“Considerai che eravamo, come sempre, alla fine dei tempi”

                                        O Lord, whit what a love
Thy tale complete of saints Thou dost provide
To fill the thrones which angels lost through pride.

J. H. Newman, The Dream of Gerontius

Anche (anzi soprattutto) in questo agosto terreo lo studio delle carte spallanzanesche riserva ai pochi cultori gioie e trasalimenti. Tra le inesauribili bozze del Nostro abbiamo infatti ritrovato una traccia di romanzo che, insieme con il racconto “Il modello Da Vinci“, documenta il tragico periodo in cui Spallanzani pensò davvero di poter diventare un autore di successo confezionando dei polpettoni esoterici, e ciò con notevole anticipo sui numerosissimi pervenuti. L’opera, che è allo stadio di impalcatura, contiene comunque delle idee relativamente originali e pur non essendo presentabile nella sua forma caotica e ipertestuale (un ipertesto ante litteram, composto di ritagli, rimandi e altre povere strutture) resta agevolmente riassumibile. Si perderà purtroppo lo stile tra ironico e ieratico del Nostro, ma meglio questo di niente.

Ebbene, la storia comincia con il dott. Herbert Ramusio, professore di geometria, che rifila ai suoi studenti una strana lezione sulle dimensioni del punto ideale tutta incentrata su citazioni dei padri della chiesa. In seguito Ramusio invita a pranzo il più sveglio dei suoi studenti (che nella bozza non ha nome) e lo convince a seguirlo nella sua casa al lago, con il pretesto di dover approfondire alcuni punti della sua tesi. Qui lo studente conosce la moglie di Ramusio, la giovane e bellissima Magdalene, e ne resta inevitabilmente attratto. Sotto lo sguardo compiaciuto del professore, lo studente ingaggia con la ragazza una serie di discussioni morali e teologiche. Magdalene, infatti, pur non praticando nessuna fede sembra fermamente convinta dell’eternità dell’anima e quindi, di riflesso, dell’esistenza di un creatore, mentre il nostro studente è un ateo arrabbiato. Nel frattempo vediamo il professor Ramusio che tenta inutilmente di convincere delle persone a fare delle cose non meglio precisate e si lagna della sua solitudine.

Il piccolo romanzo tra lo studente e la ragazza evolve in fretta. Lo studente, pur deprecando le sue idee superstiziose, è deliziato dall’innocenza e dalla forza della ragazza, e inoltre scopre con grande sorpresa che Magdalene è un’immigrata clandestina e che Ramusio l’ha sposata civilmente solo per darla la cittadinanza: infatti la tratta più o meno come una figlia e il loro matrimonio non è mai stato consumato. Nella casa sul lago, che è stata opportunamente avvolta da una tempesta quasi soprannaturale, lo studente scopre inoltre degli antichi testi religiosi, che riguardano quasi tutti l’assurda questione del numero degli angeli caduti. Divertito da quello che considera un vizio senile del suo professore, lo studente legge che secondo San Barnufazio la domanda non è affatto oziosa, perchè a seguito della caduta i troni degli angeli sono rimasti vuoti e, cosa più importante, quando saranno di nuovo riempiti il mondo avrà fine. Quasi incidentalmente, Barnufazio aggiunge i demoni erano centoquarantaquattromila e che ogni santo prende il posto di un demone.

La sera stessa ne discute con il professore, che ammette la sua fascinazione per queste antiche diatribe. “Sa”, dice, “io sono nato in un mondo molto diverso, in cui la separazione tra cultura umanistica e scientifica non era ancora così netta. Anche se sono stato sempre un cultore delle scienze esatte ho mantenuto un vivissimo interesse per le questioni, diciamo così, spirituali. Non che abbia molte occasioni di discuterne. Si potrebbe dire che per molti versi  io sono l’ultimo della mia specie.”. E mentre il suo viso non bello è illuminato dai lampi e Magdalene, in cucina, rassetta canticchiando, il professore invita lo studente a esaminare, ovviamente per gioco, tutte le conseguenze che deriverebbero dalla verità letterale dei testi sacri, e in particolare da questa faccenda degli angeli caduti.

