Così, di nuovo a gratis

La Fondazione disprezza profondamente Freud. E’ un sentimento istintivo e inspiegabile, che potrebbe persino nascondere dell’antisemitismo*. Tuttavia ricordiamo sempre la frase dell’illustre scienziato, quella in cui sostiene che i miti del fuoco sono legati all’istinto umano di pisciarci sopra, quasi fosse una gara a chi l’ha più lungo**. E ricordiamo anche il caso del piccolo Hans, che stiamo rileggendo.

Il piccolo Hans è figlio di due tra “i miei più fedeli seguaci”, scrive l’illustre, e non sembra accorgersi che già questo potrebbe spiegare alcune delle singolari mosse del bambino. A 3 anni Hans mostra grande interesse per il pipino, bacia maschi e femmine, si tocca e fa altre cose che tutto sommato fanno tutti i bambini. A un certo punto però gli viene paura dei cavalli, è convinto che potrebbero morderlo. Sulla base dei dati raccolti, Freud ipotizza che il bambino sia rimasto impressionato dalla grandezza della minchia dei cavalli***, che attribuisca un simile attrezzo anche alla madre e che in qualche modo la madre e il cavallo si siano uniti nella sua mente, quindi consiglia al padre di Hans di parlargli con una certa chiarezza.

Riportiamo il dialogo tra i due, annotato dal padre:

Hans: […] “A Grumden c’è un cavallo bianco che morde. Se gli dai il dito te lo morde”. (Rimasi colpito dal fatto che diceva “dito” e non “mano”).
Poi Hans mi raccontò che il padre di Lizzi aveva detto: “Non mettere il dito sul cavallo bianco, se no ti morde”.
A questo punto gli dissi: “Vedi, mi colpisce il fatto che tu non vuoi intendere che non si deve toccare un cavallo, ma che non bisogna toccarsi il pipino”.
Hans: “Ma un pipino non morde”.
Io: “E invece forse sì”.
[…] Il 2 marzo dette di nuovo segno di essere spaventato. Io allora gli dissi “Lo sai, la tua sciocchezza (così chiamo la sua fobia) migliorerà se andrai più spesso a passeggio”.
Hans: “Oh no. Va tanto male perchè mi tocco ancora il pipino tutte le sere”.

Ora, considerando che all’epoca il bambino aveva quattro anni, e che i cavalli di fatto possono anche mordere, viene subito da pensare che il padre fedele seguace di Freud sia stato la causa principale dei suoi problemi psicologici (che si risolsero positivamente: almeno nella cornice del “caso”: se poi, accompagnato dallo sguardo del luminare e del padre Hans sia diventato da adulto un mentecatto completo, questo non possiamo saperlo).

* E’ bene ricordare che per Freud l’origine inconscia dell’antisemitismo sarebbe il complesso di castrazione, perchè i bambini sentono dire che agli ebrei viene tagliato un pezzo del pene e questo li autorizza a disprezzarli. Il fatto che ciò non accada per gli altri popoli che praticano la circoncisione, tipo gli arabi, non sembra turbarlo.

** “Si direbbe che il maschio primitivo fosse abituato, quando incontrava il fuoco, a soddisfare su di esso un desiderio infantile spegnendolo con il suo zampillo d’orina. Sull’originaria interpretazione fallica delle fiamme che guizzano e si levano in alto, stando alle leggende che possediamo, non ci può essere dubbio alcuno. L’atto di spegnere il fuoco mingendo fu dunque una specie di atto sessuale con un uomo, un dilettarsi della potenza virile in competizione omosessuale”. Certo. Così ragionando, l’uomo primitivo avrebbe dovuto pisciare su tutto ciò che gli ricordava un fallo, quindi anche sulle banane e sulle canne e praticamente su qualsiasi cosa, visto che a certe menti tutto può ricordare un fallo: il che poteva diventare molto pericoloso nel caso dei serpenti.

*** Del resto, “L’importanza che gli animali hanno nei miti e nelle favole dipende in buona parte dalla facilità con cui offrono alla vista del bambino curioso i loro genitali e le loro funzioni sessuali”. Come negarlo.

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