La scomparsa dell’anonimo

Le opere e le frasi memorabili di autore ignoto finiscono inevitabilmente per essere attratte nella sfera di un soggetto nominato, mitico o esistente (difficile distinzione: aumentando le attribuzioni il soggetto reale tende a diventare mitico, e viceversa). L’attribuzione avviene per i motivi più disparati, non sempre egoistici, ma è un fenomeno costante: è come se l’anonimo fosse un carattere recessivo, che col tempo tende a scomparire*.

Ieri ci siamo imbattuti in una storiella su Gandhi, che mostra la sua arguzia di fronte a un odioso professor Peters. Si capisce subito che non è vera, anzi è costruita fondendo più risposte argute che vengono da chissà dove. In rete l’aneddoto è attribuito anche ad altri personaggi storici o esemplari come Akpos, Vinayak Damodar Savarkar, Amama Mbazazi, un ragazzo del Kansas, tale Desmond, Muhammad Ali JinnahSwami VivekanandMula NasruddinHalaluddin. Cambiano alcuni dettagli (il nome dell’insegnante, che a volte è Abramovic, e l’università, che talvolta è in Uzbekistan o a Makerere), ma il testo è praticamente identico.

Nel complesso la storia sembra venire da un vasto territorio compreso tra India, Arabia e Africa orientale, cioè più o meno quello delle mille e una notte. Il fenomeno è abbastanza recente, la voce più antica è del 15 dicembre 2012 e viene pubblicata dallo Zhou Enlai Peace Institute, che è un sito cinese, ma si ringrazia un certo Arthur Lipper, il che fa pensare che la fonte sia lui. Il 6 marzo 2014 il sito “Joke of the day” presenta la storia come uno scherzo, il 7 marzo viene attribuita a Mbazazi (Uganda, si colloca l’evento nel 1974), il 12 marzo viene attribuita come fatto reale a Savarkar, poi si diffonde come notizia reale. E’ probabile però che le parti che compongono l’aneddoto siano molto più vecchie. La più antica sembra quella della scelta tra il denaro e la saggezza, che ricorda i dialoghi tra Salomone e Marcolfo, mentre la parte finale sul voto d’esame pare molto più moderna.

Si noti che mentre indiani ed africani tendono spesso ad attribuire la storia a capi politici, autori di qualche forma di riscatto nazionale, l’americano del Kansas l’attribuisce al quisque de populo: l’orgoglio degli occidentali difficilmente si esprime attraverso i loro governanti.

Sarebbe interessante cercare di risalire alla fonte dei singoli pezzi, probabilmente i primi due episodi sono addirittura medioevali, ma magari lo facciamo un’altra volta.

P.S.: la faccenda dello scegliere tra l’oro e la saggezza sembra infatti venire da una storiella di Nasreddin (o Nasrudin, o -ddin, etc), sorta di Bertoldo turco del 13-14simo secolo. Somiglia anche, con modifiche, a una delle storie di Birbal, consigliere dell’imperatore moghul Akbar il Grande (1542-1605), la cui saggezza è diventata proverbiale, tanto che esistono centinaia di storielle in cui dà risposte argute.

P.P.S.: la stessa storia viene riproposta, in tutto o in parte, come barzelletta con protagonista anonimo.

*Questo vale meno nelle società repressive.

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