La città sottomarina

Su una bancarella abbiamo trovato questo libro di Renzo Chiosso (in basso a destra potete vedere Giupeppe, il coniglio familiare della Fondazione):

cittasott

 

Pubblicato nel 1944, è una seconda edizione e l’abbiamo pagata un prezzo francamente irragionevole, ingannati dalle poche notizie che avevamo sull’autore.

Chiosso è noto (relativamente) per aver scritto alcuni apocrifi Salgariani, talvolta partendo da testi incompiuti. Inoltre viene inserito nella lista dei “precursori” italiani della fantascienza. Questo libro però di fantascientifico ha ben poco, anzi si direbbe scritto una cinquantina di anni prima. Siccome la trama è banalissima, la sintetizziamo senza troppi timori di spoilerare:

Un marinaio viene a sapere da certi indigeni che su un’isoletta nei paraggi ci sono le sirene. La nave su cui viaggia viene travolta da una tempesta ma improvvisamente una forza misteriosa la attira in un porto sicuro. Appaiono inoltre dei misteriosi individui a bordo di un panfilo, che danno scorte alla ciurma e poi le lasciano la loro nave per raggiungere un luogo abitato. Questo luogo, incidentalmente, è quello nei cui pressi si dice ci siano le sirene. I marinai le vedono, raggiungono il loro atollo e scoprono che c’è un passaggio sottomarino che conduce a una città illuminata di rosso, piena di ricchezze. Si scopre che qui vivono i discendenti di alcune persone scampate al terrore rivoluzionario. Non solo hanno trovato oro e preziosi ma hanno anche scoperto una vernice che brilla grazie all’elettricità, una sorta di televisione, i sottomarini e altre cosette. Ovviamente sono loro che hanno salvato i marinai e le sirene sono semplicemente delle giovani di questa razza bionda e bianca, che ogni tanto escono a prendere il sole in un costume iridescente. Gli abitanti sono lieti della visita perché con i marinai c’è un prete e loro erano ansiosi di avere qualcuno che dicesse la messa.

La presenza del prete nel racconto giustifica l’approvazione ecclesiastica sulla prima pagina. Certo sarebbe stato difficile desiderare un racconto più ortodosso e rispettoso della religione, addirittura critico verso gli orrori della rivoluzione, da sempre invisa ai preti. Per il resto, si può dire che nel 1940 tutte le eccezionali scoperte dei sirenidi erano già state realizzate, compresi i sottomarini e la televisione (che non viene chiamata così, benché la parola esistesse già). Viene quasi da pensare che il libro sia stato scritto una ventina di anni prima e tenuto (giustamente) in un cassetto. Certo è un libro per ragazzi, programmaticamente puerile, però (tanto per dire) all’inizio degli anni ’40 Asimov aveva già formulato le tre leggi della robotica e cominciava la cosiddetta epoca d’oro della fantascienza, mentre in Italia veniva pubblicato questo libretto, che sembra un’imitazione di Giulio Verne. Questo ritardo di una cinquantina d’anni rende ancora più singolare la figura del Nostro, che è, a paragone, di una modernità persino sospetta.

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