Tre versioni di Lazzaro

abbosdo

Per ovvi motivi ripeschiamo l’ennesimo frammento spallanzanesco su un tema di non secondaria importanza.

<< Mandarono a chiamare Giesùcristo perchè Lazzaro era salito su un cornicione e voleva buttarsi di sotto. Diceva che non ce la faceva più a vivere e non avrebbe cambiato la sua decisione. Allora Gristo gli arrivò alle spalle all’improvviso e disse: “amico mio, se ti butti da qua sopra nemmeno io potrò fare più niente”.
Lazzaro sbandò, il vento gonfiava le sue bende e lo faceva somigliare a un goffo cormorano. Girando sui talloni sgranò gli occhi e disse: “ma che dici maledetto? tu sei il signore dell’universo, puoi fare quello che ti pare!”
“In teoria”, concesse Gristo.
Cinquanta metri più in basso la gente li guardava senza sentire niente, le sorelle di Lazzaro pregavano e qualcuno nel dubbio andò a chiamare un centurione.
In alto Lazzaro fece un breve scarto, oscillò paurosamente all’indietro e poi lo si sentì gridare: “stai lontano! puoi farlo eccome, rigenerare la mia carne dalle ceneri, il corpo glorioso… puoi persino far tornare indietro il tempo! non era questo che hai promesso?”
“Si ma vedi”, disse Giesucristo mettendo un piede sopra al parapetto, “se tu togli la vita”, e salì sul parapetto finendo pancia a pancia col suo discepolo: “se tu rinunci a questa vita”, continuò, “io non posso certo costringerti”. Poi lo spinse giù.

Schiantato sull’asfalto il cadavere di Lazzaro non sembrava neanche più una cosa umana. Le articolazioni si erano rotte e sporgevano dal corpo buttate a caso, il cranio si era spaccato longitudinalmente. Disse Giesucristo, che era lì: “amico mio, sei un idiota. Adesso alzati e cammina”.

Come un ragno, come un incredibile insetto, quello che era stato Lazzaro si sollevò dal suo sangue e dalla faccia spaccata uscirono queste parole: “ma che diavolo ti è venuto in mente”. Al che rispose Gristo: “è stato un incidente, al massimo potranno chiamarlo un crimine, però almeno la tua anima è salva”. Poi pensò d’ora in poi la bestemmia contro lo spirito non sarà mai più perdonata, ma adesso io prendo su di me anche il tuo peccato e lo porto nel deserto, dove bruceremo. Poi se ne andarono insieme e alcuni scambiavano Lazzaro per il suo cane. Il suo di Gristo, voglio dire.

II

Quando Lazzaro morì mandarono a chiamare l’ispettore Giesucristo perchè facesse luce sull’omicidio e la prima cosa che lui fece fu andare a trovare Hannibal Lecter.
Chiuso nella sua cella Hannibal stava in piedi come il pupazzo dello sposo sulla torta. Gli disse “Ciuao Giesucristo, scommetto che di solito usi l’eir diu tomp, ma non oggi”, e detto questo sembrò venirsene nelle mutande dalla contentezza.
Disse Giesucristo: “aiutami a risolvere questo mistero e ti farò avere una vista, casomai anche un balcone, se i vicini non ci denunciano”.
Disse Hannibal “allora è tutto un altro paio di maniche! a proposito, secondo te “paio di maniche” è maschile o femminile? perchè se è femminile ci voleva l’apostrofo”, e detto questo prolungò il suono della “effe” ricavandone un verso agghiacciante.
Disse Giesucristo: “Hannibal, passi per esperto del cuore umano perchè dicono che l’hai assaggiato, aiutami a decifrare la morte di Lazzaro e in cambio ti perdonerò molti peccati, ma non l’uso della brillantina”.
Il feroce cannibale si richiuse in se stesso, come ascoltando il ticchettio della follia universale. Alla fine disse: “Ieri ho letto il giornale, diceva che una chiesa è crollata in testa alle beghine. Adesso capisci chi è il grande assassino?”
E Giesucristo: “l’appaltatore?”
No.
“I tecnici del comune?”
No.
“L’ispettorato del lavoro? Insomma chi cazzo è?”
Dio.
“Ahahaahhaah!”, rise  IFFIGNORE, “e per queste scemenze ti hanno dato l’oscar? non sai che Dio non crea il male?”
E cosa fa? uccide la gente.
“No Hannibal, lui desidera. Leggi Marco Aurelio. La prima cosa che fa è desiderare”.

III

“Le tue ferite risaneranno”, disse Giesucristo, “e presto l’acqua sarà gelosa di te”.

Dietro il pietrone della sepoltura Lazzaro rispose: “potresti anche spostarlo questo masso, visto che la fede smuove le montagne e mi hai resuscitato da tre giorni”.
Al che rispose Giesucristo “e non pensi allo scandalo? o credi che la resurrezione cancelli la morte nella mente degli uomini? che direbbe la gente a vederti camminare di nuovo sotto il sole? che la legge di natura è sovvertita, quella legge che io sono”.
“Allora lasciami dormire, maledetto idiota!” gridò Lazzaro dal suo sepolcro. Erano tre giorni che grattava la pietra con le unghie.
Disse Gristo: “nòne, te ne andresti in giro nelle tue bende a ridere e cantare, mangiare, amoreggiare, sudare, defecare… e che direbbe allora la gente? ecco, è risorto ed è proprio uguale a prima! un piccolo uomo, un misero peccatore! allora che ne sarebbe della resurrezione, dell’inconcepibile resurrezione? la gente direbbe “l’universo si è piegato alla Sua volontà, la legge della morte è spezzata, e tutto quello che sa farsene questo pidocchio è vivere di nuovo come un uomo! allora niente ha più alcun senso!”.

“Tu sei pazzo”, disse Lazzaro, e capì che era vero. Sprofondò nell’orrore.
“Tu sei la cosa peggiore che esiste al mondo e ora io ci credo, questo prova che le scritture
non mentivano, davvero tu sei Dio e la tua volontà è del tutto intesa al male”.

Giesucristo alzò le spalle. “Non esagerare Lazzy, è andata così. Nemmeno io posso far sì che ciò che è stato non sia: ormai su di te la morte non ha più dominio e tu resterai qui a testimoniare oscuramente la lieta novella, la vittoria sulla morte e la resurrezione. La gente pagherà per venirti a sentire e se griderai verrà da più lontano ancora, quindi grida pure se vuoi”, e se ne andò. Giesucristo dico.

Allora Lazzaro rimase completamente solo, che poi è il vero significato della parola “immortale”, e al buio che puzzava della sua stessa carne disse: “aprite, vi prego! a colui che smuoverà questa pietra io donerò la mia vita”, ma non venne nessuno.

Passarono altri mille anni e Lazzaro gridava notte e giorno aprite, aprite, vi scongiuro, sto impazzendo! a colui che aprirà questa bottiglia io esaudirò tre desideri! Ma non venne nessuno.

Nel terzo millennio della sua prigionia non disse più nulla, ma chino sulle ginocchia si mordeva a sangue le mani e pensava: a colui che aprirà questa porta, uomo o dio, guai a lui.>>

Advertisements

Informazioni su eliaspallanzani

Blog dedicato etc
Questa voce è stata pubblicata in atrocità, spallanzate. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...