Quattro versioni di Cristo (contro le tre di Giuda)

Nel libro “Il mercato di Dio” Philippe Simonnot esamina la matrice economica delle grandi religioni monoteiste e a margine fa un’osservazione piuttosto grossolana, che però ci ha colpito: Gesù Cristo non ha scritto nulla e forse questo ha salvato la nostra religione da un eccessivo attaccamento alla lettera, rendendola più flessibile.

Già. Perchè Cristo non ha scritto nulla? Se fosse stato analfabeta avrebbe comunque potuto dettare: invece niente*. Che direbbero i cristiani se il loro vangelo fosse uno e fosse stato scritto da Cristo in persona? Chi avrebbe avuto il coraggio di toccarne una sola virgola?
Imvece a differenza dell’Islam il cristianesimo non è basato su un unico libro sacro ma (oltre che sulla Bibbia) su 4 vangeli. Mentre il corano “passa direttamente” da Dio ai fedeli attraverso Maometto, i vangeli sono “ispirati” da Dio ma restano opera umana, e per di più raccontano 4 versioni diverse degli stessi fatti. Il che è piuttosto singolare: quasi che il cristianesimo avesse già nel nucleo un elemento di dubbio.

Contra, si potrebbe dire (è stato detto): proprio il fatto che i vangeli differiscono ne aumenta la credibilità, perchè i testimoni di un fatto raccontano sempre versioni leggermente diverse. Se fossero state tutte uguali, allora sì che era una truffa. E quindi non c’è proprio nessun dubbio.
Il rilievo è giusto: psicologicamente, 4 testimonianze simili sono più credibili di una sola o di quattro uguali. Ma ciò vale per le testimonianze umane, mentre qui si parla di ispirazione divina, e in ogni caso il problema resta: sarà anche tutto vero, ma COSA è vero? Quale delle 4 versioni? O una loro media? Il succo, si dice, è vero, indubitabile, ma qual è il succo?
E ancora: mettiamo che il “succo” sia vero, ma come facciamo noi a escludere che uno dei 4 vangeli dica ESATTAMENTE la verità? Dovremmo scegliere tra una “media” e un testo che, in un caso su un miliardo, potrebbe essere vero. E trattandosi della parola di Dio, non è una scelta da poco.

Per evitare equivoci, diciamo subito che non stiamo affermando che il cristianesimo è migliore o peggiore dell’islam. Il problema per noi non è stabilire se o cosa sia vero, ma quanto ci sia di “indiscutibile” in una religione, e a noi sembra che il cristianesimo, già alla base, sia più discutibile dell’Islam, e quindi più flessibile, più “moderno”.

Anche il cristianesimo ha avuto le sue fasi di integralismo testuale e ha cercato di limitare il mutamento: ad es., nell’apocalisse si dice: “e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell’albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro.”
Mania del testo che forse viene dalla tradizione ebraica, ed è comprensibile: un Dio che fa un patto con gli uomini è poco credibile se non viene scritto nulla. E la parola di Dio è eterna e immodificabile (anche la Bibbia, ci fanno notare, contiene però ripetizioni e contraddizioni: giustissimo, ma sono marginali).
Invece nel cristianesimo questo succede meno e perciò ci appare meno monolitico dell’islam e dell’ebraismo. Tra le tante ragioni di questa differenza secondo noi c’è anche quella strutturale: la sua fonte.

D’altro canto, anche nell’Islam ci sono stati movimenti razionalisti, e non a caso hanno innanzitutto contestato la natura divina e intoccabile del Corano. Ad es., tra l’ottavo e il tredicesimo secolo i Mu’Taziliti hanno sostenuto che il corano non è un attributo della divinità ma una sua creazione, quindi, di fatto, una cosa inferiore (è un po’ la stessa disputa tra chi riteneva Cristo la divinità o una sua creazione, superiore a tutte le altre ma pur sempre creatura). E se il testo non è intoccabile, allora è anche possibile usare il raziocinio nella spiegazione dei dogmi religiosi rivelati. Purtroppo infine ha prevalso la tesi dei tradizionalisti.

Ci hanno eccepito che il concilio di Nicea e i successivi hanno creato un canone altrettanto monolitico, ma in realtà i concilii e le eresie ci sembrano invece un’ulteriore testimonianza della duttilità (quasi caoticità) del cristianesimo. La chiesa come istituzione ha cercato di formare un canone rigido, ma alla sua base c’era sempre lo stesso problema: 4 versioni di Cristo.
L’Islam dal canto suo ha sempre criticato la polifonia dei testi sacri cristiani rivendicando invece l’unicità del Corano, che è venuto a correggere gli errori e le falsità e a stabilire la versione definitiva della parola di Dio: comunicata a Maometto non attraverso i sensi, che possono ingannare, ma direttamente nel cuore, nella mente.

