La solitudine è amore

 In “1984” (del ’48) c’è un altro libro, intitolato “Teoria e prassi del collettivismo oligarchico“, che è una sorta di manuale della resistenza al Grande Fratello e spiega come è nato. L’autore (il presunto ebreo cattivo) nota una cosa rilevantissima, ossia che la dittatura nasce proprio quando ci sono i mezzi per fornire più benessere a tutti gli uomini: e appunto per questo. In altre parole, quando un sistema comincia a produrre abbastanza ricchezza da rendere fattibile l’uguaglianza, proprio allora l’oligarchia al potere ha il massimo interesse ad impedire che ciò accada e che possa verificarsi qualche cambiamento. Il problema allora diventa come distruggere la ricchezza, perché non venga distribuita. Il metodo più semplice è la guerra, che aiuta anche a mantenere pressochè inalterati i rapporti tra gli stati e tra le classi sociali all’interno degli stati. Per questo la guerra è pace: lo è alla lettera, non ironicamente, né paradossalmente.

Nemmeno vent’anni dopo, nel ’66, Baran e Sweezy pubblicano “Il capitale monopolistico – saggio sulla struttura economica e sociale americana“, che per molti versi somiglia a teoria e prassi del collettivismo etc, anche nel titolo (ma forse gli autori non se ne accorsero). Il libro sostiene che il capitalismo reale ha ormai ben poco a che fare con la concorrenza e le teorie nate alla fine del diciannovesimo secolo. Il mercato è dominato da mega società che operano in regime di oligopolio e così riescono a fare enormi profitti, tant’è che il loro vero problema non è come fare i soldi, ma come reinvestirli. Siccome non ci sono sbocchi per investire il capitale, che cresce più rapidamente di qualunque domanda, il sistema del capitalismo monopolistico è sempre caratterizzato dal sotto utilizzo delle risorse e del personale, che porta inevitabilmente a crisi come quella del 1929. L’unica soluzione è alimentare la domanda attraverso la pubblicità, creando bisogni illusori, o aumentare la spesa militare, che incidentalmente serve anche a contrastare il pericolo comunista.

L’America, quindi, può soltanto distruggere ricchezza a un ritmo sempre più rapido, peggiorando di fatto la qualità della vita dei suoi cittadini (che è anche più o lo meno lo stesso punto di partenza di Heinlein). Esattamente come in 1984, anche per B&S è proprio il fatto che si può produrre un’enorme ricchezza a implicare che bisogna bruciarla, per non farla uscire dal giro dei plutocrati. La massa non deve mai poter arricchire realmente: deve solo avere l’impressione di farlo, comprando ogni anno merci “nuove” che sono sempre più scadenti e pagando lautamente il costo della pubblicità. L’oligarchia al potere infatti non ha interesse a favorire l’elevazione delle classi lavoratrici, tranne per quei pochi elementi eccezionalmente dotati che servono a rinsanguare la classe dominante e che vengono selezionati attraverso le borse di studio. Questo piccolo “ascensore sociale” è funzionale alla conservazione dell’oligarchia ma appare un favore fatto ai poveri e un atto di giustizia, per cui raggiunge perfettamente il doppio scopo di danneggiare i poveri illudendoli del contrario: come in generale tutto il sistema capitalistico.

Il vero potere, inoltre, ha tutto l’interesse a creare sistemi che bilancino il potere del parlamento e del governo. Questo perchè la democrazia ha il grave difetto di permettere, in teoria, che una maggioranza di disgraziati finisca per comandare. Quindi è necessario che esistano dei contrappesi per rendere difficile o impossibile il funzionamento del sistema democratico. Ne conseguen che la dottrina della divisione dei poteri, sempre considerata una conquista progressisita, di fatto è solo l’ennesimo stratagemma che mira a garantire l’immodificabilità del dominio oligarchico.

Fino a quersto punto le somiglianze tra il noto libro di B&S e il finto libro di Orwell sono notevoli. Si potrebbe obiettare però che in 1984 non comandano i ricchi, ma i “medi”, e cioè “burocrati, scienziati, tecnici, sindacalisti, pubblicisti, sociologi, insegnanti, giornalisti e politici di professione”, più o meno come avviene nella realtà italiana. Tuttavia, anche nel capitale monopolistico di fatto chi comanda non sono i miliardari ma le grandi società, che sono controllate da tecnici (avvocati, commercialisti, pubblicitari, ingegneri). Anche se guadagnano molto, i manager non sono i plutocrati di una volta e per molti versi si avvicinano alla classe dei “medi” di 1984. L’unica vera differenza tra il mondo di 1984 e quello di Baran e Sweezy è che il capitalismo oligarchico è più subdolo e furbo del grande fratello e non utilizza quasi mai la violenza, quantomeno all’interno: non ne ha nessun bisogno perchè dispone di mezzi più sofisticati ed efficienti.

Ad esempio, la propaganda del grande fratello può salutare con gioia il fatto che la razione di zucchero sia stata portata a 10 grammi al giorno, mentre prima era 15; invece la pubblicità di B&S può convincerti che una certa birra è migliore perchè viene venduta in bottiglie sterilizzate, il che, però, accade per tutte le birre. Il primo messaggio è palesemente falso, fa violenza alla ragione, mentre il secondo ti prende senza che tu te ne accorga. Il grande fratello modifica il passato, mentre il capitale lo affoga in un mare di informazioni irrilevanti, ma il risultato è praticamente lo stesso. Inoltre come il grande fratello distrugge persino il linguaggio facendo diventare ortodosse delle affermazioni paradossali, così la pubblicità finisce per rendere insignificanti la maggior parte delle parole, perchè ad esempio predica l’esclusività di prodotti di massa.

Colpisce quanto sia affascinante questa visione sostanzialmente paranoica, quanto suoni ragionevole. Guardando dalla prospettiva di questi due libri, moltissime cose assurde cominciano a trovare una spiegazione e diventano quasi ovvie: la grande potenza dei due libri è farti dire “ah… allora è così… volevano mettermelo in culo, mi dicevano la democrazia, la cosa… e invece…“, per cui soddisfa due grandi esigenze, che sono 1 quella di capire le cose e 2 quella di capire una cosa diversa da ciò che capiscono gli altri, perchè gli altri sono, per definizione, degli imbecilli, e comunque non capiscono niente.

Soddisfano quindi non solo la ragione, ma anche la vanità. Chi legge questi libri può riesaminare tutta la storia dell’umanità utilizzando gli stessi criteri e tirarne fuori un’altra storia, che sembra altrettanto chiara e coerente, Anzi, più coerente. Non si può negare che abbiano una potenza esplicativa persino eccessiva, come molte strutture paranoiche.

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3 risposte a La solitudine è amore

  1. lastlightx ha detto:

    Oppure puoi capire la società e sfruttarla a tuo vantaggio, come Don Draper che non sa che pesci pigliare per pubblicizare una marca di sigaretta e allora si inventa il motto “it’s toasted”. Tutte le sigarette utilizzano tabacco tostato, ma solo Don Draper ci ha pensato…

  2. Pingback: Ancora su 1984 | Fondazione Elia Spallanzani

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