Teologi & Taumaturghi

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Da qualche anno si leggono titoli di giornale del tipo “L’Italia che odia la scienza“. In genere si riferiscono a polemiche sull’uso dei fondi pubblici per la ricerca, o a indagini penali che riguardano scienziati e tecnici, o alle proteste contro industrie farmaceutiche, oppure al rifiuto di terapie mediche. Di solito si giunge alla conclusione che il popolo è privo di cultura scientifica e che bisognerebbe investire di più nel settore.

A nostro avviso le cose non stanno esattamente così. Ci sembra che gli italiani non odino affatto la scienza, anzi la idolatrano, e l’idolatria è anche una forma dell’incomprensione. Il nostro popolo, che non è mai stato religioso ma superstizioso, ripete con la scienza ciò che ha fatto con la fede. Non gli interessano le speculazioni dei teologi ma i prodigi dei taumaturghi e le grazie dei santi. Cento anni fa pregava le statue perchè facessero piovere o guarissero le malattie, e adesso prega i tecnici per le stesse ragioni: benessere e salute. Però quando non pioveva abbastanza il popolo tirava giù le statue dei santi e ci sputava sopra.

Questa è certo mancanza di cultura, ma la colpa non è solo del popolo. I teologi, per quanto persi nei loro giochi sublimi, avevano capito da tempo che per sopravvivere gli servivano i taumaturghi. Per poter chiedere denaro al popolo avevano bisogno di magie e prodigi, molto più facili da comprendere del mistero della transustanziazione. Allo stesso modo, gli scienziati hanno capito che per avere fondi gli servono i tecnici entusiasti. Di qualunque ricerca si parli, ci si affanna subito ad aggiungere che avrà presto ricadute pratiche, economiche, perché è l’unica cosa che interessa alla maggior parte delle persone*. Il clero scientifico, per mantenersi, ha bisogno di promettere il (o almeno di tollerare la promessa del) miracolo istantaneo.

Chiaramente se poi il miracolo non si verifica l’esaltazione popolare si converte in rabbia, e a quel punto i teologi si lamentano ipocritamente che il popolo non ha vera fede. Secondo i teologi il popolo dovrebbe pagare felicemente le decime per finanziare la ricerca di dio. Ricadute pratiche ce ne potrebbero essere, probabilmente ce ne saranno, ma lo scopo non è quello, l’importante è la fede, la ricerca stessa.

Per i teologi il popolo è palesemente incapace di comprendere e di valutare i loro sforzi: non ha diritto di decidere se mantenerli o no perchè è troppo ignorante e preda degli istinti. La democrazia, in campo teologico, è una palese assurdità. Per il suo stesso bene il popolo deve finanziare i chierici e fidarsi della loro parola. In realtà nessuno può mettere bocca nella loro ricerca, tantomeno politici e magistrati. La loro sfera, che è quella della verità, è assolutamente separata e autonoma.

In pratica gli scienziati vendono spesso la scienza per miracolo, e quando le cose vanno male protestano che il popolo crede ancora nei miracoli.

A tutto questo discorso si può rispondere che però i miracoli non esistono e dio nemmeno, mentre la tecnologia risolve effettivamente molti problemi e la scienza forse perviene alla verità. E che se la gente scambia la tecnica per magia e la scienza per fede è un errore suo. Sì, è così, ma è un errore incoraggiato, stimolato e rafforzato da chi per indagare la natura, o semplicemente per vivere, ha bisogno di soldi, e quindi di visibilità, di pubblicità, di aspettative e di speranze pratiche.

Quindi è vero che manca una cultura scientifica, ma ne manca pure una umanistica. Perché se gli scienziati conoscessero meglio la storia e la società saprebbero che la chiesa non incoraggia più di tanto la fede nei prodigi: per paura che, ove manchino, la vergogna dai santi di gesso ricada su Dio.

* Incidentalmente, non si può negare che la ricerca italiana abbia grosse ricadute, tipo l’ultima su Marte.

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8 risposte a Teologi & Taumaturghi

  1. Andrea Giammanco ha detto:

    Tutto vero però non posso non notare che su tre occorrenze della parola Dio, in questo testo, solo una ha l’iniziale maiuscola. Cosa tradisce questo dettaglio?

