Il suspicioso lettore

Eschaton si è accorto che una delle frasi simbolo di “Se questo è un uomo” potrebbe venire da un film. E’ un falso ricordo o solo il vestito letterario di un’esperienza reale? Se una cosa del genere può mai esistere. Più in generale, quanto possiamo spingerci nella lettura sospettosa senza diventare brutte persone? Su questo tema l’Umberto ebbe delle parole piuttosto dure: un malizioso potrebbe pensare che Eco voleva essere l’unico a coltivare il vizio dell’iperinterpretazione. Il problema è sullo scivoloso crinale tra massimo interesse e completa fatuità.

P.S. Parlando di fonti e circolazione di idee, pensiamo di aver individuato l’origine di un racconto di Borges, “La setta della Fenice”, inserito nell’edizione del 1956 di “Finzioni“. Partiamo dal luglio 1907, quando G. K. Chesterton pubblica sull’Illustrated London News un articolo contro la segretezza dei finanziamenti ai politici (!). Il creatore di Padre Brown sostiene che la società ammette la segretezza solo in 3 casi: nella novella poliziesca, in campo sessuale e per le azioni minime, come ad esempio la scelta della direzione per una passeggiata (o del fianco su cui si dorme, avrebbe fatto dire Voltaire a qualcuno). Riguardo al segreto dell’intimità, aggiunge che “è anche un segreto di Pulcinella. In materia di sesso ed argomenti affini, infatti, ci troviamo come in una massoneria universale […] la cosa più comune a tutta l’umanità è quella che da essa stessa viene maggiormente dissimulata“.

Nel racconto di Borges, invece, c’è una setta talmente misteriosa che viene descritta in termini del tutto ambigui. Non si dice mai in cosa consista il mistero che la setta custodisce gelosamente, ma da alcuni elementi nasce il sospetto che comprenda tutti gli uomini e che il segreto sia sotto gli occhi. “L’iniziazione al mistero è compito degli individui più bassi. Uno schiavo, un lebbroso o un mendicante fanno da mistagogo. Anche un bambino può indottrinare un altro bambino. L’atto in sé è banale, momentaneo e non richiede descrizione. […] Non ci sono templi dedicati specialmente alla celebrazione di questo culto, ma una rovina, un sotterraneo o un androne si ritengono luoghi propizi.

Lo stesso autore annotò che “Nell’allegoria della Fenice mi posi il problema di suggerire un fatto comune – il Segreto – in una maniera ambigua e graduale“. Il segreto quindi è semplicemente il sesso (ma qualcuno, iperinterpretando, sostiene che sia l’omosessualità*) e la setta non è altro che la “massoneria universale” di Chesterton. Del resto Borges lo conosceva bene, l’ammirava e lo ha citato più volte apertamente (es. nell’Idioma analitico). In ogni caso, il grande vecchio aggiunge qualcosa e trasforma il paradosso semi scherzoso di Chesterton in un indovinello protratto, applicando la nota teoria (pure di Chesterton, ma ripresa da Poe) per cui la vera maestria consiste nel nascondere le cose dove chiunque può vederle.

* Riportiamo il titolo dell’articolo perchè è a suo modo divertente e dice qualcosa degli iperinterpreti: The “Fecal Dialectic”: Homosexual Panic and the Origin of Writing in Borges.

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