Così, a capocchia, una poesia

Indirizzata da Spallanzani alla ex moglie, la copiamo senz’altro commento:

“Come l’agave decrepita e bambina
immatura come al primo giorno, la foglia dura, areolata di spine
pianta dei giardini chiusi, abituata al peggio
che irridi le erbe tenere e i patetici soffioni
e odi il pettegolare delle api, la bugia di primavere
che vanno, vengono, e tutti ci credono
tutti fioriscono come dei teatranti…
io amo il tuo frutto difficile che è raro
e amaro quanto la tua filosofia.”

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3 risposte a Così, a capocchia, una poesia

  1. vincibile ha detto:

    È come una ginestra laevopardiana trapiantata suo malgrado dal silente diserto alla campagna popolosa e garrula.

    • eliaspallanzani ha detto:

      come sempre il testo di Spallanzani contiene vari calchi e plagi, tra cui quello evidente di Palazzeschi (le sorelle Materassi simili “alle agavi indistruttibili e incapaci di crescere, decrepite e bambine”), e anche il verso finale, di cui al momento non ci sovviene la fonte.

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