Tutto è vecchio per i vecchi

“Cos’è l’universo in confronto all’Occhio che lo guarda?”
Thulsa Doom

La tendenza a trovare tutto obs è debilitante come il caldo ed è uno dei primi segni di vecchiaia, però non riusciamo proprio ad entusiasmarci per il nuovo gioco dei pokemon a realtà aumentata: cose simili esistono da almeno dieci anni e sono state realizzate anche in maniera più fine. Parliamo piuttosto del vecchio: del noto rapporto fantascienza-religione. Ci sono tornati in mente due racconti, Il disco si posò di Buzzati e Dei Mortali di O. S. Card, che trattano il problema degli alieni e del peccato originale.

Che a sua volta era già obs perché affrontato secoli prima per i selvaggi: ci si chiedeva se avessero un’anima e, in caso positivo, se partecipassero della caduta. Era frequente la tesi negativa: quando Colombo vide gli Haitiani li giudicò parzialmente immuni dal peccato originale, tanto erano felici e longevi. Credeva infatti di trovarsi nei pressi del paradiso terrestre (e non ne traeva le logiche conclusioni, perché sarebbe stato comunque vuoto) e che gli effetti del primo errore lì fossero meno forti.

Scoperte le nequizie dei selvaggi, fu tempo di attribuire l’innocenza agli abitanti di altri pianeti. Però si riponeva il problema: la caduta riguardava anche loro o il padreterno aveva un curioso senso della giustizia e tentò solo gli umani? Se la mela ha dannato tutto l’universo, vale anche per la redenzione portata da Gristo? Il figlio di dio si è manifestato solo sulla terra in una sorta di “liberi tutti” o ci sono stati tanti Cristi, incarnati sui vari pianeti, perseguitati e crocifissi per la salute degli alieni? Se così fosse, su pianeti con abitanti a quattro braccia il relativo Cristo sarà stato appeso a un asterisco?

Immaginare che la crocifissione si fosse ripetuta molte volte, forse infinite volte, richiamava subito alla mente l’eresia degli Anulari; considerarla un fatto unico e irripetibile (tutt’ora la tesi ufficiale) non significava escludere i popoli della luna dalla salvezza, o almeno dalla conoscenza del loro salvatore? (e per questo, in verità, sarebbe bastato il limbo).

Spesso queste domande venivano poste più che altro per ridicolizzare l’interpretazione letterale dei testi sacri (che già quasi nessun vero credente praticava più, ma questo è un vizio degli illuministi passati e presenti: farsi beffe di ciò in cui nessuno crede), eppure erano domande non facili. I filosofi non erano d’accordo: Guillaume de Vorilong pensava che una crocifissione bastasse per salvare infiniti mondi, mentre Melantone negava l’esistenza di più mondi proprio perché erano inconcepibili più resurrezioni. Campanella riteneva gli alieni privi di peccato perché non erano nati da Adamo. Anche Leibniz si occupò brevemente del problema. Che la questione non sia del tutto oziosa è provato dal suo ritorno nei racconti di fantascienza.

Ne “Il Disco si posò” un prete di campagna cerca di catechizzare gli alieni, ma scopre che vivono ancora nello stato primitivo di purezza perché non hanno mai mangiato il frutto dell’albero della conoscenza (quindi ci sono molti paradisi terrestri). Ciò non li ha resi migliori, perché senza peccato non hanno bisogno di chiedere perdono e di rivolgersi a Dio. Non hanno ricevuto il dubbio dono della colpa e la loro spocchia, che incidentalmente somiglia a quella dei radicali e dei tecnocrati, fa infuriare il prete.

In “Dei Mortali” la situazione di partenza è in parte simile e in parte rovesciata. Questi alieni poco entusiasmanti vengono sulla terra e in cambio della loro tecnologia (che non include i viaggi iperluminali) chiedono solo di poter costruire delle chiese. Un vecchio rabbioso (come il prete) gli chiede perché lo fanno e loro rispondono che sono venuti ad adorare gli uomini: perché tutte le creature dell’universo sono immortali, tranne noi. L’evoluzione, sostengono, porta necessariamente a forme di vita in grado di riprodursi perfettamente, conservando tutta la memoria del passato. Solo gli uomini, per chissà quale caso, muoiono e spariscono. Ogni uomo quindi è unico e finito e il suo sforzo disperato sorprende gli alieni e li commuove.

Anche se non viene menzionato il peccato, è noto che mangiando la mela Adamo ha guadagnato anche la morte e quindi la necessità di portare la sua memoria fuori di sè, andando oltre il gioco meccanico del DNA. Perciò come la memoria viene dalla vergogna, così la scrittura viene dal peccato e dalla morte, anzi alla scrittura si applica molto più giustamente ciò che è stato detto del puerile cinema, e cioè che è la morte nel suo farsi.

P.S. Molti hanno pensato che il male riguardi solo la terra. Voltaire, forse nel dizionario filosofico, riporta o inventa la favola indiana dei due esseri primordiali che si nutrivano di ambrosia ed espellevano i residui dalla pelle, finché un giorno non vollero provare un biscotto: che però non era etereo e quando i due chiesero a Dio dove fosse il luogo di decenza gli fu indicato un pianetino alla periferia dell’universo: ma dopo essersi sgravati i due non riuscirono più a lasciarlo. Anche in “Lontano dal pianeta silenzioso” il Male è solo cosa nostra e la terra è governata dall’angelo caduto (come pensavano gli gnostici). Pascoli, nel suo delicato frignare, la chiama atomo opaco del male. Etc.

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