Si potrebbe quindi sostenere che nonostante tutti i cambiamenti e i secoli di lotte e di rielaborazione, il nucleo delle due religioni resta fondamentalmente diverso: una voce per l’islam, quattro per il cristianesimo. Anche a non voler enfatizzare questa differenza, non la si può però ignorare. Prendendo ad esempio dei testi normali, non sacri, è chiaro che esiste una differenza tra la copia unica e il testo giunto in più versioni: anche se noi sappiamo che probabilmente quell’unica copia non era unica, che ne esistevano varanti, però non possiamo giocarci perchè non le abbiamo: con più versioni comincia il problema di quale viene prima, quale deriva da quale, quale è “più pura” o “più fedele”: qual è il testo definitivo? Non lo sapremo mai e potremo litigare per sempre e questo da un lato ci rende deboli e incerti ma dall’altro ci mostra la relatività di tutto il discorso. Non c’è un testo definitivo e l’autore (dio) è quasi per definizione illusorio, è una semplificazione del processo.

Ci hanno anche fatto notare che l’Islam è composto da molte voci diverse e l’esempio macroscopico è l’esistenza della scissione Sunnita e Sciita. Tuttavia questa vicenda (che pure ha degli aspetti di fede) ci sembra soprattutto una questione dinastica più che dottrinaria. E poi cos’è al confronto delle divisioni nel mondo cristiano? Cattolici, ortodossi, protestanti, migliaia di eresie, gruppuscoli, chiesucole, settucole…
Ad ogni modo, non si nega che nell’Islam ci siano delle divisioni: si evidenzia però che la corrente integralista, che di norma si richiama anche ad un’interpretazione letterale dei testi sacri, sembra oggi molto più forte nell’islam che nel cristianesimo.

C’è un legame tra testo unico e integralismo? Noi pensiamo di sì, anche se alla lontana. Del resto, storicamente la critica della religione è passata proprio attraverso la critica dei suoi testi, bibbia e vangeli, e molti hanno usato l’argomento delle differenze tra i vangeli per metterne in dubbio l’autorità e ridurli a documenti.
Insomma, per un cristiano a rigore non c’è una parola di Cristo scritta da Cristo, indiscutibilmente proveniente da lui: ci sono 4 vangeli (almeno), quattro storie, che sono state scelte (dallo spirito santo ndr) perchè erano le più simili. Anche se la chiesa si è arrogata il diritto di dire l’ultima parola sulla volontà di dio, resta il fatto che la chiesa non è il vangelo, e non può negare che ci sono 4 racconti di dio. Qual è quello vero? Questo dubbio forse l’islam non ce l’ha, o è meno forte.
Perciò forse non è corretto parlare delle 3 religioni del libro, cristianesimo, ebraismo e islam, perchè solo le ultime 2 hanno UN libro, mentre il cristianesimo ne ha di più. E infatti a noi sembra che ebrei e islamici siano più simili tra loro di quanto ciascuno somiglia ai cristiani.

La grande differenza tra credere che il libro che stai leggendo è stato scritto da Dio e credere che è stato scritto da un apostolo di Cristo potrebbe in parte spiegare come mai nel seno della religione cristiana è nato l’illuminismo, mentre nell’islam no.

Ricapitolando: i vangeli, con l’inedita caratteristica di raccontare 4 vite di Cristo, che per inciso sarebbe Dio, sono il seme del dubbio: la chiesa ha fatto uno sforzo enorme per arrivare a una sola voce ma quei 4 testi restano e se la società venisse cancellata e si ricominciasse daccapo qualcuno leggendo i vangeli inizierebbe di nuovo a chiedersi: cosa è vero e come scoprirlo? Questa domanda, che rimane senza risposta, è alla base della nostra cultura.
L’islam non ha fatto questo “errore”. Errore fecondo, se mai ce ne furono. Venuto dopo, ha capito che 4 voci seminano il dubbio, che ne serve una sola: e ha fatto di tutto per averne una sola. Le versioni del corano che conosciamo sono tutte estremamente simili, sin da subito si è cercato di arrivare a una sola parola di dio, e non si può fingere che ciò non abbia nessuna influenza sullo sviluppo di una cultura.

* Ci fanno notare che nell’episodio dell’adultera Cristo scrive qualcosa a terra, ma non si sa cosa, e c’è anche da dubitare che sia un vero atto di scrittura. Qualcuno sostiene che stava scrivendo i peccati dei presenti, e che per questo si sarebbero spaventati; altri dicono che il gesto simbolizza il fatto che per Cristo i peccati degli uomini sono scritti nella sabbia e quindi cancellabili. Altri, che scrivere nella polvere vuol dire proprio: non fatevi legare dalla vecchia legge scritta, è solo polvere.

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5 risposte a Quattro versioni di Cristo (contro le tre di Giuda)

  1. Segnalo un errore (probabilmente un typo):

    > E infatti a noi sembra che ebrei e arabi siano più simili tra loro di quanto ciascuno somiglia ai cristiani.

    Suppongo che invece di “arabi” intendessi “musulmani”. (Alcuni arabi sono cristiani.)

  2. vincibile ha detto:

    Com’eran belli i tempi, quando che ci si lasciava possedere dalle più aliganti congetture, per anagrammi e crittofrasti, e numerologie cartesiane, noi specchi speculanti di una scienza rigorosa meglio che la filosofia naturale, a dimostrare dell’assurdo la perfetta ragione.
    Ridotti adesso ad avanzare stanche illazioni, suggestioni banali che troverebbero credito persino nelle università.

  3. Pingback: Isis, il marketing dell’Apocalisse | Emmanuel Storage

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