Vasto Attivo Sistema di Paranoia Vivente

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Questa che vedete è la foto di un complotto.

Nel 2015 la rete si è gonfiata più del solito di notizie false e di indagini sulle modalità della loro formazione, e più in generale di analisi del complottismo dilagante. Molti si sono accaniti a cercare le cause sociali o psicologiche del fenomeno, spesso arrivando a risultati simili a quelli dei primi studiosi del complotto nella società moderna. In questo breve articolo noi parleremo invece delle basi biologiche del complottismo, e per farlo dobbiamo spiegare brevemente cos’è una rete neurale.

Semplificando alla grandona, la rete neurale è un classificatore statistico, che può essere composto da neuroni biologici o artificiali. Di norma è dotato di un meccanismo di apprendimento o più genericamente rafforzamento: man mano che i dati vengono processati, il sistema modifica retroattivamente il peso degli input nel tentativo di ridurre il rumore. Grazie a questo meccanismo la rete si comporta più o meno come una prateria scavata da fiumi, in cui i letti più frequentati tendono ad allargarsi e approfondirsi, attirando altra acqua. I cammini più percorsi si rafforzano e ciò spiega come mai una rete costruita per individuare forme di occhi tenda a “interpretare” sempre più cose come occhi. Le immagini generate dagli algoritmi di google hanno avuto grande fortuna, ma in realtà non sono concettualmente molto diverse da un qualsiasi sistema di riconoscimento dei caratteri, che scambia le macchie del foglio per lettere,  o “cl” per “d” (è come se attorno alle forme si scavasse un alone).

Ogni neurone artificiale è una macchina molto semplice, che superata una certa intensità di segnale in ingresso “scarica”, come un neurone biologico. L’insieme di miliardi di neuroni produce invece risultati terribilmente complicati e in parte imprevedibili. E’ inevitabile constatare che l’umanità connessa, nel suo complesso, tende sempre di più ad assomigliare a una rete neurale, in cui moltissimi individui bombardati da segnali “scaricano” a loro volta non appena raggiunta la soglia. Le soglie vengono continuamente modificate dal comportamento degli altri individui-neuroni, ma emerge chiaramente un processo di rafforzamento. La domanda che ci si potrebbe porre è: “se la rete di google cerca occhi, cosa cerca la rete umana?”. La risposta più semplice è Intenzionalità.

La rete cerca una volontà, un’intelligenza che mira a uno scopo. E’ stata addestrata a cercarla, per riconoscersi e riconoscere, e continua a cercarla, anzi la trova sempre più spesso, perchè il cammino si rafforza in feedback. Di fronte alle infinite immagini del mondo, la rete ritrova sempre gli stessi elementi. Anche variando ed eliminando parti dello sfondo, continuano ad emergere gli stessi pattern, quindi il sistema si convince di due cose: uno, di essere nel giusto; due, che esiste un’intenzionalità perenne, nascosta, attiva, forse maligna, perché resiste a tutti i tentativi di modificarla.

Il vero problema è che la rete in parte ha ragione. Il processo di semplificazione e adattamento è necessario per comprendere, per evitare che il mondo si disintegri in infiniti bit privi di significato. Le macchie somigliano davvero a lettere o a occhi, l’interpretazione non è del tutto sbagliata: quello che manca alla macchina è la comprensione  del contesto. Esiste un livello superiore di analisi, basato su un vocabolario, anzi un’enciclopedia, che permette al singolo di capire che non c’è scritto “i Magi portano cloni” bensì “doni”, o di distinguere un occhio del viso da un occhio stilizzato su una tappezzeria, ma la rete neurale opera a un livello troppo basso per fare questa distinzione. Allo stesso modo, il complottista tende ad eliminare gli elementi dello sfondo e a concentrarsi su delle strutture ricorrenti, più facilmente percepibili, e inoltre si avvicina ad altri complottisti, creando una rete sempre più specializzata nel riconoscere ciò che già pensa.

Questo processo, da sempre presente, è ulteriormente rafforzato dalla crescente rapidità con cui gli stimoli vengono processati dai neuroni-individui e producono scariche di generalizzazioni. In questo modo la mente individuale si riduce a una macchina più semplice, incline alla reazione più che alla riflessione. Le analogie tra i fenomeni si estendono: cancellando le differenze storiche, sociali, economiche, la rete-mente inizia a trovare tutto simile, e ne trae angoscia, spavento.

Le immagini di google, spesso paragonate a sogni di macchine, sembrano invece più degli incubi della comprensione. Il fatto rilevante è che questa generalizzazione è la base anche della conoscenza razionale.  Che cosa distingue il genio che individua strutture nascoste dal complottista folle? In fondo forse è solo che il primo non cerca una volontà.

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