Buono ultimo

In “Controcorrente” Des Esseintes porta un adolescente povero al bordello: vuole abituarlo precocemente ai vizi in modo che poi, tagliandogli i fondi, per procurarseli diventi un ladro e sperabilmente un assassino. Come in tutte le sue azioni, l’aristocratico decadente non fa altro che ripercorrere vecchie strade: è la stessa tattica del vecchio della montagna, che secondo Marco Polo simulava per i suoi accoliti un paradiso fatto di miele e prostituzione, e poi li mandava a uccidere pieni di speranza e di letizia. I sovrani dell’epoca, pare, pagavano il pizzo al vecchio per distoglierne le attenzioni, e magari la stessa cosa si augura lo stato islamico, ma è l’occidente ad aver creato l’illusione paradisiaca di massa: l’unico problema è che allo stesso tempo ha distrutto l’idea dell’aldilà, quindi i milioni di cacciati dal paradiso dell’adolescenza possono solo sperare nella realizzazione di una cuccagna terrena. Tutto questo, però, accadeva circa cento anno fa, e oggi solo i tecnici credono ancora in un mondo in cui le macchine fanno tutto il lavoro, la vita e la salute sono eterne, le donne si lanciano nel poliamore. Il fatto è che mentre la carne ha esigenze limitate, non avviene così per la mente: il desiderio può crescere tendenzialmente all’infinito, come mostra la pubblicità, e il paradiso non è più il luogo della soddisfazione, chiaramente noiosa, ma del crescente e insoddisfatto desiderio, ossia un classico inferno. Quindi noi siamo allevati nell’illusione di vivere all’inferno, e quando ce ne scacciano a quello vogliamo tornare: col delitto sì ma, per chi si dà al volontariato, persino con il bene. Questa sarebbe stata un’idea veramente controcorrente, un centinaio di anni fa.

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L’immagine è cortesia di ff

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Una risposta a Buono ultimo

  1. dora ha detto:

    Mi sono ricordata ora di aver letto “A’ rebours”, parecchi anni fa : ora il ricordo è offuscato e non ritrovo più il volume(tto) nella libreria. Mi aveva provocato un certo fastidio, e non per lo stile (impeccabile, come il personaggio), ma per quanto dici tu. Lo stesso fastidio che avverto per l’esasperata ricerca di “stili” estetici che mi sembra di vedere anche nelle espressioni fisiche di emozioni, nelle parole, nelle frasi, nei (pochi) pensieri.
    Osservo,paradossalmente , che le persone che riesco a frequentare oggi sono tutte occupate ad alimentare la mente con il meglio delle arti (in senso lato) . Parlano poco, comunicano meglio con la scrittura.

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