Lapo uno di noi

Lapo Elkann sarebbe stato arrestato per aver simulato un sequestro. Come riportato da tutti i giornali,

“sarebbe sbarcato a New York per la festa del Thanksgiving, contattando un escort di 29 anni (transgender, secondo il New York Daily News) e trascorrendo con lui due giorni di eccessi tra alcol e droga. Finiti i soldi, l’escort avrebbe pagato per altra droga ed Elkann avrebbe promesso di restituire i soldi. Poi, sempre secondo i media Usa, avrebbe escogitato il piano del falso sequestro, raccontando ai propri famigliari di essere trattenuto contro la sua volontà da una donna che gli avrebbe fatto del male se non gli avessero fatto pervenire 10mila dollari.”

I familiari però non hanno ceduto, anzi:

“un rappresentante della famiglia si sarebbe quindi rivolto alla polizia, che avrebbe organizzato la finta consegna del denaro bloccando la coppia”.

A questo punto noi della Fondazione ci siamo chiesti: ma è possibile che ogni volta che questo tizio si trova nei guai la famiglia invece di coprirlo lo sputtana? E la sua situazione non ricorda, fatte le debite proporzioni, quella della maggior parte dei “giovani” italiani? Dopo le inevitabili cachinnate sui gusti di Lapo, qualcuno ha cominciato a vedere il lato umano della faccenda:

“Edoardo e Lapo sono i due Agnelli rifiutati. […] si sentivano parte di quella famiglia che li respingeva. […] Entrambi sono stati tagliati fuori. Dalla Fiat, dalla Juventus, dalla famiglia. E soprattutto lasciati soli. Con le tasche piene di quattrini e lo coca a portata di mano. […]  C’è infine da ricordare che l’idea del rilancio della Fiat 500 è stata di Lapo. […] La 500, dopo quasi 10 anni, resta a tutt’oggi l’auto Fiat più venduta, il modello che ha rilanciato l’azienda. Di John, ma non di Lapo.”

Questa difesa un po’ eccessiva rafforza però la nostra impressione. Tolti i soldi, Lapo non è altro che un quarantenne declassato, di fatto espulso dalla vita economica, che avrebbe cercato di ricattare la famiglia per soddisfare bisogni di evasione. I suoi hobby (la droga, il sesso libero) sono più o meno ciò per cui si battono tutti i giovani progressisti. La sua qualifica di “creativo” se la attribuiscono quasi tutti. Quindi è simile a moltissimi “giovani” italiani, che con ricatti più o meno velati cercano di convincere le famiglie a dargli i soldi per comprarsi cellulari e abbonamenti a sky. Perché somme maggiori non è proprio il caso di parlarne. E con tutto ciò, le famiglie non cedono, nemmeno quando si rischia di trascinare il loro nome nel fango.

Al riguardo, il cinquantesimo rapporto annuale del Censis appena pubblicato descrive proprio un paese che non avendo più nessuna fiducia nel futuro tiene i soldi stretti per timore del peggio.

“Dal 2007 a oggi gli italiani hanno accumulato 114 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva, che equivale al Pil dell’Ungheria e che rimane liquido, pronto a essere usato in una prospettiva futura di tempi ancora più bui, investito davvero in minima parte e sostanzialmente nelle mani degli anziani. […] Le famiglie con persone di riferimento che hanno meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% rispetto alla media della popolazione e  una ricchezza inferiore del 41,1%. Mentre la ricchezza degli anziani è superiore dell’84,7% rispetto ai livelli del ’91. […] C’è un unico canale di consumi che sembra convogliare la passione per gli acquisti degli italiani: la comunicazione digitale […] perché aumenta il loro potere individuale di disintermediazione.”

Cioè gli permette di scavalcare gli intermediari (che sono di norma i nipoti) e risparmiare ancora di più a danno loro. Il “giovane” italiano, che ha circa quarant’anni, può quindi solo sperare nella morte dei nonni, ma grazie al progresso della medicina i nonni vivono novant’anni e comunque grazie ai progressi dei servizi alla persona riescono spendere i loro soldi fino alla fine, e quel poco che resta lo lasciano semmai ai figli, non ai nipoti. Bisognerà quindi aspettare che muoiano anche i genitori e questo non è bello, tant’è che qualcuno proponeva di modificare le norme sulle successioni in modo che il denaro passasse direttamente dai nonni ai nipoti. In caso contrario, per vedere qualche cambiamento ci vorranno almeno altri trent’anni, durante i quali potremo tutti fare (con le debite proporzioni) come Lapo.

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4 risposte a Lapo uno di noi

  1. Enrico Rossi ha detto:

    il vostro ragionamento fila solo in teoria, perché in pratica poi lapo è tutt’altro che un giovane squattrinato, ha due aziende di sua proprietà che sembra siano ben quotate in borsa. i rubinetti glieli hanno chiusi non perché dilapidasse fortune altrui ma perché giustamente se sei in rehab la prima cosa che devi evitare è di andare in giro a spendere soldi in coca e travoni.

  2. gianni ha detto:

    Dannati nonni! 😉 Invece che la campagna adotta un nonno ci vorrebbe “Nonni adottate un nipote”

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