Cristo in Atlantide

Pare che a Gerusalemme ci sia ancora il tracciato della via seguita da Cristo per andarsi ad appendere. La chiamano la via dolorosa e in origine aveva sette stazioni, ma

“nel XVI secolo furono portate a 14, per soddisfare le esigenze dei pellegrini medievali, che in Europa avevano già adottato la Via Crucis più lunga”.

Già.

Ora devi sapere, allodola delle desolazioni, che in ebraico tutte le parole si pronunciano un po’ come sul pianeta Dune, fonte della spezia. La spezia, come la crocifissione, serve ad espandere la coscienza e permette ai navigatori della Gilda di annullare lo spazio. E in mezzo alle dune, oltre il deserto, si trova l’Atlantide. Come dice Diodoro Siculo:

“per i più sportivi, che vogliono vivere il Sudafrica in modo diverso, non c’è niente di meglio della discesa mozzafiato dalle dune di Atlantis”.

Mozzafiato davvero. Io, per me, sono stato in Atlantide: le voci di una sua completa distruzione sono largamente esagerate. Vi giunsi insieme a un amico masticando la spezia. Ricordo benissimo il cielo azzurro cianuro; da quando l’ho visto, ogni azzurro per me è quel colore.

Quando ciò avvenne, quando io e Joe Protagora finimmo in Atlantide, io ero in preda alla disperazione, perché portavo nel petto una scheggia di ferro. In verità tutte le cellule viventi hanno dentro una molecola, la citocromo-c oxidasi, che a sua volta ha proprio in mezzo, proprio nel suo centro, un atomo di ferro. Duole, ma serve alla respirazione.

Il cianuro invece si lega con i metalli, con l’oro e con il ferro, perciò viene usato per sciogliere l’oro dai metalli vili e le anime dalla carne. Si spruzzava il cianuro sui rottami estratti e ne colava l’oro. Si spruzzava anche sugli ebrei. L’oro degli ebrei. Dalle vasche di lisciviazione colava l’oro insieme a un composto più leggero, ma pur sempre materiale: la loro anima materiale.

Ma non voglio parlarti di disgrazie lontane e collettive, poiana delle mie spoglie. Ti dirò invece che in quell’epoca, sotto il sole dell’Atlantide, nell’aria velenosa, la scheggia che avevo dentro si sciolse e fluì nel vento. Sentii le mucose bruciare e una grande
ansietà, mentre il petto si tendeva attorno alla ghianda del pensiero. Pensai “asfissia” e pensai:

“anche sulla croce si muore di asfissia”.

E’ dolorosa la via che porta all’Atlantide. Oltre le dune non c’è il palazzo di dio ma una voragine. Nell’Atlantide è difficile arrizzare e ad ogni passo dalla terra si levano le ceneri in nubi a forma di occhio e di mano, ma non oscurano mai il sole spietato e come tutto in Atlantide vanno a rovescio, contro i venti; tòrte come colonne, limpide e cupe, alte, come
il terrore.

Ottusa vampa del mio desiderio, per liberarti dalla scheggia di ferro devi smettere di respirare. Puoi tenerti la scheggia e respirare o venire in Atlantide, a tua scelta. Il viaggio non costa nulla e non è pericoloso: quando svieni, anche l’effetto della spezia finisce: allora ti risvegli da solo nella stanza. Il segreto è prolungare la via crucis, da sette ad otto stazioni e poi, con l’allenamento, a nove e poi, poi… per la gioia dei pellegrini.

Ma bada che la spezia è rara e che mai nessuno, nemmeno Giesu Gristo è mai arrivato oltre la quattordicesima stazione. Dicono che oltre la quattordicesima stazione ci sia Arrakis, il pianeta Dune, e l’acqua della Vita.

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