Elia Spallanzani contro la giustizia

Rovistando accaniti tra le scartoffie del Nostro abbiamo trovato un frammento che come al solito non si capisce se sia il diario di un fatto realmente accadutogli o un abbozzo di racconto. Lo riportiamo com’è, salvo per qualche correzione di evidenti errori materiali.

fakethepolice

Carabinieri di XXX
                                                 Egr. sig. Elia Spallanzani,
la Signoria Vostra è convocata urgentemente a riferire presso questa tenenza per motivi di giustizia.
                                                firma illeggibile

Non una data, nessun riferimento. Il giorno successivo andò dai carabinieri a chiedere ragione: gli fu risposto che nessuno ne sapeva niente ma che dallo scarabocchio in calce al bigliettino si poteva arguire che l’estensore era il maresciallo Scognamiglio.
Seguirono scale e androni, nonché varia inchiesta sul milite; il quale però alla fine negò recisamente di sapere nulla del viglietto cilestrino, di Elia Spallanzani e di tutta la sporca faccenda. Opinò tuttavia che il grafismo sottoscrittorio stesse in verità per “Pagliarulo” o forse “Lamparulo”, e che presso la tenenza vi erano appunto militi così nomati. Li si cercò, li si rinvenne al bar di fronte. Entrambi paracaddero dai nuvoli e spergiurarono che no, che mai in vita loro avevano vergati biglietti di convocazione così sbarazzini. In coro aggiunsero che forse il maresciallo Lampascione ne poteva sapere qualcosa, perché era diplomato.

E.S. non aveva permessi per malattia o motivi di giustizia, non poteva prolungare la visita, che gli aveva già tolto mezza giornata, e così propose di vergare isso fatto un biglietto di risposta, per il caso che qualcuno scoprisse cosa volevano da lui. E scrisse:

XXX, allì 5 febbraio 1986
Il sottoscritto, evocato “ad audiendum verbum” presso questa tenenza da un tale Scognamiglio, o Lampascione, o Lamparulo, o Zamparulo che si voglia, vi ha trascorso la mattinata senza che gli si desse udienza. Pertanto, pur restando a disposizione “domi”, declina ogni responsabilità per il pregiudizio ai motivi di giustizia.
                                                firma illeggibile 

* * *

Il biglietto fu ritrovato sei mesi dopo dal tenente Zampaglione, che aprì un’inchiesta: come risultato tutti i pregiudicati del circondario furono convocati “ad audiendum verbum” (il tenente aveva apprezzato l’espressione e l’aveva fatta sua) per scoprire chi fosse e cosa avesse da dire l’estensore del misterioso biglietto, e soprattutto quali fossero i pericoli per i motivi di giustizia che il tale paventava.
Il sottobosco malavitoso, notoriamente incline al panico e alla delazione, fornì una lunga serie di nominativi improbabili, e il giro di biglietti di convocazione si estese di conseguenza. Nell’orgasmo giustizialista il biglietto originario però andò smarrito, come era andata smarrita ormai da tempo la primitiva convocazione del tale Lamparone o Guagliarulo o Scognamiglio che fosse, per cui nel gennaio 1987, preda di orribili dubbi, il tenente Zampaglione ricordò la parola “domi” e prima convocò tutti i sig.ri Domi della regione e poi, dopo un consulto con suo nipote, tutti i diplomati del liceo classico cittadino. Il 5 febbraio 1987 il sig. E.S. e un altro centinaio di persone ricevettero dunque il seguente biglietto:

Carabinieri di XXX
                                                 Egr. signore
la Signoria Vostra è convocata urgentemente ad audiendum verbum presso questa tenenza per motivi (segreti) di giustizia.
                                                firma illeggibile

Al quale E.S. rispose a stretto giro:

XXX, allì 5 febbraio 1987,
Egregi signori, a parte il fatto che sono “dottore” e non signore, ci tengo a precisare che non verrò a riferire nulla finché non vi deciderete a dirmi cosa volete. “Salvis iuribus”.
                                                firma illeggibile

* * *

Il giorno successivo il giornale titolava:

MISTERIOSO ERUDITO SFIDA LA GIUSTIZIA
Si intensificano gli sforzi della locale tenenza per individuare
l’anonimo estensore degli allarmanti biglietti che 
ingolfano ormai l’ufficio postale di XXX. Il professor Lamparone,
assistente di sociologia all’università parificata del Molise,
ipotizza che sotto lo stile classicheggiante si nascondano
dei messaggi in codice.

L’ipotesi, per quanto peregrina, e anzi proprio perché peregrina, sembrò subito rilevantissima. Tutti i lettori del quotidiano si toccarono il naso, a sinistra, coll’indice, nel tipico gesto italiano di chi ha capito qualcosa che sfugge alla massa. E tutti, vedendo che tutti si toccavano il naso, a sinistra, con l’indice, temettero che ci fosse ben altro da capire. Il tenente Zampaglione, dal canto suo, leggendo l’articolo che lui stesso aveva sollecitato si convinse definitivamente di aver messo il dito nella piaga, e convocò “ad audiendum verbum” il professor Lamparone, il cui cognome peraltro gli ricordava qualcosa. Il dialogo tra i due fu molto teso: in fondo Lamparone era dottore, aveva fatto il magistrale ed aveva anche la facies del mitomane, oltre che un irritante codino: poteva ben essere Lui.

Dopo due ore di interrogatorio il professore infatti crollò è confessò di aver comprato la sua tesi di laura, ma negò assolutamente di avere qualcosa a che fare coi biglietti ed i messaggi segreti, tanto più che lui il latino neanche lo sapeva, e per dimostrarlo declinò rosa rosae tutto sbagliato. Sennonché, e questo va detto ad onore del tenente, dimostrare di ignorare il latino è molto più facile che dimostrare di saperlo, chiunque ci riuscirebbe, per cui la prova non fu ritenuta decisiva e il professore venne trattenuto. E se la sarebbe vista brutta se non fosse arrivato un altro biglietto di E.S., che diceva così:

XXX, allì 25 febbraio 1987
egregi signori, vedo che ancora non avete risolto il busillis e, certo per puerile vendetta, mi avete anche multato la seicento. Sappiate però che non cederò alle vostre intimidazioni e tacerò “perinde ac cadaver”, finché non mi avrete detto cosa volete. 
                                                firma illeggibile

“L’affare ingrossa!”, si disse allora il professore molisano temporaneamente ristretto in vinculis, che pur non sapendo il latino aveva riconosciuto il motto dei gesuiti e da quello il legame con Maria Maddalena, il deboscio giovanile, la rivelazione di Lourdes e tutto il bric-a-brac socio-occultistico sul quale si basava la sua tesi, intitolata “Della citazione estesa: da Umberto Eco ai plagiari cinesi e viceversa”. E tutto questo quando all’improvviso…”

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