La metà di zero

Avevamo letto qualche recensione entusiastica dell’ultimo libro di Eco, “Numero Zero”, entusiastica fino alla piaggeria, ma essendo questo un vizio comune dei giornalisti ciò non significava per forza che fosse un libro da quattro soldi. Il pubblico non sembrava aver apprezzato granché, ma nemmeno questo è un segnale affidabile. Ci piangeva il cuore di spendere soldi per un libro che intuivamo essere un’altra riciclata dell’Umberto, ma per fortuna ne abbiamo trovato una copia sulle bancarelle per due euro. Pensiamo che stavolta Eco si sia superato, riuscendo a riciclare più o meno metà del (breve) testo.

Il nucleo della storia è una ricostruzione complottista della sorte di Mussolini e non l’abbiamo trovata già scritta in altre opere dell’Umberto consultabili in rete. Il resto è una sorta di manuale di come non si fa un giornale ed è quasi completamente ripreso da vecchie “bustine”. A nostro sommesso avviso il libro è modesto e il legame tra due parti abbastanza debole. La parte sentimentale poi è insignificante. Forse sarebbe stato meglio pubblicare solo la parte mussolinesca, la migliore, ma evidentemente così non si raggiungeva il numero minimo di pagine per chiamarlo romanzo.

Una lista parziale delle autocitazioni e autoplagi:

  • il protagonista dice che non si è laureato per via del fatto che aveva imparato il tedesco. Nel Pendolo di Foucault Jacopo Belbo dice a Casaubon “Ai miei tempi chi sapeva il tedesco non si laureava più. Passava la vita a sapere il tedesco”.
  • Simei nota che i giornali riportano le notizie che la televisione ha già dato la sera prima. La considerazione, del resto banalissima, era formulata con parole simili anche in una Bustina di Minerva.
  • lo stretto vicolo dello Chat-qui-peche viene menzionato nel Cimitero di Praga.
  • il discorso sull’uso delle virgolette per trasformare opinioni in fatti, del resto banalissimo, era già contenuto in “Sette anni di desiderio“.
  • l’esempio di smentita di Preciso Smentuccia a pag. 60 sembra uscito dal Diario Minimo, e infatti è proprio uscito da , pressochè testuale.
  • il gioco di parole su “l’amico dei semplici” a pag. 65 riprende un passo del Nome della Rosa in cui Adso riflette sul rapporto tra “semplici” come sostanze farmaceutiche e “semplici” come “popolo”.
  • Le domande assurde di pag. 66 vengono da una Bustina di Minerva (p. 331).
  • Il discorso sulle misure del pene dei giovani a pag. 71 viene da altra bustina.
  • La storia dei vari ordini di Malta a pag. 72 viene dal Secondo Diario Minimo, “Come diventare cavaliere di Malta“. Anche la faccenda di Santa Maria in Betlemme era già stata usata e ricordata in altri scritti.
  • l’episodio del “ti voglio bene anche se sei stupido”, p.85, viene dal Pendolo.
  • la via Fiori Chiari (p.91), sede di un noto casino, è così presente nella memoria del nostro che la troviamo menzionata sin da “Come si fa una tesi di laurea“.
  • il discorso sui telefonini (p.95) viene dal Secondo diario minimo e se ben ricordiamo era già il riciclaggio di un pezzo della “Bustina”
  • la critica del chiedere scusa e la battuta di Abilene (p.100) vengono dalla Bustina, così come le frasi fatte invertite. Il riciclaggio in questo caso è parzialmente segnalato, perchè un personaggio dice di averne trovate “alcune” in un libretto uscito qualche mese prima.
  • i calzini del magistrato, pag. 130, sono la rielaborazione di un’altra bustina, mentre l’osservazione che i dossier segreti contengono in genere notizie note a tutti (p.132) si trova sia nel Pendolo che nel Cimitero.
  • la circonlocuzione per “cazzo” (p. 140) viene testualmente dalla Bustina “Come dire parolacce in società”, raccolta a pag. 103.
  • l’interpretazione degli annunci personali (p. 147) è un’altra Bustina, la “lega degli onesti” (p. 164) era già stata ricordata su Repubblica.
  • l’osservazione per cui le notizie non serve inventarle, basta riciclarle (p.189), è riciclata (con lo stesso esempio delle Idi di marzo) da una Bustina più o meno coeva al romanzo.

E’ possibilissimo che l’autore abbia volutamente riciclato tutta questa roba per dimostrare qualcosa e non per semplici motivi pratici. Il problema è che forse è una cosa già troppo dimostrata. Però forse ci sbagliamo, visto che nessuno sembra essersene accorto.

P.S.

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2 risposte a La metà di zero

  1. Guido ha detto:

    Nei limiti di un corsivo, avevo usato più o meno la stessa chiave: https://guidovitiello.com/2015/01/18/il-pendolino-di-foucault/

    • eliaspallanzani ha detto:

      l’avevamo anche letto e commentato, ma non lo ricordavamo, e questa crescente labilità della memoria mostra che aveva ragione Eco, il riciclo va benissimo perché la gente comunque non legge e se legge non ricorda, e quando ricorda puoi sempre dire che la tua era ironia.

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