Come se raccontasse una storia che conosce a memoria, Ramusio spiega che il fatto è dubbio e che anche la chiesa ha assunto posizioni molto diversificate. Gli ortodossi, che sono storicamente gli eredi dei padri del deserto, conoscono benissimo la teoria per cui ogni santo prende il posto di un angelo caduto, ma pensano che gli angeli caduti siano moltissimi, tanto che sulla capocchia di uno spillo ne danzano milioni. Anche se la teoria fosse vera, quindi, il problema sarebbe remoto.
La chiesa cattolica, che pure conosce il problema, pensa invece di avere una sorta di monopolio del rapporto con dio e quindi che solo i santi ufficiali contano nel numero dei salvati: perciò anche se i demoni fossero davvero solo 144mila saremmo ancora ben lontani da aver riempito tutti i loro seggi, e in definitiva la scelta resterebbe nelle mani della chiesa.
I protestanti, anche in odio a Roma, danno poca fede a questa leggenda dei 144mila demoni, ma in fondo in fondo sono un po’ preoccupati, perchè pensano che per essere nel numero dei santi non serve affatto la sanzione papale: in effetti i santi sono semplicemente gli uomini che vanno in paradiso, non è necessario che il Papa li elegga perchè il
rapporto è direttamente tra l’uomo e dio. Questo implica anche che non si può sapere
quanti sono i salvati, né prevedere quando si arriverà a 144mila e alla fine del mondo. In ogni caso anche per i protestanti il problema è relativo, visto che salvezza dipende solo dalla grazia, che è dono imperscrutabile di dio, quindi anche se fosse tutto vero non ci si potrebbe fare nulla: il destino dell’universo si compirà ugualmente.

Dopo questa tirata lo studente è davvero perplesso: non si aspettava un simile delirio da un uomo che ha sempre considerato perfettamente sano ed equilibrato. Per cercare di chiudere l’argomento dice che alla fin fine i più vicini alla verità forse sono proprio i testimoni di Jeova: dai loro opuscoli, letti per ludibrio, ha appreso che l’Apocalisse parla di 144mila salvati, il che combacia con i calcoli di Barnufazio. A questo punto si mette a ridere ma il prof. Ramusio annuisce e aggiunge che sì, è vero, di certo i testimoni hanno ragione su un punto, e cioè che la salvezza non richiede l’approvazione della chiesa ed è anche molto più rara di quanto pensano cristiani, ortodossi e protestanti. “Pochissimi uomini si salvano, la stragrande maggioranza finisce all’inferno. Il numero
massimo dei salvi è 144mila e sarà raggiunto presto.”

In questo momento entra Magdalene e il professore cambia di colpo argomento. Dopo qualche commento sul tempo infame, si ritira accampando vaghi malori e invita i due giovani a trattenersi davanti al fuoco, loro che possono.

Rimasti soli, nell’atmosfera da tregenda, i due ragazzi si guardano timorosi e quasi febbricitanti. Lo studente non riesce a nascondere che Ramusio ormai lo stomaca, con quel suo atteggiamento dolciastro da mezzano, e la ragazza confessa che lei ne ha sempre avuto un po’ paura, per motivi che non riesce a spiegarsi. Lei sogna, a volte, che Ramusio si aggira intorno alla casa circondato da civette e altri rapaci notturni, e che le sue mani si tendono verso le finestre e sono nere e spaventosamente lunghe. All’improvviso un fulmine provvidenziale fornisce lo spavento necessario a gettare la ragazza tra le braccia dello studente. Lui, orribilmente turbato, si dice che sarebbe davvero il massimo dell’ingratitudine approfittare di quest’angelo sotto il tetto del suo ospite, e però non riesce a fermarsi.

Angelo? Il pensiero, la parola si impadronisce di lui disordinatamente. Ancora rintronato dal lungo discorso del professore, si dice che sarebbe curioso sapere cosa ne pensa Satana, di tutta questa faccenda: altro che la chiesa. Il demonio potrebbe mai sopportare l’idea che un uomo sieda sul suo trono? Mai no. E forse è proprio per questo che i demoni hanno sempre cercato di tentare gli uomini e di distoglierli dal pensiero di dio: in fondo loro sono i primogeniti. “E’ davvero buffo”, dice alzando la testa dai riccioli della ragazza: “forse il demonio sta involontariamente salvando il mondo dal giudizio”. Poi i due giovani si baciano e il narratore spegne pudicamente la luce.

La mattina dopo il cielo è di nuovo chiaro, lo studente è sulla veranda a fumare quando arriva il prof. Ramusio. Questa volta però la sua espressione non è compiaciuta, anzi sembra trattenere a stento la rabbia. La situazione è delicata e lo studente cerca di evitare argomenti pericolosi riprendendo la discussione della sera prima. “Ho ripensato alle sue parole”, comincia, “e ho fatto una sorta di fantasticheria. Fingiamo per un attimo che sia tutto vero, e che nel corso dell’intera storia umana si siano già salvati 143.999 uomini. Resterebbe libero solo un trono, e per motivi drammatici non può che essere quello di Lucifero”.

“Vada avanti”.

