Un altro paradosso dello spione

Repubblica ci informa che la grande scienza italiana è riuscita, per la prima volta al mondo, a effettuare una trasmissione di dati quantistica con un satellite sulla distanza record di 1.700 chilometri.
Ora dovete sapere che per la peculiare natura della realtà questa trasmissione è praticamente inattaccabile, perché qualsiasi sistema utilizzato per intercettarla la modificherebbe (nel caso di specie dicono che la distruggerebbe).
Questo perchè (semplificando) è come se il segnale fosse composto da tante palle da biliardo infinitesimali, e l’unico modo per avere delle informazioni su queste palle è colpirle con altre palle infinitesimali, col che però le palle colpite si spostano e quindi non è possibile conoscerle senza alterarle.

La crittografia quantistica si basa, tra l’altro, sul  principio di indeterminazione di Heisenberg, che era ben noto al Nostro. Molto prima degli esperimenti veri e propri, Spallanzani aveva annotato degli spunti per un racconto che come al solito cercava di rivoltare l’argomento sottolineando che così la spiata diventava parte del messaggio.

Segue la fedele trascrizione:

spyvsspy

 

<<Ciccio e Tore (due spie, o due capimafia) si scambiano dei messaggi tali che qualunque osservazione li altera. Credono quindi di essere al sicuro.
A un tratto Ciccio si accorge che il segnale è stato alterato, per cui deve esserci uno spione.
Che si fa? E’ bello sapere subito che ti spiano ma dal lato pratico l’essenziale è sapere chi è questo spione e cosa vuole.
L’unico modo di saperlo, pensa Ciccio, sarebbe fornirgli false informazioni che lo inducano a scoprirsi, ma per farlo bisogna accordarsi con Tore, e come si fa visto che lo spione è sempre lì? Bisognerà incontrarsi.
Ma, pensa Ciccio: “e se lo spione fosse Tore?”

“Potrebbe avere pagato qualcuno per spiare il segnale, contando sul fatto che me ne sarei accorto e che quindi avrei avuto bisogno di incontrarlo per stabilire una linea di azione.
Del resto, perché un vero spione dovrebbe provare a intercettare il segnale, visto che sappiamo tutti che verrebbe notato?
Dev’essere per forza così, quindi lo spione è Tore e se vuole incontrarmi dal vivo non sarà per un motivo commendevole. A questo punto l’unica cosa che posso fare è organizzare comunque l’incontro con Tore e ucciderlo, prima che lui uccida me.
Però attenzione, può darsi che questo sia proprio il gioco dello spione, che non è realmente interessato a conoscere i nostri messaggi ma solo a metterci l’uno contro l’altro.
Perchè è chiaro che Tore avrà fatto la mia stessa riflessione e forse starà già cercando di trovarmi per uccidermi.
Ma aspetta un attimo: io non ho ancora detto nulla a Tore, non gli ho detto che il messaggio mi è giunto alterato.
Che cosa faccio? Glielo dico o no?”

E così via, nella paranoia.>>

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2 risposte a Un altro paradosso dello spione

  1. gianni ha detto:

    Che bello Spy Vs Spy, ce l’avevo per Commodore 64. Saran passati quanti? 20.000 anni? Ed è tutto uguale a prima!

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Grandissimo giuoco, noi non l’avevamo e andavamo apposta a casa di conoscenti antipatici pur di giocare.

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