La lezione controproducente

Nel 2003 sono accaduti due fatti importanti: 1 è nato il sito della Fondazione e 2 Avril Lavigne è morta. Come spesso accade nel mondo religioso (quello dello spettacolo ne è sottoinsieme) la morte è stata nascosta ed April rimpiazzata da un doppione. Nel 2013 però qualcuno se n’è accorto, la notizia della morte si è diffusa e ora si sta diffondendo la smentita. La notizia falsa, come abbiamo già banalmente notato altrove, è una delle più convenienti sotto il profilo economico, perché contiene il seme di una nuova notizia. Anche in questo caso il creatore della notizia sostiene sostiene di averlo fatto per dare al popolo una lezione di scetticismo. Allo stesso modo, un terrorista potrebbe dire che diffonde virus per incentivare la produzione di anticorpi.

Sta di fatto però che questi anticorpi non vengono prodotti, perché la notizia falsa si propaga sempre molto di più della smentita, e più in fretta. Evidentemente soddisfa qualche necessità psicologica, che spesso è il puro desiderio più o meno inconscio dell’esistenza di un complotto. Sin dai diavoletti filosofici, che creano la realtà apparente per semplice malizia, scetticismo e complottismo sembrano padre e figlio. E infatti nulla ci vieta di pensare che la diffusione della falsa notizia della morte di Avril sia a sua volta una menzogna, inventata solo per dimostrare una volta di più quanto è facile ingannare la rete. In fondo, come disse il nostro, perché sforzarsi di diventare davvero un impostore quando si può semplicemente spacciarsi per un impostore?

Tutta questa presunta demistificazione somiglia all’agente provocatore, che è uno degli strumenti classici della tirannia, non della libertà.

P.S. Incidentalmente, il fatto che la Avril Lavigne del 2013 sia del tutto diversa da quella del 2003 è vero. A parte la chirurgia del naso, in quei dieci anni tutte le cellule del suo corpo sono cambiate. La continuità del suo essere è un semplice pregiudizio e potrebbero esistere società in cui, ad esempio, ogni anno l’individuo si considera una persona diversa, e magari cambia anche nome.

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2 risposte a La lezione controproducente

  1. Urizen ha detto:

    Ricordo che nel 2094, all’Università di Forse, in Scozia, un giovanotto petulante mi spiegava concitatamente quanto ogni essere umano sia un mero assembramento di cellule, e dunque il concetto di individualità una mera superstizione primitiva legata a tempi oscuri in cui il “bias dell’umanoidità” stava corrompendo per sempre l’intero pianeta Terra (parole sue, io mi limito a riportare). Secondo la lezione che mi diede l’uomo come individuo non esiste, è un’organizzazione di miliardi di cellule, ognuna con la sua storia, le sue proprie caratteristiche e inclinazioni individuali degne di rispetto ed attenzione alla pari di qualsiasi altra cellula, l’idea di un super-organismo cosciente in grado di disporre della vita e della morte di miliardi di cellule sulla base del proprio monopolio sensoriale e organizzativo inorridiva visibilmente il giovanotto, che con la voce alterata mi accusava di “neurocentrismo”. Mi pare di aver capito che il neurocentrismo, sancendo il dominio di determinati tessuti cellulari su tutte le altre cellule, sia la base di ogni ingiustizia e iniquità, laddove solo la libera espressione individuale della personalità cellulare consentirebbe uno sviluppo sano e corretto dell’essere umano.
    Un curioso effetto collaterale di questa dottrina è che gli esseri umani non si dotano più di nome proprio, ma grazie alla evoluzione delle tecnologie informatiche innestate nell’abbigliamento possono generare casualmente un nome per ogni cellula del proprio corpo e tenere costantemente aggiornato il proprio anagrafe cellulare semplicemente indossando una austera tuta biomeccanoelettroquantica.

  2. eliaspallanzani ha detto:

    é lo stesso discorso che fanno tra loro i formicai, o gli stati.

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