  2. Mr. Storage ha detto:

    Non sono sicuro che la scienza non sia fede e la tecnica non sia magia. Partendo da quest’ultima, la magia è potere, e dunque ha gli stessi scopi della tecnica (ogni forma di tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia, diceva un tale). E la scienza è fede quando prende per verità di fatto dei modelli del nostro pensiero che servono a spiegare determinati fenomeni. Per dire, lo scienziato parla di effetto tunnel (che ha un riscontro pratico nella tecnologia), e dice che si tratta di un fenomeno reale perché ce ne sono molte prove. Quante prove dell’esistenza di dio sono state portate in suo favore nei secoli? Sarebbe più corretto dire che l’effetto tunnel è un modo di spiegare una realtà non spiegabile a parole, tra l’altro col linguaggio della matematica che sicuramente va un passo oltre il nostro limitato linguaggio comune. Si potrebbe magari dire che il linguaggio della fisica porti alla luce cose prima invisibili, ma non possiamo dire che esse corrispondano al reale. Ciò vorrebbe dire porre un dogma, mentre nella scienza si è visto come un certo paradigma sia sostituito dal successivo. Ma è sempre difficile, devono prima morire tutti i vecchi, sostenitori del paradigma precedente…

    Se poi penso a personaggi come Odifreddi, o anche Dawkins, la loro crociata contro la religione cattolica e la religione (monoteistica, in particolare) tout court, per sostituirla con la scienza, rivela un intento altrettanto fideistico. Ed è la scienza stessa, ingarbugliata nel sistema di pensiero attuale, che spinge la gente a pensare quanto essa sia vera e degna di fede, proprio in quanto produce risultati. Che poi è tutto ciò che conta, ovunque, oggi. Produrre, avere una qualche “utilità”.

    Ma che senso ha? Che risultati dovremmo mai produrre? Come può tutto essere “utile” a qualcosa, senza l’inutile? Non posso fare una cosa semplicemente perché voglio così? Quanto ci si sente bene a fare una cosa solo perché la si ama? Ah, ma così ricadiamo nell’ambito della salute. Ma che cazzo è poi, la salute, quella vera?

    • eliaspallanzani ha detto:

      quella che fai è una distinzione troppo sottile per il popolo e anche per diversi scienziati, ed è un problema assai più generale. Non è tanto che gli scienziati “credono” o vogliono far credere in quel che pensano, ma che la gente ci crede comunque. Ma a cosa credono? Che la scienza sia la realtà e non un modello della realtà? Sofisticherie! Credono nella cura per questo o per quello, nell’energia pulita, nel miracolo, che in parte c’è. Non gliene frega niente se è “reale” nel vero senso della parola o no. Per la stragrande maggioranza delle persone la parola “realtà” ha pochissimo significato, e comunque non quello che ha per te. Più che al reale pensano al tangibile.

      • Mr. Storage ha detto:

        “La realtà è ciò che si rifiuta di sparire anche quando smetti di crederci”. Cit. Pilippo Kap’e Cazz’

  3. vincibile ha detto:

    Un altra prova del fatto che gli scienziati sono peggio dei preti è che sui socialcosi la divulgazione scientifica ha imboccato la deriva moralista. E così trovi il famoso chimico alimentare che si produce in una savonarola contro l’irrazionalità italiana solo per aver visto una signora al bar che metteva il dietor nel caffè e poi si ingollava il bombolone alla crema.
    Questo mito del razionale non è poi affatto progredito rispetto all’avo illuminista-positivista, sembra anzi molto meno accorto della complessità, laddove il primo mostrava ancora la consapevolezza che l’esprit de géométrie si giova dell’esprit de finesse, se no è mero farisaismo.

    • eliaspallanzani ha detto:

      uno dei tratti più evidenti che accomuna tecnici e preti è proprio il loro disprezzo per il popolo. Che è fondato eh, DIO SA QUANTO E’ FONDATO, ma almeno i preti non fingono spiegazioni razionali.

  4. Pingback: In un’epoca di diffusa verità l’unico atto rivoluzionario è mentire | Fondazione Elia Spallanzani

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