“Bene. Che cosa farebbe il diavolo per evitare che si arrivi a 144mila? Mettiamo che si imbatta in una creatura angelica, innocente come un bambino. Farebbe di tutto per traviarla. Ma se quella creatura è già così perfetta, probabilmente è anche immune alle arti del demonio…”

“Nessuno è immune”.

“Suvvia professore, mi ha raccontato proprio lei che per chi ha fede basta invocare il sacro nome per impaurire i demoni.”

“Ci sono altri mezzi”.

“Lo credo, ma non potendo agire direttamente Satana avrebbe bisogno di un uomo, per fare questo lavoro. Di un uomo che sia libero, perché se fosse posseduto sarebbe una sorta di demone”.

“E’ interessante, ma non capisco dove vuole arrivare”.

A questo punto lo studente si spazientisce. “Ramusio, forse lei crede di essere belzebù, e non sarebbe l’unico professore universitario con questa mania, ma i demoni non esistono. Non so se mi ha portato qui perchè é malato o è solo un pervertito ma devo avvertirla che, sono spiacente, però io e Magdalene ci amiamo e tutto il resto è solo un suo brutto sogno”.

Il professore resta a lungo in silenzio, poi prende anche lui una sigaretta e dice: “La sua teoria mi piace, ma manca un elemento. Se il demonio, cioè io, aveva tanta fretta di spingere al peccato Magdalene, ciò non può che voler dire una cosa: che lei sta per morire. Solo con la morte si diventa santi o dannati. E tu, imbecille di uno studente, non l’hai avuta. Ho guardato le lenzuola stamattina”.

Quest’uomo è pazzo, pensa lo studente, ma ugualmente lo coglie il terrore. Dov’è Magdalene? Stamattina non ha preparato la colazione… entra in casa, corre su per le scale, apre la porta della camera della ragazza e la vede distesa sul letto, pallida e immota. Si avvicina, le poggia una mano sul petto ma non si muove, non riesce a sentire il suo respiro. Cerca disperatamente un telefono ma non c’è e in questo momento entra Ramusio, che siede a fianco al letto.

“E’ tardi per ogni rimedio”, dice, “ma il mondo è finito solo per me. Ci dev’essere un errore”. Poi inizia a piangere. Lo studente, impietrito, guarda il vecchio che allunga una mano nera e scheletrica verso il viso della ragazza: da sotto al letto sbucano ramarri e serpenti, le incisioni dei pannelli di legno si animano e prendono la forma di gufi e civette, corvi, lupi, gatti mostruosi e tutte le creature della notte gemono e gridano mentre il vecchio professore pronuncia una parola, che arde e schianta le pareti della stanza e poi tutto è finito, della casa resta solo una piattaforma di legno con sopra il letto e il giovane e il corpo senza vita di Ramusio. Con un buffo mugolio Magdalene si risveglia.

Quella notte, in un albergo, i due cercano di raccapezzarsi. Ramusio è morto e tutto sembra incredibile ma la casa è esplosa davvero e non è stata una fuga di gas come hanno detto i vigili del fuoco, qualcosa è accaduto e i due ripercorrono tutti gli eventi degli ultimi giorni alla ricerca di una spiegazione. Alla fine decidono di tornare sul lago e setacciano i resti della casa. Inutile dire che qualche libro si è salvato e tra quelle pagine leggono:

“[…] onninamente, e c’è poi un’altra fola degli gnostici, che è eretica e odiosa quante altre mai, per cui i troni degli angeli caduti saranno ripresi sì, ma da quegli angeli stessi. E dicono questi nemici della fede che i centoquarantaquattromila di cui parla l’apocalisse sono proprio i demoni caduti, che col passare di infiniti eoni si saranno incarnati e persino ravveduti. E dicono tutto l’universo, umanità compresa, essere solo una macchina complicatissima per riportare in paradiso i ribelli: col che la terra sarebbe solo un purgatorio per diavoli”.

Letto ciò, i due innamorati alzano lo sguardo. In cielo, una a una, le stelle iniziano a spegnersi.

Nota: negli appunti Spallanzani spiega anche perché non ha completato il racconto: lo annoiava l’idea di dover creare dei personaggi e un intreccio dettagliati. In particolare scrive: “Dicono i padri del deserto che agli angeli manca la scienza del particolare. Non è chiaro cosa significhi ma forse intendevano che i primogeniti non vedono il singolo uomo, la singola cosa, ma sempre e solo qualcosa di più astratto. Così è anche la mia mente. Se dovessi scriverlo tutto finirebbe per essere una parodia, perché solo un sentimento di una certa intensità (in questo caso l’odio verso il lettore) può fornirmi la motivazione e la costanza necessarie per scrivere un testo mimetico.”

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