A Noi Vivi

A parte che siamo effettivamente vivi, il titolo è anche quello di uno strano libro di Robert Heinlein, For Us, the Living, scritto nel 1938 e rimasto inedito fino al 2004, che sotto la patina della storia fantascientifica è in realtà una specie di programma utopico di riforma sociale. Il protagonista ha un incidente d’auto nel 1939 e muore, però si risveglia nel 2086 e scopre che l’America è diventata un paese felice, dove non esiste povertà e la gente lavora per diletto. Gran parte del testo consiste nella spiegazione di un principio così riassumibile: tutto quello che è possibile fisicamente è possibile anche finanziariamente, se tutti lo vogliono.

Nel suo ingenuo delirio grillesco-tecnocratico, Heinlein sostiene che il problema della povertà (nel 1939 l’America non era ancora uscita dalla grande depressione) dipende dal fatto che la gente non ha abbastanza denaro per comprare i beni prodotti, e quindi l’unica soluzione è che lo stato stampi denaro per distribuirlo. Per Heinlein i soldi sono solo un mezzo per scambiare i beni, quindi funzionano più o meno come il sangue di un essere vivente: se non circola tutto il sangue necessario, l’organismo deperisce e muore. Il problema è che le persone tendono ad accumulare il denaro e ciò riduce il flusso, innescando una spirale che conduce alla sovrapproduzione e alla povertà.

Per illustrare la sua tesi (che poi non è sua) Heinlein ricorre anche ad un gioco, che è molto interessante e che esponiamo in appendice*. Il gioco somiglia in realtà allo schema di circolazione dei fisiocratici, ma è un po’ più complesso e rende effettivamente più chiaro il concetto di denaro come flusso sanguigno. Heinlein inoltre contesta il potere delle banche di prestare denaro che fisicamente non possiedono, perchè l’unico soggetto capace di creare moneta dev’essere lo stato, però dedica poca attenzione al problema dell’inflazione, limitandosi e a dire che in fondo il valore intrinseco del denaro è già scomparso quando si è abbandonata la parità con l’oro, e che comunque se lo stato continua ad accettare il denaro che stampa vuol dire che quello mantiene un valore. Secondo Henlein per evitare l’inflazione basta stabilire che qualunque cittadino può in ogni momento convertire il suo denaro non in oro, ma in beni che lo stato si impegna a vendergli o a produrre.

Nel libro si parla anche un po’ di Marx, ma sembra abbastanza chiaro che Heinlein non l’ha mai letto, o almeno che non ha capito nemmeno i punti basilari della sua teoria. Sostiene infatti che Marx sbaglia nell’identificare il valore con il lavoro perché è ovvio che un babbeo può consumare molto lavoro per produrre un bene di scarso valore, mentre una persona in gamba lo farà con meno sforzo. Gli è quindi sfuggito che Marx non si riferisce al lavoro di ogni singolo individuo, ma al lavoro medio sociale.

C’è anche da dire che il libro, come romanzo, non vale un fico secco, perché lo spunto narrativo è solo un espediente per esporre la teoria. L’autore stesso doveva esserne consapevole: e quantomeno ne furono consapevoli gli editori, che si rifiutarono accanitamente di pubblicarlo. Tranne che per la parte sul gioco, è un libro sciocco e noioso, che non si fa mancare la consueta visione di un futuro sessualmente molto più libero, in cui le forti emozioni sono considerate un segno di atavismo (da cui la prevedibile rieducazione del protagonista). C’è anche qualche traccia di involontaria ironia: la società perfetta di Henlein, infatti, pratica l’eugenetica e “scoraggia” la riproduzione degli inadatti con quelle che definisce “blande sanzioni”, tipo il confino.

Quindi era già abbastanza chiaro dove sarebbe finita l’utopia.

* Il Giochino di Heinlein per mostrare il funzionamento dell’economia è un modello rozzo e in parte sbagliato, ma lo riportiamo lo stesso (semplificandolo ancora) con delle simpatiche illustrazioni.

Mettiamo che tu lettore sei un imprenditore, hai una famiglia, vuoi produrre, allora vai da un banchiere che ti presta 100 talleri al 10% di interesse (di fatto il banchiere quei soldi non li ha realmente, ma tralasciamo questo problema).

banchie

Con 4 talleri affitti un terreno, con 4 compri un brevetto, con 8 talleri costruisci la fabbrica, con altri 8 paghi i materiali per la fabbrica.

fabbrica

Adesso hai la fabbrica, ma devi produrre. Quindi con altri 30 talleri compri le materie prime necessarie e con 44 talleri paghi gli operai.

