circa la menzogna

Attualmente, la principale differenza tra la propaganda di sinistra e quella di destra è che la prima trasforma speranze attuali in fatti futuri (gli immigrati ci salveranno), mentre la seconda trasforma timori futuri in fatti attuali (stanno prendendo il nostro posto!).

L’elettorato di sinistra è abituato a dover riporre fede nel futuro, mentre quello di destra pretende il cambiamento subito. Perciò la propaganda di destra, per essere efficace, è costretta a dire cose che sono fattualmente smentibili, mentre quella di sinistra è costretta a spergiurare sull’efficacia dei suoi metodi di previsione, che in genere non sono né smentibili né confermabili.

Questa propaganda di norma non travisa apertamente i fatti ma cerca di trasferire la sua affidabilità dalle notizie vere e proprie alle previsioni presentate come notizie. E’ come se dicesse: “siccome ti diciamo la verità su quello che è successo ieri, devi crederci anche quando ti diciamo quello che succederà domani”. La propaganda di destra invece implicitamente afferma: “sappiamo tutti che succederà domani e già oggi ci sono i segni, ma te li nascondono”.

Quando la sinistra non può negare un fatto che non le conviene, ne nega le logiche conseguenze o lo dichiara non generalizzabile (il fatto che contrasta con la teoria viene ignorato o svalutato). Quando la destra non può provare un fatto che le conviene, afferma che è notorio o che viene nascosto (l’avvisaglia richiesta dalla profezia se non c’è viene creata gonfiando un fatterello o inventandolo).
Di conseguenza la sinistra si batte per l’informazione veritiera, ma non si fa scrupoli a presentare mere previsioni come fatti inevitabili, mentre la destra batte su un’attualità soggettiva, che discende dal futuro.

Per averne la prova basta premettere ai titoli di destra “e ti pareva” e a quelli di sinistra “come prevedevamo”. Va colta la sfumatura: la sinistra conferma continuamente l’infallibilità della sua teoria, mentre la destra il suo possesso di una verità oracolare.
La sinistra conosce il presente e predice il vero futuro, a dispetto di ciò che può sembrare, mentre la destra conosce il futuro e inferisce il vero presente, sempre a dispetto di ciò che sembra.

Ancora, la destra pesca tra le menzogne del popolo su ciò che è, mentre la sinistra spinge gli intellettuali a mentire su ciò che sarà. Gli immigrati salvano il sistema previdenziale, o meglio lo salveranno perché le cose andranno come prevediamo. Gli immigrati, si sa, ci sostituiranno, o meglio ci stanno già sostituendo, quindi dobbiamo reagire.

In altre parole, oggi la destra falsifica i fatti sulla base di dogmi mentre la sinistra falsifica le teorie trasformandole in dogmi. Non è stato sempre così e i ruoli possono scambiarsi a seconda della convenienza e delle circostanze. I due processi sono in realtà molto vicini e a volte è difficile distinguerli, perché sono solo due fasi del più generale processo onirico che costruisce il mondo.

Quanto sopra può apparire ovvio e contemporaneamente ridicolo*. Storicamente il potere in carica è maestro nell’omissione e falsificazione delle notizie. Allora com’è che da un po’ torna sempre sull’emergenza falsità? Solo perché anche i suoi avversari applicano la falsificazione su larga scala? Questa sarebbe un’interpretazione meschina. Se si trattasse solo di una gara tra bugiardi il potere vincerebbe a mani basse. Il fatto invece è che falsificare le notizie è sempre stato solo un ripiego. Solo i deboli hanno bisogno che i fatti gli diano ragione. Una classe dominante veramente bella invece resta in piedi anche se tutto smentisce le sue affermazioni, quindi non ha bisogno di mentire**.

Al popolo va consegnata la verità, che non ama***. Perché nascondergli ciò che comunque non può cambiare? Mentire è sbagliato perché potrebbe illudere qualcuno e spingerlo a inutili ma fastidiosi tentativi di cambiare le cose. La verità, quando non serve, diventa gratuita.

L’unica cosa che sconcerta alcuni servi del potere è la stramba tendenza del popolo a credere in assurdità anche quando gli viene dimostrato che sono false. Questa tendenza, etichettata come “post verità”, è semplicemente la naturale tendenza a desiderare la morte e la sostituzione dei dominanti. Contro la ragione e l’evidenza, alcuni pensano che vorrebbero comandare loro e niente riesce a fargli cambiare idea.

Il potere, avendo assunto i caratteri di un sistema scientifico, dimostra agevolmente che in base ai dati e ai modelli la sua sostituzione sarebbe dannosa, eppure c’è chi ne dubita. Se lo fa, è perché si basa su false notizie, e quindi non devono esistere false notizie. Nessuno potrebbe ribellarsi al darwinismo, anzi nessuno potrebbe proprio concepire questa rivolta se non fosse ingannato dai bugiardi. Deve sapere la verità, e accettare che non può farci niente****.

* questa natura contraddittoria non sta tanto nelle affermazioni ma nel nostro modo di valutarle: il numero di cose ovvie e insieme impossibili cresce in maniera vertiginosa.

** nemmeno per ottenere consenso. Il potere moderno non ha bisogno di consenso, la stessa parola ormai non significa più niente. Fornire milioni di notizie vere, assolutamente vere, non permette a nessuno di decidere cosa fare. Nessuno può assimilarle o valutarle, tantomeno il potere. Le notizie false, al contrario, permettono una decisione. Sarà sbagliata, ma è una decisione. L’assoluta verità induce gli ingenui a ritenere che è meglio se comanda chi ne sa di più, e i consapevoli a pensare che è del tutto indifferente chi comanda visto che non si sa che fare. Queste condizioni non muteranno mai, se non per caso.

