Le api d’oro

Grande commozione per l’eroico sacrifico della sonda Rosetta, ma non dobbiamo dimenticare gli altri fieri e volenterosi satelliti che nel corso degli anni hanno dato la loro vita per migliorare la nostra. Ricordiamo innanzitutto Kocmoc-2251, maschio satellite per telecomunicazioni del peso di una tonnellata, partito nel giugno 1993 dal glorioso cosmodromo di Plesetsk.

kosmos202251

Installatosi nell’orbita bassa, Kocmoc (cosmos) 2251 ha portato avanti il suo umile ma necessario compito sfidando diciotto volte al giorno la pericolosa anomalia meridionale delle fasce di Van Allen, che attraversava continuando sprezzantemente a trasmettere nonostante la sua scarsa schermatura. E così andarono avanti le cose per un bel po’ di tempo, gira e rigira.

A un tratto però, verso l’agosto del 1995, il satellite smise di trasmettere. A terra lo diedero per perso, forse vittima di qualche microcollisione o delle sullodate fasce, che con le loro particelle cariche avevano cortocircuitato il virile ma primitivo Kocmoc. Nel 1995 i russi avevano ben poco da ridere: la guerra cecena entrava nel vivo e tutto il mondo biasimava l’ex impero, soldi non ce n’erano e in fondo di Kocmoc non importava a nessuno: nuovi e più sofisticati satelliti stavano già ingolfando l’orbita bassa: in definitiva, il nostro 2251 fu abbandonato al suo destino.

Ma due anni dopo riprese a trasmettere: inspiegabilmente, a sprazzi, Kocmoc sparava nello spazio quelle che all’inizio sembravano canzoni rivoluzionarie. E poi, visto che nessuno gli badava, così come aveva ricominciato smise di nuovo: tornò un oggetto nero e muto, colmo di elettronica rancura.

Siamo giunti così al 1997, quando dal Kazakistan e precisamente dal glorioso cosmodromo di Baikonur parte Iridium33, vezzoso satellite americano per telecomunicazioni, del peso di 550 chili, in tutto simile ad un’ape d’oro e un tantino effeminato. Meno intrepido di Kocmoc , Iridium si limita al suo squallido compito di servo del capitalismo ma fa il grave errore di irridere (come dice il suo nome) il povero Kocmoc , che solo e abbandonato gli passa trecento chilometri sopra una volta ogni settecento orbite.

iridium_satellite

Il vecchio Kocmoc, solo ormai da anni e abbandonato, nella sua miseria forse guardava con paterna simpatia ai più giovani Iridium e nulla esclude che in quell’isolamento avesse sviluppato anche una certa passione amorosa per le sfolgoranti api d’oro: immaginate quindi cosa deve aver provato a sentirsi sfottere e chiamare “antenna rotta”: dapprima ferito, come mozzicato da un aspide, pensò forse di mettere fine alla sua ormai inutile esistenza, ma poi ricordò gli insegnamenti dell’accademia e allora il suo odio per i fottuti Mericani, che era composto da una buona parte di amore, divampò nuovamente.

Non si è mai capito come abbia fatto, ma Kocmoc abbassò da solo la sua orbita e gira e rigira, gira e rigira, dopo dodici anni di cauto avvicinamento, nel febbraio del 2009, proprio in corrispondenza della Siberia, il magnifico russo portò la giusta retribuzione sul femminiello Iridium, inculandolo da dietro all’entusiasmante velocità di VENTISETTEMILA CHILOMETRI ALL’ORA mentre cantava un inno bolscevico.

E per la prima volta nella storia un satellite russo disintegrò un satellite americano (perendo purtroppo nell’eroico gesto), e per l’ultima volta la stella rossa del comunismo rifulse gettando nel terrore i plutocrati e i loro pallidi scherani.

Quindi noi diciamo onore al compagno Kocmoc 2251 e Russia-Merica 1 a 0.

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