Se non ci fosse Sam Hall

In un futuro piuttosto vicino l’America è diventata il poliziotto mondiale, ha creato colonie su venere e marte (dove sfrutta la manodopera locale) e usa normalmente una specie di “sonda mentale” per verificare l’ortodossia dei suoi funzionari. I dati relativi alle attività giornaliere di tutti i cittadini vengono raccolti da un supercomputer e manca poco che ognuno debba portare tatuato il suo numero identificativo. In questa distopia tutto sommato standard c’è un fedele funzionario addetto al supercomputer che un bel giorno si trova a canticchiare la ballata di Sam Hall, un tizio condannato alla forca che non perde l’occasione per mandare tutti al diavolo prima dell’esecuzione. Preso da uno strano sentimento, il burocrate decide di inserire nel computer dei dati falsi e di creare un certo Sam Hall. Dapprima ne fa un semplice vagabondo, poi decide che ha anche ucciso un poliziotto, e poi man mano comincia a disseminare tracce che legano questo Sam Hall a diversi attentati terroristici: infatti c’è una resistenza, che vorrebbe tornare a un’America che non si intromette nella vita di chiunque.

Manco a dirlo, Sam Hall è inafferrabile, e in breve diverse persone cominciano a spacciarsi per lui. Ogni attentato, ogni protesta porta la firma di Sam Hall. Non raccontiamo il resto della storia, che per altro non vale moltissimo, ma notiamo solo che Paul Anderson l’ha scritta nel 1953, cioè sessantadue anni fa. Certo non si tratta della prima avventura incentrata su un personaggio fittizio (il sottotenente summenzionato è del 1927), ma comunque resta uno dei primi casi in cui i rivoluzionari adottano il personaggio inesistente: giochetto che si potrebbe ritrovare in molti romanzi e film dell’inizio del ventunesimo secolo. Del resto il principio è molto più antico anche dell’applicazione di Anderson, visto che Necaev (uno degli ispiratori dei Demoni di Dostoevskij) aveva già dichiarato che il modo più semplice per creare una società segreta è fingere che esista già (e questo forse l’aveva appreso dai Rosacroce).

Nel 1963 P. Dick scrisse qualcosa di simile a Sam Hall, If There Where Not Benny Cemoli, che però è in fondo molto più realistico perché suppone che il personaggio fittizio serva a conservare lo status quo invece che a stravolgerlo.

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