*** La collettività fabulante produce sempre spontaneamente il falso secondo modelli costanti. Si rilegga Gadda:

<<Aveva carta e stilografica, omise i: “Gesù, Gesù mio bello! Sor commissario mio!” e altre interiezioni-invocazioni di cui la “signora” Manuela Pettacchioni non tralasciava d’inzeppare il suo referto: un drammatico racconto. Il portiere coniuge, fattorino alla “Centrolatte Fontanelli”, sarebbe rincasato alle sedici.
“Gesummaria! Prima aveva sonato alla sora Liliana…”
“Chi?”
“Ma l’assassino…”
“Ma qua’ assassine si nun ce sta ‘o muorto?”>>.

Sempre tornando al passato, ricordiamo che nel 1973 Fruttero e Lucentini scrissero un pezzo su Gheddafi, o meglio sulla tendenza dei giornalisti e degli italiani in generale a fingersi bene informati di qualsiasi cosa e a ricamarci il solito epos bituminoso. Il pezzo di intitolava “pare che” e riportava / immaginava, correttamente, le varie voci che sarebbero state messe in circolo: pare che Gheddafi sia una creatura della Cia, pare che sia omosessuale, che gli piaccia il maiale, etc. Il disinteresse per la verità dipendeva sia da ragioni propagandistiche, sia da una intrinseca fatuità degli italiani. I libici la presero male e pensarono (anche giustamente) che dietro l’ironia ci fosse un attacco a Gheddafi, per cui chiesero di cacciare i due articolisti. La Fiat, che era proprietaria de La Stampa e faceva affari con Gheddafi, si rifiutò. Giornalisti e lettori invece non abbandonarono il vizio del “pare che”, anzi forse non capirono nemmeno il punto. A quarantacinque anni di distanza gli italiani restano terrorizzati all’idea di apparire ingenui e meno informati degli altri e continuano gagliardamente a immettere fantasie nel sistema, stavolta omettendo anche il “pare che”. Nella maggior parte dei casi i siti non fanno altro che riprendere voci che già circolano tra la gente, o confermare quel che già “si dice”. La menzogna viene dal basso, o meglio da tutti i lati. La foto coi politici al funerale di Riina non potrebbe diffondersi se non fosse già ampiamente diffusa l’idea di una connivenza tra stato e mafia (tesi, per altro, cavalcata in passato dalla sinistra e rivoltatasi contro di lei da quando è al potere). Quell’immagine è efficace perché è simbolica: può anche non essere di fatto vera, ma non perde per questo il suo significato (lo stato a braccetto con la mafia), che è ampiamente condiviso. Solo una minima parte delle persone la prende letteralmente: per gli altri è “ironica”, e il fenomeno della sua circolazione diventa a sua volta una notizia, che viene ripresa anche da chi vuol denunciarne la falsità e da chi si prende gioco dell’ingenuità di chi ci crede. Tutto incrementa la circolazione del “si dice”, come del resto fece anche il pezzo di Fruttero e Lucentini.

**** con la conoscenza a portata di click, si ridiffondono le vecchie credenze. Non è un paradosso, è logico. La conoscenza del reale, come notava Lovecraft, è intrinsecamente atroce. Finché c’è il dubbio sulle cose, posso limitarmi a sperare per il meglio, ma quando so come stanno effettivamente mi resta solo la cieca convinzione nel contrario. Non basta più un’opinione, che sarebbe smentita dai fatti. Ad esempio, prima della conferma che il mondo è piriforme non poteva esistere una vera fede nella terra piatta. La fede è proprio credere nonostante la contraria evidenza, altrimenti si chiama convinzione o opinione. Fede che io però non sono più in grado di provare, per cui la mia non è genuina, spontanea, ma costruita e consapevolmente mantenuta. Perciò è una forma di malattia mentale, un’illusione consapevole, almeno in parte. E’ il pensiero doppio: prendere gli antibiotici e insieme credere nella guarigione coi cristalli. I pochi che si lasciano morire perché rifiutano la medicina sono pazzi inconsapevoli, e quindi in effetti sono i meno pazzi. Gli altri conoscono per forza la lingua della menzogna.

P.S.

L’assoluta fiducia dei compagni nel loro acume li induce a credere che le loro “analisi” e previsioni siano per forza giuste. Di conseguenza, siccome hanno previsto che per giungere al socialismo vero si deve passare attraverso una fase di sfrenato capitalismo, allora questa fase deve venire, e se per caso qualcosa dovesse andare storto cercheranno di farla venire loro. In fondo è questa la vera ragione per cui i compagni, quando governano, spesso prendono decisioni che uno si aspetterebbe dalla destra. È una ragione per certi versi inconscia, loro infatti sono convinti del contrario e questo spiega ciò che appare come una disgustosa ipocrisia, e che invece è un autoinganno giunto alla fase più acuta. Anche il c.d. accelerazionismo non è altro che l’espressione, mascherata da parole lunghe, di una sindrome da pinocchietti che si riassume banalmente nel “l’avevo detto io!”.
Come già osservammo, l’atteggiamento della destra è per certi versi opposto e prende la forma del monito, ma non viene applicato in modo coerente, non appare nemmeno come un metodo “scientifico”, quale pure potrebbe essere. Un metodo basato sulla prudenza e quindi necessariamente conservatore. Ma la destra, come la sinistra, è profondamente disonesta e usa questo metodo solo in certi casi, cadendo inevitabilmente in ridicole contraddizioni. Per onestà va detto che la sinistra, a volte, mostra più coerenza, e quindi tende all’atroce più che al ridicolo (ma non sempre, specie da ultimo).

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