Umano, transumano

E’ un discorso un po’ lungo e sconnesso.

Nel libro “Rivoluzionari di professione” L. Pellicani riprende la tesi di Voegelin per cui esisterebbe una linea continua tra gli gnostici, Gioacchino da Fiore, il protestantesimo e il comunismo. Quest’ultima sarebbe una sorta di religione senza dio, per cui il suo legame con lo gnosticismo è nascosto. Ci sarebbe stato un complicato fenomeno per cui dapprima la religione è entrata in politica, ponendo come obiettivo concreto la realizzazione di un mondo di santi (protestantesimo), e poi questa religione si è camuffata da istanza razionale, che intende “immanentizzare l’eschaton” (uno dei pochi casi in cui troviamo l’espressione utilizzata in senso non ironico) e realizzare in terra il paradiso materiale. Ciò nonostante il comunismo conserverebbe i modi di una religione settaria, basata essenzialmente sull’odio, e i suoi membri sarebbero simili agli gnostici in quanto “lo gnostico, che di solito è un intellettuale proletarizzato privo di una comunità di appartenenza, tende a trasformarsi in un nemico professionale della società da cui si sente ingiustamente escluso*”.

Si vede quindi che la somiglianza viene predicata più tra comunista e gnostico che al contrario: cioè si attribuiscono al secondo le caratteristiche del primo, tralasciando il fatto che gli gnostici, tranne rari casi, non erano militanti, e odiavano il mondo in qualunque forma si presentasse, non solo quella del loro tempo. C’è però il vantaggio che la gnosi è talmente varia e multiforme che le si può attribuire quasi tutto. Esistono frammenti gnostici  in cui spira effettivamente un’aria di comunismo, come ad esempio nelle Recognitiones di Clemente, dove Simon Mago dice all’apostolo Pietro:

“Stai facendo opera di persuasione su un sacco di gente perché accolgano la tua religione e pongano freno alle proprie passioni ventilando la speranza di beni futuri, con la conseguenza di privarle del godimento delle realtà presenti e di illuderle su quelle future. Una volta morti, infatti, anche la loro anima si spegnerà. (Clemente, Recognitiones, III, 41).

Materialismo, oppio dei popoli… è vero però che Simone era gnostico a modo suo, ritenendosi Dio e sposo della Divina Sofia, che identificava in una puttana di Tiro. Altre correnti predicavano ben diversamente. Ad ogni modo, bisogna dire che mentre Pellicani se la prende soprattutto con i comunisti, Voegelin aveva avuto buone parole un po’ per tutti, da destra a sinistra. Scriveva infatti nel “Mito del mondo nuovo“:

“Al misticismo attivistico appartengono i movimenti che discendono da Comte e da Marx. In entrambi i casi si trova una formulazione relativamente chiara dello stato di perfezione: in Comte lo stadio finale di una società industriale sotto la direzione temporale dei managers e la direzione spirituale degli intellettuali positivisti; in Marx lo stadio finale di un regno della libertà privo di classi. In entrambi i casi è precisata con chiarezza la via che conduce alla perfezione: per Comte, mediante la trasformazione dell’uomo nella sua forma suprema, l’uomo positivista; per Marx, mediante la rivoluzione del proletariato e la trasformazione dell’uomo nel superuomo comunista.”,

Ma tornando al problema dell’intellettuale sradicato e impoverito, che come capirete ci riguarda da vicino, Pellicani menziona Wachlaw Mavhajski, che nel suo libro “Il lavoratore intellettuale” (1900) aveva osservato come questa classe si stesse progressivamente infoltendo e appesantendo di semi-intellettuali frustrati e alienati, che assumevano un atteggiamento di radicale contestazione del sistema capitalistico presentandosi come gli avvocati della classe lavoratrice.

In un altro punto Pellicani scrive che capitalismo e cultura umanistica erano sorti quasi contemporaneamente e questa ci sembra la considerazione più interessante. Si potrebbe infatti sostenere che capitalismo e umanesimo si basano entrambi su una notevole fiducia nelle capacità dell’uomo di cambiare il mondo, solo che gli umanisti volevano farlo coi SEGNI e i capitalisti coi SOLDI, e hanno vinto da subito i capitalisti. La cultura umanistica perciò é tendenzialmente opposta al capitalismo non perché voglia il bene delle classi inferiori, che disprezza, ma perché il capitalismo la mette in secondo piano e usurpa quel potere che lei sente il diritto e il dovere di esercitare. In pratica l’ultima volta che la filosofia é riuscita a fare un punto é stato col marxismo.

