Sul Mondo come Volontà e Rappresentazione

Ci siamo decisi a leggere questo libro per averlo sentito più volte citare da Borges. In realtà dubitiamo che il terribile vecchio l’abbia letto davvero tutto, forse avrà letto qualcosa dei supplementi (che sono più accessibili, ma anche più ripetitivi). Si tratta comunque di un libro notevolissimo, a partire dalla mole (1736 pagine, la nostra edizione economica), che in teoria si potrebbe riassumere in poche parole, essendo tutto basato su un unico concetto, e però questo concetto viene applicato a tutti i settori dell’esistenza, con esiti talvolta straordinari o ridicoli. Come sarebbe ridicolo voler parlare seriamente di un libro oggetto di infiniti studi, per cui ci limiteremo ad annotare alcune delle cose più curiose, anche per venire incontro ai gusti del popolo.

[Sull’architettura: basata su armonia tra carico e sostegno]
“Un chiaro esempio di carico senza sostegno ci viene offerto dai bovindi, che sporgono dagli angoli di certe case costruite con il buon gusto dello stile “moderno”. Non si vede che cosa li sostenga: sembrano fluttuare nell’aria e rendono inquieto l’animo”. (p. 1276)

[Su certe riforme sociali di facile applicazione]
“In molti paesi, compresa la Germania meridionale, le donne hanno la brutta abitudine di portare sul capo dei carichi spesso molto pesanti. Ciò non può non avere un effetto dannoso sul cervello, che perciò va gradualmente deteriorandosi nelle donne del popolo: e, visto che gli uomini prendono il cervello dalle donne, l’intero popolo diventa sempre più stupido, cosa che per molti popoli non è proprio necessaria. Se si abolisse quest’abitudine, la quantità di intelligenza media aumenterebbe automaticamente e questo provocherebbe senz’altro un grandissimo aumento della ricchezza nazionale” (p. 1427).

[Quasi Proust]
“Se abbiamo riconosciuto nella vista il senso dell’intelletto e nell’udito quello della ragione, potremmo definire l’odorato il senso della memoria, poiché esso, più di ogni altra cosa, sa rievocare immediatamente, anche dal passato più lontano, l’impressione specifica di un avvenimento o di una località” (p. 775).

[Importante]
“La grammatica sta alla logica come il vestito sta al corpo. Non dovrebbero questi concetti supremi, senza la cui applicazione non potrebbe darsi alcun pensiero, consistere nei concetti che a causa della loro generalità sovrabbondante non trovano espressione in singole parole, ma in intere classi di parole? Conformemente a ciò, non si dovrebbe cercare la loro denominazione non nel lessico ma nella grammatica? Non dovrebbero essere in ultima analisi quelle distinzioni di concetti grazie alle quali la parola che le esprime è o un sostantivo, o un aggettivo, o un verbo, o un avverbio, o altra particella, in breve le partes orationis?” (p. 660)

[Amico di Kant, ma più della verità]
“Nella critica del giudizio teleologico è possibile, data la semplicità della materia, riconoscere forse meglio che in qualsiasi altra parte il raro talento che Kant possiede di rigirare un pensiero di qua di là e di esprimerlo in diverse maniere, sino a che ne esce un libro” (p. 728).

[Sulla lingua]
“Impoverire una lingua di una parola significa impoverire il pensiero della nazione che la parla di un concetto. […] Chi è incapace di nuovi pensieri vuole per lo meno immettere sul mercato nuove parole […]. In questa attività i più spudorati sono i giornalisti che costituiscono un grave pericolo per la lingua, poiché i loro fogli, vista la trivialità del contenuto, hanno un pubblico molto largo, anzi un pubblico che di solito non legge nient’altro. […] Sarebbe umiliante che le trasformazioni linguistiche avessero origine dal genere letterario più basso.” (p. 896).

