Contrarisum

Nel “motto di spirito” (1905) Freud sostiene che un certo tipo di umorismo somiglia al sogno e che il motto nasconde sotto una forma accettabile un contenuto aggressivo o (manco a dirlo) una pulsione sessuale. Il motto sarebbe una sorta di codice e se gli ascoltatori ridono è perchè colgono il senso nascosto e si liberano di una pulsione che vorrebbero esprimere ma non possono. In effetti, sin da Socrate l’ironia è considerata un modo di “parlare dissimulando”, ma mentre per lui l’ironia mirava alla conoscenza della realtà, per Freud serve a soddisfare l’inconscio. Una funzione francamente miserabile, come quasi tutto il discorso di Freud. A parte il nostro giudizio poco benevolo, sta di fatto che la sua concezione non è universale bensì condizionata da una società che praticava ampiamente la censura (in effetti tutta la struttura mentale descritta da Freud non è altro che la società del suo tempo). Col ridursi dei vincoli espressivi, paradossalmente risulta meno utile (e più difficile) parlare dissimulando: da cui una serie di battute in cui il contenuto aggressivo o sessuale è tutt’altro che nascosto. Se Freud avesse ragione, una società molto libera non avrebbe bisogno di fare battute: e invece continua a farle, solo che diventano meno sottili e somigliano sempre di più a pure affermazioni di odio o di desiderio. Il loro effetto perciò si inverte: invece di fornire un piacevole nascondiglio alle pulsioni, mostrano chiaramente all’ascoltatore quanto è atroce ciò che sente. Questo è il motivo per cui le “battute” di CH non fanno ridere, quindi si può rovesciare la tesi di Freud e sostenere che l’umorismo non nasce dalla liberazione di una pulsione nascosta, ma proprio dalla sua copertura. L’uomo, che in fondo non ignora affatto il suo nucleo malefico ed egoista, ride quando trova il modo di coprirlo ingegnosamente, mentre quando lo vede espresso chiaramente si infuria e si vergogna. Questo “antiumorismo”, che è solo una delle tante benefiche conseguenze del progresso, potrà essere debellato solo con una politica rigidamente conservatrice e il ritorno alle dolci inibizioni di un tempo. Del resto, è noto che i grandi umoristi sono dei moralisti.

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