Politica ludica

Roberto Cotti dei cinque stelle ha pronunciato in Senato un discorso le cui parole cominciano tutte con la “c“. E’ un classico tautogramma, come se ne scrivono da secoli, e come tutti i giochi para enigmistici oltre all’abilità mostra anche una certa rassegnazione.

Un altro Roberto, Calderoli, è ormai noto per il suo generatore automatico di emendamenti, che ricorda le poesie combinatorie di Queneau, le preghiere automatiche di Spallanzani e i testi creati da Polygen. Il gioco di Calderoli però è molto più italiano del mite tautogramma, trattandosi di un abuso delle regole compiuto senza violarne la lettera.

Il vero bello della mossa di Calderoli è che statisticamente tra i suoi 82 milioni di emendamenti generati casualmente ce ne saranno sicuramente molti che migliorerebbero davvero la legge, e invece verranno rigettati in blocco per un volgare pregiudizio antistocastico!

Invece se ci fosse un modo di misurare la “fitness” di ogni norma si potrebbe cercare la legislazione perfetta utilizzando gli emendamenti genetici, cioè una versione politica degli algoritmi genetici.  Questi ultimi non sono altro che delle serie di istruzioni che vengono fatte mutare casualmente all’interno di un computer. Ogni algoritmo generato viene poi applicato al problema, e si misura la sua efficacia. Gli algoritmi che ottengono i risultati migliori vengono fatti “accoppiare” e trasmettono parte del loro codice (letteralmente) agli algoritmi figli, sul presupposto che se ha funzionato per gli esseri viventi funzionerà anche per le macchine logiche.

Il problema da risolvere, quindi, agisce un po’ come l’ambiente che seleziona le forme viventi più efficienti, e l’intera società umana può essere considerata l’ambiente in cui vivono le strutture normative (in cui, a loro volta, vivono gli individui considerati astrattamente (p.s. in realtà il discorso sarebbe più complesso e spesso non è facile distinguere l’animale dall’ambiente)).

Uno dei problemi degli algoritmi genetici (e quindi anche degli emendamenti casuali) è che non è possibile sapere in anticipo se si troverà effettivamente la soluzione migliore, e soprattutto non si sa quanto tempo potrebbe volerci. Il sistema potrebbe evolvere per miliardi di miliardi di cicli di macchina senza giungere a un risultato, oppure bloccarsi in un culo di sacco genetico o in un “ottimo locale”, cioè in una condizione apparentemente efficiente ma di fatto sub-ottimale (per fare un esempio, si considerino tutti gli animali perfettamente adattati a un certo ambiente che spariscono a causa di un mutamento anche piccolo delle condizioni: l’eccesso di specializzazione non favorisce sempre la sopravvivenza).

Naturalmente questo metodo per ora resta un sogno: la complessità del mondo e le ambiguità del linguaggio normativo, la difficoltà di rilevare anche solo gli effetti innumerevoli di ogni piccolo cambiamento, per tacere della spaventosa difficoltà di immaginare e modellare le possibili interpretazioni delle norme da parte della giurisprudenza, rendono impossibile creare un modello efficiente della realtà che non sia la realtà stessa. Nulla vieta però che in un futuro prossimo l’incremento esponenziale della capacità di calcolo, la rilevazione puntuale di ogni minimo comportamento attraverso facebook e la nascita di sistemi esperti di nuova generazione possano effettivamente creare un modello della nostra repubblica in cui far evolvere gli emendamenti di Calderoli. E a dispetto di tutti quelli che lo ritengono da sempre un balengo, il pacioso esponente della Lega potrebbe diventare il padre di una nuova forma di società umana.

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2 risposte a Politica ludica

  1. doraimon ha detto:

    quia mali non merentur bonos habere rectores

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