produci

Ti restano solo 2 talleri ma lavori e ottieni via via 63 unità di merce (fingiamo che sia qualunque merce possibile). Hai calcolato che per mantenere te e la tua famiglia hai bisogno di 8 talleri di profitto, quindi sommando tutte le spese e il profitto decidi che devi vendere ogni merce a 2 talleri. Ma chi compra la tua merce? Beh, tutti. Gli operai, il proprietario terriero, l’inventore del brevetto, i proprietari di materie prime. Se fai i conti, scopri che puoi vendere 49 unità di merce per 98 talleri, e ti restano ancora 14 unità da vendere.

comprano

Ora hai di nuovo 100 talleri e ti restano 14 merci, però devi pagare le tasse (10 talleri). Con i soldi lo stato paga i suoi funzionari (4 talleri), compra materie prime (4 talleri) e compra anche merci da te (2 talleri). I funzionari e i produttori di materie prime, a loro volta, comprano altra merce da te.

stato

Adesso paghi gli interessi sul debito (10 talleri), e il banchiere e la sua famiglia comprano merce da te (ti danno 2 talleri per una merce). Inoltre paghi a te stesso 8 talleri, il tuo profitto, che dai a tua moglie, che li spende per comprare merci (da te).

testesso

A questo punto il ciclo economico si è concluso e ti ritrovi con 92 talleri e 4 unità di merce. Però devi restituire il prestito! e sono 100 talleri. Come fai?

amused

In teoria le tue merci valgono 8 talleri, che più 92 fanno 100, ma il banchiere non vuole le tue merci, vuole solo i suoi soldi. L’unica cosa da fare è chiedere un altro prestito, che sarà di 108 talleri, così con 8 ripaghi il debito e hai di nuovo 100 talleri. Il problema è che adesso tu sai che se produci di nuovo 63 unità di merce 4 resteranno invendute, quindi deduci che il mercato ne chiede solo 59, e tu puoi farne solo 55, perché 4 le hai già. Quindi riduci la produzione e se fai calcoli scopri che le merci ti costano 64,7 talleri, che sono anche le paghe dei compratori, per cui loro potranno comprare solo 32 unità, contro le 37 del turno precedente.

Quindi in definitiva hai ridotto la produzione e però ti trovi ancora con merce in esubero, e devi restituire anche un interesse più alto (10,8 contro 10). Continuando il gioco il processo si ripete e si aggrava: produci di meno, licenzi la gente, eppure ti resta sempre più merce sul groppone, e sempre più debito.
Ma qual è il problema? a prima vista, si direbbe che la colpa è del banchiere, perchè se non ci fosse l’interesse potresti andare avanti. Ma anche il banchiere ha diritto a un profitto. Il punto infatti non è che l’interesse è alto, ma che non viene speso per comprare merce.

Noterai che in questo gioco tutti spendono tutto il loro denaro per comprare merci, tranne il banchiere: ma di fatto nella realtà non è lui l’unico risparmiatore: tutti risparmiano, quindi tutti sono colpevoli di sottrarre denaro alla ruota dell’economia, che è come togliere acqua al mulino. In teoria questo denaro risparmiato prima o poi tornerà nel ciclo economico, e però bisogna considerare che in periodi di crisi (innestata dal risparmio) la gente non spende e non investe, ma cerca di risparmiare, quindi il vortice si autoalimenta (o autoaffama).

C’è una soluzione? Lo stato, a quanto pare, deve sostenere la domanda, ma può farlo solo in due modi: stampando denaro o prendendolo in prestito. Il prestito ovviamente non fa altro che tamponare, perché il processo si ripeterà. Stampare denaro però è problematico, perchè gli economisti si lamentano dell’inflazione. Per Heinlein l’unica soluzione è stampare moneta, e per tenere fermo il suo valore lo stato deve obbligarsi a cambiarla in una certa quantità di merci. Insomma, alla parità con l’oro si sostituisce una parità con frutta, verdura e ogni altra merce, in quantità stabilite.

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4 risposte a A Noi Vivi

  1. Pingback: La solitudine è amore | Fondazione Elia Spallanzani

  2. La faccenda del confino per gli inadatti e’ un aggancio formidabile per un sequel.
    Gli inadatti, esiliati nello stesso posto, anziche’ estinguersi rapidamente, si accoppiano tra di loro e continuano a evolvere e perfezionare quei tratti che li distinguono dal resto dell’umanita’. L’alto tasso di mortalita’ iniziale dovuto all’isolamento e all’inettitudine contribuisce alla “pressione evolutiva”. Finalmente saranno una nuova specie, estremamente adatta al nuovo ambiente. Quando l’Umanita’ capira’ il pericolo, sara’ ormai troppo tardi.

    • eliaspallanzani ha detto:

      in effetti è più o lo meno la storia di molti racconti sui “mutanti” chiusi in qualche riserva. In follia per 7 clan di Dick gli “inadatti” sono persone divise per gruppi in bse alle loro malattie mentali.

  3. Pingback: Il gioco di Heinlein | Fondazione Elia Spallanzani

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