[Sulla funzione della barba]
“Quanto alla sua causa finale presumo sia la seguente: il mutamento patognomico, ossia quella rapida trasformazione dei tratti del volto che tradisce ogni intimo moto dell’animo, è visibile soprattutto sulla bocca e vicino ad essa; per sottrarre allo sguardo indagatore della controparte questa trasformazione, spesso pericolosa nel corso di trattative o nel caso di eventi improvvisi, la natura ha dato all’uomo la barba. La donna invece ha potuto farne a meno, perché in lei la dissimulazione e l’autocontrollo (countenence) sono innati” (p. 1176).

[Ancora più importante]
“Soltanto gli avvenimenti interiori, in quanto riguardano la volontà,  hanno vera realtà e sono eventi reali: la volontà sola infatti è la cosa in sé. […] La molteplicità è fenomeno e gli avvenimenti esteriori sono mere configurazioni del mondo fenomenico, che hanno perciò realtà e significato non direttamente, bensì solo indirettamente, grazie al loro rapporto con la volontà dei singoli individui. […] Ciò che la storia racconta è di fatto soltanto il lungo sogno, greve e confuso dell’umanità” (p. 1317).

[Sui vantaggi della pederastia]
(siccome Aristotele ha detto che l’uomo troppo giovane e quello anziano fanno figli mal riusciti, e siccome lo scopo della natura è quello di avere la razza più forte possibile, allora) il vizio preso in esame, mentre sembra operare a danno delle finalità della natura, e precisamente in ciò che per quest’ultima è più importante e più caro, in realtà è proprio al servizio di queste finalità, anche se solo indirettamente […]” (p. 1478).

[Sull’impossibilità degli ufo]
“Non abbiamo nessun motivo per ritenere che esistano intelligenze ancora più perfette di quella umana. (Essa) è già sufficiente per fornire alla volontà quella conoscenza, in virtù della quale essa nega e sopprime se stessa: così sparisce l’individualità e, conseguentemente, l’intelligenza, che è un mero strumento di natura individuale e quindi animale” (p. 1535).

[Sulla cosa in sé]
(da dove viene il male? Cosa sarei, se non fossi volontà di vivere?). La conoscenza di tutte queste cose è impossibile non solo per noi, ma anche in generale, cosicché non la si otterrà mai e da nessuna parte; quei rapporti sono insondabili non soltanto relativamente, ma anche in assoluto; non solo nessuno li conosce, ma essi sono inconoscibili anche in sé, in quanto non entrano nella forma della conoscenza in generale (questo corrisponde a ciò che Scoto Eriugena dice de mirabili divina ignorantia, qua Deus non intelligit quid ipse sit, lib. II). Difatti la conoscibilità in generale […] appartiene al puro fenomeno, non all’essenza in sé delle cose” (p. 1577).

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4 risposte a Sul Mondo come Volontà e Rappresentazione

  1. > Non abbiamo nessun motivo per ritenere che esistano intelligenze ancora più perfette di quella umana.

    Come ben sapete, la Scienza ha recentemente fornito la prova della correttezza di questa affermazione e quindi, indirettamente, di tutto il costrutto teorico schopenaueriano da cui essa discende.

    http://www.scientificamerican.com/article/alien-supercivilizations-absent-from-100-000-nearby-galaxies/

  2. eliaspallanzani ha detto:

    Non solo: Sciop&nauer l’aveva capito senza sprecare soldi pubblici.

  3. lastlightx ha detto:

    mi piace soprattutto il commento sulla barba. la filosofia è morta quando si è ritenuto sconveniente manifestare apertamente la propria misoginia (che poi altro non è che una visione onesta e realistica della condizione dei sessi, non certo disprezzo nei confronti del sesso opposto).

  4. eliaspallanzani ha detto:

    Negli scritti Scioppy non è tanto misogino, anzi dice che le donne possono essere intelligenti (senza mai arrivare alla genialità, però, che è solo del maschio). Nella vita invece pare che fosse molto meno progressista.

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