La selezione avversa inversa e il discorso ignorante

Il dolus bonus era definito come la consueta esaltazione delle qualità del prodotto (sostanzialmente la pubblicità artigianale), cui nessuna persona normale di fatto credeva. Questo tipo di “dolo”, a differenza delle menzogne, degli artifizi e degli inganni, non poteva invalidare un contratto, trattandosi di innocua furbizia che una persona di media avvedutezza avrebbe dovuto riconoscere.

Però la bella semplicità delle origini non era poi così semplice. La distinzione tra dolo buono e cattivo è sempre stata labile e nell’ultimo cinquantennio si è affermato più o meno il principio opposto, e cioè che quasi nessuna furbizia è innocua. Dal fallimento del mercato dei bidoni (o limoni) si impara che quando i venditori approfittano delle loro maggiori conoscenze per spingere i clienti a comprare i bidoni, questi prima o poi se ne accorgono e cominciano non solo a dubitare dell’esaltazione del prodotto, ma a supporre sempre e comunque l’inganno. In questo modo i clienti tendono ad offrire sempre meno, per prodotti che giudicano sempre scadenti. Ciò abbassa il livello del mercato, che offrirà sempre più prodotti effettivamente economici e scadenti, in una spirale senza uscita.

Il mercato dei limoni viene considerato un caso di “selezione avversa”, che consiste più specificamente in una selezione sfavorevole dei contraenti in seguito a un cambiamento contrattuale voluto dalla parte che intendeva invece ottenere un vantaggio. L’esempio classico è quello delle assicurazioni: se le compagnie alzano i prezzi delle polizze inducono i clienti cauti a rinunciare all’assicurazione e a ricorrere a forme di autoassicurazione. I clienti sciocchi, distratti, pericolosi, invece restano, perché corteggiano il disastro e quindi trovano ancora conveniente il prezzo maggiore.

Tutti e due questi esempi sembrano a loro volta rientrare nel più generale caso dello sfruttamento eccessivo di una risorsa, che col tempo porta alla sua distruzione e quindi al crollo dell’intero sistema. Se i lupi (le assicurazioni, le banche) abusano del loro potere per ingozzarsi di conigli (spennare i clienti), alla fine non resteranno più conigli e nemmeno lupi. L’effetto ottenuto è quindi l’opposto di quello desiderabile.

Di norma questi problemi vengono affrontati supponendo che la parte forte sia l’impresa e che le basti usare un po’ di logica per evitare la selezione avversa. Però da quando sono nati forti movimenti di consumatori si verificano anche casi di selezione avversa inversa: in altre parole, la lotta dei consumatori porta di fatto a stabilire oneri così pesanti per le imprese (di informazione, di protezione) che molte di queste gettano la spugna o cercano di rivalersi altrove, o di passare dal dolo buono a quello cattivo, ossia al puro e semplice inganno. Infatti sembra chiaro che se tu punisci lo spaccio di erba come quello di cocaina, a me conviene spacciare cocaina.

Le imprese furbe, quindi, diventano criminali, e prima o poi trascinano con loro i clienti. Che pretendono giustamente maggiore protezione, interventi dello stato, più obblighi informativi e di protezione, strutture pubbliche che controllino le informazioni, la loro correttezza, completezza, etc. Lo stato si impegna, e obbliga i privati, a spiegare, educare al consumo, consigliare prudenza, attenzione, morigeratezza: tutto il contrario di quel che servirebbe a un’economia che vive di consumo e pubblicità. Anche in questo caso la spirale può autoalimentarsi e portare a un ulteriore abbassamento del livello invece che a maggiori tutele.

Naturalmente niente è così semplice, ma la salutare forza dei consumatori li espone a due rischi: quello della selezione avversa e quello della prevalenza del cretino.

Chi gode maggiormente del processo, infatti, è pur sempre il cretino. Per natura o per scelta, per difetto di educazione o o per qualsiasi altro motivo, il cretino (l’incauto, il pigro, il goloso, il distratto) è l’unico che trae immediatamente un beneficio, potendosi rilassare e anzi diventando libero di esprimere con fierezza la sua cretineria, confidando nella protezione dello stato e sul supporto dei suoi simili, che (si dice) sono sempre maggioranza. E come si dice che la scarsità di lupi nuoce ai conigli, perché gli esemplari malati e tarati non vengono più uccisi e quindi diffondono i loro difetti, così accade che senza un po’ di dolus bonus la cretineria e l’imprevidenza dilagano, fino a che, morto l’ultimo lupo, giungono al potere assoluto e sovvertono i valori, proclamando felicità l’ebetudine, spensieratezza la miopia, generosità l’idiozia, solarità il riso distorto dell’isterico e del folle.

