Su “Cristianesimo Bizantino” di Hugo Ball

Mentre si discute accanitamente di Expo sentiamo la necessità di occuparci dei rapporti tra paganesimo, gnosticismo e cristianesimo nei primi secoli dell’era volgare. Ne parla il secondo scritto contenuto nel libro di Ball, dedicato a Dionigi l’Areopagita. Può darsi che l’argomento suoni esoterico o, peggio ancora, troppo noto, ma bisogna rischiare.

Personalmente ci siamo sempre chiesti: ma mentre il cristianesimo dilagava, che ne pensavano i raffinati filosofi ellenistici? A parte la reazione dello stato, i pagani non cercarono di combattere anche sul piano dottrinario? Ball inizia proprio col dire che nei primi secoli della nuova era il cristianesimo era tenuto in scarsa considerazione dalle accademie pagane. Per la filosofia ufficiale era solo una delle tante sette orientali e ancora nel II secolo si trovava sorprendente che Celso accusasse gli irrilevanti cristiani di essere pericolosi per lo stato. Era anche un culto poco conosciuto e confuso con altre piccole sette, tanto che lo stesso Celso in realtà imputava ai cristiani le dottrine degli Ofiti, per cui Origine trovò facile confutarlo. In seguito però l’accademia cominciò a rendersi conto del pericolo e cercò di reagire. Come nota brillantemente Ball, solo di fronte al nemico “l’antichità sembrò comprendere se stessa” e cercò di tornare ai “valori irrazionali delle origini”, per contrapporli alla cospirazione cristiana.

Abbandonando la pura razionalità, che con le masse non funzionava, i filosofi cercarono di riportare in vita l’antica religione trasformando Pitagora, Platone, Talete in asceti e teologi, ierofanti e salvatori del mondo. La religione pagana cercava le sua radici nell’antichissima (e quindi solo per questo affidabile) sapienza egizia, caldea, persiana. Da Plotino a Porfirio, a Giamblico e a Proclo, si assiste a un passaggio dall’estasi razionale alla ricerca di misteri sempre più intricati e incomprensibili. Il problema secondo Ball è che a questo tentativo di reazione mancava lo spirito, per cui ben presto si ridusse a sfoggio esteriore e maniera.

Ma prima che il tentativo fallisse, i neoplatonici si imbatterono nella gnosi. Dapprincipio confusero gnostici e cristiani e li ridicolizzarono o li combatterono, poi però si accorsero che così facevano il gioco dei cristiani, fieri avversari della gnosi. Allora, vista la vitalità della gnosi e la sua utilità a certi fini, pensarono bene di assorbirla e di usarla come arma contro il cristianesimo. Porfirio, allievo di Plotino, non attacca più la gnosi eretica, ma quella ortodossa, perché ha capito chi è il vero nemico. Giamblico e Proclo si pongono in rapporto positivo con la gnosi (intesa come magia) e si esprimono in una lingua misterica, con una dialettica delirante, che analizza minuziosamente i vari gradi dell’illuminazione. Il tutto nella speranza di fare del neoplatonismo ben più di una filosofia, ma una vera religione mondiale.

In tal modo, però, invece di abbattere il cristianesimo ridiedero fiato allo gnosticismo, che sembrava morto nel terzo secolo e invece covava (come sempre cova, perché la sua idea fondamentale è inseparabile dall’umanità). E così ritornarono i Simoniti, i Marcioniti, i Valentiniani, i Basilidiani e i Carpocraziani, che tre secoli prima “avevano anatomizzato dio e ingaggiato la lotta contro il creatore”. Dall’altro lato, i cristiani cercavano di dirozzarsi e assunsero alcuni modi dei filosofi pagani, un linguaggio simile a quello neoplatonico e una certa strategica razionalità.

Nel corso di cinque secoli si verificò quindi un movimento ciclonico, con la filosofia che si vestiva da gnosi (e a furia di indossarne i panni assumeva le stesse idiosincrasie) e la religione che insignoriva a filosofia, quantomeno esteriormente. Il potere, malato di intelligenza, cercava di rinsanguarsi col mistero, mentre la ribellione assumeva i modi dell’accademia. Un processo che si ripeterà spessissimo e che sarebbe facile quanto arbitrario trasporre in termini moderni.

In tutto ciò, potere e antipotere dovettero fare i conti con gli gnostici, veri outsider della situazione. “Con tutta la loro demenza, con tutta la loro insensatezza”. Tutti, in cuor loro, si auguravano che “venissero inghiottiti dall’abisso che essi stessi avevano aperto, per essere consegnati al silenzio”. E invece no, erano ancora lì, e ci sono ancora.

Ma insomma chi erano questi gnostici? Ne riparleremo.

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