Mentre Voegelin sosteneva che Marx era un truffatore intellettuale, per Pellicani il marxismo é “una geniale derivazione (nel senso paretiano) che ha permesso all’intellighenzia alienata di razionalizzare il suo desiderio di dominio e di presentare la sua rivoluzione e la sua dittatura come la rivoluzione e la dittatura della classe operaia”.

Ma se tutto ciò è vero, viene da chiedersi, cosa resta ai “semi-intellettuali alienati” una volta tramontato il sogno comunista? Ipotizzando che la storia si ripeta, chi è che oggi è nella condizione degli “intellettuali alienati” di 150 anni fa? Non certo i “proletari cognitivi”: quelli erano già proletari, e comunque sono troppi. Chi sarà il loro Marx?

Intendendo in senso moooolto ampio la categoria degli “intellettuali”, si potrebbe sostenere che oggi quelli che stanno perdendo il loro potere e rischiano di finire in mezzo a una strada sono soprattutto coloro che lavorano nei giornali e in televisione, minacciati dalla rete, tallonati da squallidi blogger etc. Infatti la lotta politica è diventata da anni una lotta tra giornalisti, comici, opinionisti, da un lato e dall’altro. Non solo questa lotta (ovviamente) si svolge in televisione, ma i principali attori sono diventati proprio loro. Però non hanno ancora elaborato delle ideologie realmente forti, si limitano a riprendere quelle del passato in chiave populista (a destra e a sinistra). Alla fin fine il più moderno di questi “intellettuali in via di declassamento” è proprio Grillo, che come Marx si identifica con la causa dei suoi “proletari” e propone un paio di cambiamenti grossi, come la democrazia permanente on line e una severità morale giacobina (o comunista, del comunismo dei vecchi tempi). Tuttavia Grillo è un fenomeno locale, mentre bisognerebbe cercare il nuovo Marx a livello mondiale.

Costui dovrebbe essere una persona convinta di poter perfezionare la vita umana in un tempo non lungo, che esista un modo infallibile per farlo, che i suoi propugnatori debbano comandare per il bene dell’umanità, e che sia loro necessaria la massima purezza (nel senso che non devono sporcarsi coi soldi), e tutto questo bel ritratto è in fondo quello dei transumanisti**.

Del resto, i tratti che fanno più ridere dei grillini (i chip sotto la pelle, il controllo mentale, le sirene) sono fantascienza e exobiologia, sono cioè tracce (importantissime) dell’immaginario sottostante, nutrito di pessima letteratura e voyager: ma questo immaginario, che è in parte comune a quello dei transumanisti, è fondamentale per far presa sulla gente: e farà presa. La gente vuole il sogno, il paradiso comunista, la democrazia permanente e istantanea, l’auto che cammina ad acqua, i batteri che mangiano l’immondizia, e anche i chip sotto la pelle e le sirene.

Quindi in definitiva il prossimo Marx sarà un personaggio televisivo che propugnerà una dottrina transumanista: accadrà nel giro di 10-20 anni, non di più. Abbiate paura della nostra parola.

*  G.B. ci segnala la riflessione sullo sradicamento come causa dell’approccio rivoluzionario sviluppata da Edmund Burke, che abbozza anche una fenomenologia degli sradicati (cita D. Losurdo, che a sua volta cita Burke): «A spiegare la catastrofe della rivoluzione francese è ora l’alleanza di due ceti sociali sensibilmente diversi: da un lato gli ‘intellettuali politicanti’ (political men of letters), dall’altro i ‘nuovi ricchi’, i grandi della finanza. […] Ma, se sono noti l’irreligiosità e l’ateismo degli intellettuali influenzati dall’illuminismo, non bisogna perdere di vista il fatto che ‘gli ebrei della Borsa’, già estranei per motivi religiosi e ideologici alla cristianità, hanno anche un interesse materiale al suo indebolimento o alla sua distruzione: sperano di ipotecare le ‘entrate appartenenti all’arcivescovo di Canterbury’. […] Queste due componenti del blocco rivoluzionario sono legate da molteplici affinità: al di là dell’odio contro la Chiesa e la nobiltà agraria e cristiana a giocare un ruolo importante è anche la loro fondamentale estraneità alla nazione; sì, anche il ceto intelletuale è fondamentalmente apolide, dato che mostra ‘attaccamento al suo paese’ solo fino a quando esso aderisce ai suoi ‘volubili progetti’. […] Per abbattere l’ordinamento esistente non bastano intellettuali e usurai. In realtà, parte integrante, e sia pure subalterna, dell’attacco eversivo è la ‘Taverna’, la plebaglia avvinazzata e sanguinaria. In che modo riesce a essere costituita e saldata questa unione innaturale, quello che Burke ripetutamente denuncia come il blocco sociale tra ‘Vecchio Ghetto’ e ‘Taverna di Londra’? Chi riesce a mettere i più disperati al seguito e al servizio dei più ricchi, e anzi della ricchezza più parassitaria e ripugnante, quella che, piuttosto che fondarsi sulla terra e l’amore della terra, rinvia esclusivamente alla speculazione e all’usura? Sono gli intellettuali, e per l’esattezza gli intellettuali di umile origine e sradicati, sono i ‘pezzenti della penna’, pezzenti come la canaglia della ‘Taverna’ che essi non si stancano di aizzare. Privi di religiosità, di fede e di autentici ideali, essi chiamano la canaglia, di cui sono parte integrante, a insorgere sì contro la ricchezza, ma solo contro la ricchezza più rispettabile, quella terriera, mentre è risparmiata la ricchezza finanziaria (e giudaica)» (Losurdo, ‘Constrostoria del liberalismo’, Laterza, 2005, pp. 270-271).

