La scrittura circolare

La Fondazione è così attenta all’attualità che cannata la commemorazione di Pasolini (che il Nostro non apprezzava particolarmente, e di cui perciò non abbiamo molto da dire: se il non aver molto da dire fosse motivo sufficiente, in rete, per non parlare di un argomento), cannata la commemorazione, dicevamo, vogliamo riportare invece l’ennesimo appunto spallanzanesco scritto in memoria di un autore ben più provocante, Borges.

“In Thlon, Uqbar, orbis tertius Borges racconta di aver udito da Bioy Casares la memorabile sentenza degli eresiarchi di Uqbar: “la copula e gli specchi sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini“.

Verificando nell’Angloamerican Cyclopedia (che esiste davvero), la frase diventava: “per uno di questi gnostici l’universo visibile è illusione, o – più precisamente – sofisma; gli specchi e la paternità sono abominevoli, perché lo moltiplicano e lo divulgano“.

Ne Il tintore mascherato Hakim di Merv, contenuto in Storia universale dell’infamia, c’è un capitoletto intitolato “gli specchi abominevoli”. Qui si riassume la dottrina del profeta velato del Khorasan: “la terra che abitiamo è un errore, un’incompetente parodia. Gli specchi e la paternità sono abominevoli, perché la moltiplicano e confermano“.

Nella cosmogonia di Hakim, che è una mera amplificazione di quella dello gnostico Basilide, l’universo sensibile è l’ultima delle 999 emanazioni delle 9 ombre del dio spettrale: “il signore del cielo che sta in fondo è quello che governa – ombra di ombre di altre ombre – e la sua frazione di divinità tende allo zero“.

Il profeta velato torna nello Zahir (l’Aleph), dove è chiamato Al-moqanna dello Jorasàn. Prevedibilmente, una Difesa dell’ingannevole Basilide contenuta in Discussione ripete: “il signore del cielo finale è quello della Scrittura, e la sua percentuale di divinità tende allo zero“.

E poi vertiginosamente: nella Difesa della cabala, “l’intervento del caso tende allo zero”; nello Zahir si da’ “vedere la tigre” come perifrasi di impazzire; in Tigre blu, il protagonista è perseguitato da monete che non si sommano come si deve; e lo zahir è una moneta; in Thlon, l’esempio delle nove monete per contestare la causalità; ne L’arte narrativa e la magia, la magia come “forma estrema della causalità”; ivi la citazione di Chesterton: “as all stars shrivel in the single sun / the words are many, but The Word is one“, che risuona in quella di Plotino: “il sole è tutte le stelle, / e ogni stella è tutte le stelle e il sole“.

Borges le cita entrambe ma, sempre più strano, non sembra accorgersi che sono una, e che sono lui.”

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