Il solo scopo

Al supermercato ci siamo imbattuti in questo vasetto:

Il lodevole prodotto biologico conterrebbe, a detta dei suoi creatori, più del 100% di frutta. L’affermazione ci ha talmente stupito che abbiamo chiesto ad alcuni clienti presi a caso di dare uno sguardo al vasetto e di dirci se quello che vedevamo era reale oppure no. Pochi hanno notato qualcosa di strano nella scritta in alto a destra. Uno ha anzi difeso la validità della marmellata, facendoci notare che nell’etichetta c’è scritto che per ogni 102 grammi di frutta si ricavano 100 grammi di marmellata. Gli abbiamo risposto che questo è inevitabile, visto che la frutta bisogna pur cuocerla, e comunque non giustifica quel “più del 100%”, ma il tipo è rimasto della sua opinione.

Comunque non dubitiamo che sia un’ottima marmellata. Ci spiace solo di non avere lo sguardo miope e meticoloso del Nostro, che da questo episodio avrebbe certamente tratto un racconto in cui lo slogan è letteralmente vero. Ci è però tornata in mente una sua involuta annotazione, sempre riguardante il packaging, e siamo andati a recuperarla:

<<Incuriosito dal nuovo prodotto, ho comprato una scatola di tofu: poi me ne sono dimenticato e oggi l’ho ritrovata in frigo (detta così non sembra una vicenda emozionante e infatti non lo è). Ho preso la scatola e ho deciso di contemplarla a lungo, senza nessun particolare motivo: ho letto più volte la tabella delle calorie, poi una sorta di commento (nemmeno tanto entusiastico) del testimonial del prodotto, poi sul lato stretto ho letto, in piccolo: “l’illustrazione ha il solo scopo di presentare il prodotto”.

Orbene… benché io sappia cosa vuol dire la frase e l’abbia anche già incontrata, per qualche minuto non sono riuscito a comprenderne il significato. Ho continuato a rigirarmi la scatola tra le mani senza afferrare il senso non solo di quelle parole, ma dell’intero oggetto, anzi dell’intero frammento temporale. Sulla scatola c’è una foto di cubetti di tofu (che se ben capisco è un formaggio) coperti di frammenti di verdure e macchiati di una salsa arancione. E quale potrebbe mai essere la funzione di un’illustrazione se non quella di mostrare il prodotto?

Ma innanzitutto, perché chiamarla illustrazione visto che è una foto? O sembra comunque una foto. Forse che è stata disegnata apposta? Forse qualcuno si è preso la briga di riprodurre in modo molto realistico del tofu? Che, per inciso, sarebbe non un formaggio bensì una sorta di muco di soia indurito? A questo punto mi sono accorto che nella mia mente la frase era diventata “l’immagine ha il solo scopo di mostrare il prodotto” e che perciò nella sua assoluta ovvietà mi impediva di notare che in realtà c’è scritto:

“l’illustrazione ha il solo scopo di presentare il prodotto”.

Presentare è molto diverso da mostrare. Il senso inutile dirlo è che l’immagine (ma non è un’immagine) non mostra il prodotto, ma qualcosa che contiene il prodotto (una presentazione), o che comunque ha a che fare col prodotto, anzi una promozione (ma perché non dire allora “ha il solo scopo di promuovere”?). Tutto ciò nel caso in cui qualcuno possa pensare che dentro la scatola piatta e rettangolare non c’è del generico tofu ma proprio quella specifica cascata di cubetti di tofu con verdure e schizzi di salsa. Ma chi mai potrebbe pensare una cosa del genere? Nel suo vero senso la frase appare ancora più inutile e insensata di quella che avevo mentalmente ricostruito.

Sta di fatto però che la gente deve confondere l’illustrazione (illustrare, presentare) col contenuto: c’è gente che effettivamente lo fa e probabilmente lo farei anch’io se si trattasse di un prodotto che non ho mai visto. Dev’essere anzi la maggioranza della gente, a fare questa confusione, perché altrimenti i produttori non avrebbero sentito la necessità (o non sarebbero stati costretti da proteste popolari, avvocati, dibattiti televisivi) a scrivere quella frase. E a questo punto mi è anche venuto in mente che nella sua disinvoltura

“l’illustrazione ha il solo scopo di presentare il prodotto”

contiene qualcosa di notevole, o forse di stupido ma infinitamente esaminabile, come un gorgo. Di pletorico, anche, visto il ripetuto accento sulla funzione ostensiva, visto quel mettere le mani avanti con “ha il solo scopo”. L’immagine (che non è) meravigliosamente non ha lo scopo di mostrare ma “solo” di presentare: come dire “questa mia foto ha il solo scopo di presentarmi ma non mi ritrae (e non è una foto)“.

Ora, se io fossi giovane e mandassi a una donna una lettera d’amore con un’immagine molto realistica di un uomo (anche la mia, in realtà) tutto sorridente e circondato da una luce ruffiana, con qualche lieve asimmetria segno di carattere e non promessa di deformità… se invece della luce avara e ragionevole in cui vivo la foto ne contenesse una azzurrina, come nell’elevazione, o verde tenero… se sotto questa foto io scrivessi

“l’illustrazione ha il solo scopo di presentare il prodotto”

non direi forse la verità più che con una foto normale?>>

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3 risposte a Il solo scopo

  1. Giacomo ha detto:

    Mi avete fatto pensare a Dürer che si ritrae come Cristo (https://goo.gl/nxsejj) e alla leggenda metropolitana sul cibo per bambini commercializzato in Africa/Asia con etichette rappresentanti un bambino e scambiato dai nativi per cibo contenente carne di bambino (http://goo.gl/Ie0fAe).

  2. Pingback: Maschere oltre le persone | Fondazione Elia Spallanzani

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