** I loro unici veri avversari potrebbero essere i SATANISTI.

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5 risposte a Umano, transumano

  1. dora ha detto:

    Sono persona di poche parole dette ma di molte parole ascoltate. In questo caso i miei occhi sono rimasti incollati allo schermo (le orecchie qui sono solo metafisiche) perché il miele delle tue argomentazioni lenisce le ferite che molti ‘frequentatori’ del social mi costringono, moralmente, a subire.
    Quindi grazie per aver dato voce (scritta) e conforto ai disagi che tanti predicatori palesi e mimetici sul social net , ma non solo qui, mi procurano.

  2. Urizen ha detto:

    il paragone tra comunismo e gnosi è un paragone scorretto per difetto, il comunismo è troppo grande per essere paragonato alla sola gnosi, in realtà l’analogia regge se paragoniamo il comunismo al cristianesimo, e poi creiamo un sistema di corrispondenze tra differenti dottrine comuniste e cristiane, la cosa è sorprendentemente fattibile. In pratica la breve parabola storica del comunismo è configurabile come ripetizione storica in forma farsesca di quella enorme farsa che fu l’esplosione del cristianesimo. Abbiamo la chiesa delle origini (il manifesto del partito comunista, la prima internazionale), i martiri e le catacombe, abbiamo l’ebraismo (il socialismo utopico, il giacobinismo, il repubblicanesimo rivoluzionario), i profeti pre-cristiani (Babeuf, Saint Simon, Mazzini, Muntzer, ecc…), abbiamo i concili (le assise dell’internazionale) e le denunce degli eretici (la cacciata degli anarchici dall’internazionale, per esempio), abbiamo gli scismi nell’ortodossia (seconda internazionale vs terza internazionale), abbiamo il protestantesimo (il ’68), abbiamo persino i cainiti (i comontisti, setta comunista che DOVETE conoscere), abbiamo anche l’imporporamento/imborghesimento dell’ortodossia cattolica, nel caso del comunismo quella della seconda internazionale demarxistizzata del socialismo europeo, abbiamo soprattutto una quantità sterminata di scritti teologici marxisti da fare invidia agli scritti teologici cristiani (qui la corrispondenza si fa davvero fitta, poichè ciò che il comunismo perde in età guadagna in intensità della produzione libraria), eccetera. Penso che senza nemmeno uno sforzo eccessivo potremmo tratteggiare una serie di corrispondenze analogiche storiche tra parabola millenaria del cristianesimo e parabola secolare del comunismo, tale da arrivare a porre ogni elemento dell’una in corrispondenza con un elemento dell’altra. In queste corrispondenze gli elementi gnostici del cristianesimo emergerebbero nel comunismo, e le sette gnostiche troverebbero le loro precise sette corrispondenti.

  3. eliaspallanzani ha detto:

    diciamo che il comunismo potrebbe essere considerato una fazione estremista di un più grande movimento para religioso socialista (e in parte é così che lo considera Pellicani), ma anche quel che dici ha un senso e volendo si potrebbe dire che la setta gnostica comunista sono i nichilisti. la gnosi, in effetti, probabilmente non è solo un’etesia cristiana ma un fenomeno parallelo al cristianesimo, però la distinzione è difficile e forse si può dire lo stesso anche per socialismo e comunismo. ad ogni modo il parallelo sarebbe divertente sviluppare il parallelo che proponi, anche se in parte é già stato fatto: ad es. nel nome della rosa c’è un evidente parallelo tra eresie sociali e ’68, e la rivolta di munster e compagni é stata più volte paragonata anche lei al ’68.

  4. Pingback: Che ogni novità è solo oblio | Fondazione Elia Spallanzani

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