Nota

Ogni tanto la Fondazione rimugina in modo dilettantesco su problemi che saranno già stati discussi ed analizzati migliaia di volte, in genere col risultato di riscoprire l’acqua calda o di arrivare a conclusioni notoriamente errate. In ciò seguiamo la lezione di un precursore di Spallanzani, Macedonio Fernandez, che riteneva ogni uomo tenuto a ricreare daccapo tutta la conoscenza, la musica, la filosofia etc. Uno dei campi in cui siamo meno preparati è proprio l’economia, ma ci attira lo stesso perchè (come aveva già detto qualcuno) contiene un numero sorprendente di illusioni, paradossi e metafisicherie.

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12 risposte a La selezione avversa inversa e il discorso ignorante

  1. anfiosso ha detto:

    “proni al disastro” mi suona praticamente incomprensibile. “Soggetti al disastro [!]”? “Di tendenze catastrofiste”? La prevalenza del cretino mi ricorda quel proverbio di ragazzo di vita che piacque tanto a PPP: Il mondo è dei furbi, e i coglioni se lo godono (pressappoco).

  2. Mr. Storage ha detto:

    Mi aspettavo tutt’altra cosa dal titolo, quindi commenterò con qualcosa che non c’entra nulla (o forse si). Stanotte ho avuto un incubo. Lavoravo per un’azienda che mi costringeva a indossare completi con giacca e cravatta, quel giorno l’avevamo tutti di color bianco. Il mio però era sporco e rovinato. Altro dettaglio rilevante, la suddetta azienda obbligava i propri lavoratori a pagare un tagliando giornaliero per il parcheggio all’interno dell’azienda stessa, pena una multa salatissima. Io quel mattino tergiversavo e non avevo ancora apposto il tagliando sul cruscotto. Così, di punto in bianco mi ritrovavo all’interno della mia auto, ma sui sedili posteriori, mentre su quello del conducente un solerte carabiniere verificava l’assenza del tagliando e si preparava a multarmi di ben 180 euri. Io supplicavo l’agente, in quanto ero sempre stato ligio e trattavasi di momentanea distrazione. L’appuntato non era sordo al mio pianto, mosso a pietà dunque mi spiegava come fosse impossibilitato in quanto, proprio come me, era stato da poco assunto e si trovava nella posizione di chi può solo obbedire agli ordini. A quel punto, comprendendo l’assurda impasse dei nostri opposti ma identici punti di vista, mi trovavo costretto ad accettare la multa. Ma cazzo, centottanta euro erano un botto di soldi…

  3. vincibile ha detto:

    Congetture affascinanti e ragionevoli più che altro alla luce (o meglio ancora, all’ombra) di questi tempi disagiati & deprimenti. Apparirebbero forse importune & menagrame in epoche d’ottimismo & altre gioviali abberlusconerie, e saremmo piacevolmente proni al disdegno loro e di chi le accompagna, con questo dimostrandole per vere.
    Non ostante, «se le compagnie alzano i prezzi delle polizze inducono i clienti cauti a rinunciare all’assicurazione e a ricorrere a forme di autoassicurazione», mi pare agire ormai irrealistico: il cauto automobilista – il cautomobilista – sa bene che gli sbirri contemporanei s’aggirano per le strade muniti di tavoletta ministeriale, la quale informa precisamente chi s’è polizzato e chi no, tant’è che l’obbligo d’esporre il tagliandino è decaduto. Il cretino sottovaluta l’efficacia della sgamanza panottica e più dell’avveduto (che s’assicura) tenterà di pertusare le difese del sistema RCA. Tra l’altro, si propone di vincolare ogni vettura a un apparecchietto GPS, sì che ovunque tu vada a nasconderti sentirai sull’occipite il fiato elettromagnetico del satellite.

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