L’errore fecondo

E’ quello che viene dopo il primo ahahahaha… MWAHAHAHAHAAH… sigh… no seriamente, in un libro non bello (“Il pappagallo di Flaubert”) leggevamo che in un libro invece molto bello (“Il signore delle mosche”) c’è un grave errore. Ricorderete che IL FIGNORE DELLE MOFCHE è la storia di questi ragazzini che si trovano spersi su un’isola e passano rapidamente (oh quanto rapidamente) dallo stato adamitico al cieco furore. Tra i naufraghi c’è un grassotto, detto Piggy, che è miope e usa i suoi occhiali per accendere il fuoco: elemento essenziale alla sopravvivenza, tant’è che i ragazzi, divisi ormai in due gruppi, si contendono questi occhiali: e attorno al fuoco ballano, in una scena allucinata, che non riassumeremo. Oltre ad essere un elemento essenziale della trama, gli occhiali vengono anche interpretati come un potente simbolo: del progresso, della ragione, etc: simbolo (forse) secondo solo alla conchiglia, pure investita dei più vari significati: la bellezza, l’ordine, etc.

Bene. Perfetto. Elementare, forse, ma perfetto. Sennonchè, con gli occhiali da miopi non si accendono fuochi. Ennò. Perchè non focalizzano i raggi. Da presbiti, forse, ma non da miopi. E qualcuno si è preso la briga di rilevare l’errore, che fa crollare tutto il romanzo. Chi ci aveva mai pensato? Non si può risolvere il problema sostenendo che Piggy magari era presbite, che l’errore riguarda solo una parola, perchè si dice in più punti che non vede a un palmo dal naso. Né si possono sostituire gli occhiali con qualche altra cosa ignigena come un fulmine, perchè verrebbe meno il furto degli occhiali etc. L’errore è nel nucleo del romanzo e non si può aggiustare. Ma tutto questo che importanza ha?

E’ inutile dire che i libri sono pieni di errori, che al postutto non cambia niente perchè chi vuoi che se ne accorga e comunque il significato complessivo rimane lo stesso: una volta saputo che il fondamento è illusorio, e non lo è volutamente, ma per semplice errore, in qualche modo la storia ti cade dal cuore e si frantuma come la conchiglia. La ragione si rivela debole, in definitiva impotente, come la bellezza, e l’ordine. Rimane la testa di maiale sul palo. Io sono la ragione per cui tutto va male, disse la testa. Che poi è il senso del romanzo, per cui davvero non cambia nulla. Eppure tutto cambia.

L’errore, la stupidità… la spaventosa volgarità del male si insinua nel profondo. Sarebbe stato molto meglio non sapere. Perchè non è possibile uccidere le persone che leggono “Il signore delle mosche” badando alla qualità degli occhiali? E bruciare i loro libri inutili? La loro mortifera attenzione? Quando alla fine arriverà una nave a raccogliere i naufraghi sopravvissuti, uno dei marinai dirà qualcosa come “sì ma a noi, chi ci salva?”.

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8 risposte a L’errore fecondo

  1. vincibile ha detto:

    Mi fate cortocircuìto con la Lezione d’anatomia del Boito.

      • vincibile ha detto:

        Ma niente di che: la beltà disarticolata dalla ragion scientista; l’oggetto d’amore stuprato dal pensiero calcolante; l’oscurità che la tecnoscienza getta su: i sogni tuoi pargoletti e or vieppiù melancolici, la venerazione, giesucristo istesso. E per coltivare in te la rinuncia alla salvazione e al desiderio subilme. E la bruttapersonaggine. Oppure, ed è la povoesia del Bohito, di come il cortiello del dottore accademico, empio e inerte alla beltà del candido cadabro di giovinetta, non arretra al mistero e affonda. N’esce il vero, che è la materia marcia ed è per la precisione un embrione, sicché della pulzella il candor nella sola ingannelvole scorza stava.
        Donde l’amarezza, ma con quella posa fastidiosa, l’ipocrisia tutta ottocentesca, avete presente, quella scostumatezza di sentimento.
        Sfogliando il libro di letteratura, era in sul finir di liceo, m’imbattetti in quella lirìca e fui colpito e mi dissi che io sarei stato il dottore, effendomi il poeta in antipatia (era per l’invidia dell’animo mio plebeo o, come direbbe l’Ortica e Gassetto, la naturale conseguenza della democrazia).
        Fu grave errore di sbaglio e mi pare già di scontarlo.

      • eliaspallanzani ha detto:

        il pobblema è che non (deve) esiste(re) vera scienza che non sia anche rivelazione della bellezza, come non esiste vera arte che non sia anche comprensione immediata di una verità: nel qual caso la scienza è superflua, è lenta e melmosa in confronto. Anzi non è nemmeno scienza, è solo un modo di guardare ineducato.

      • vincibile ha detto:

        Anche l’attività istruttoria e inquirente in generale, poiché alla giustizia basta anche l’arbitrio capriccioso.
        Non mi pare che, tuttavia, che si siano spese invettive (eccetto quelle degli imputat) contro la volgarità e la pochezza epistemica dell’inquisire, come se fosse cosa scontata. Eppure, è di questo tempo come dell’antico, il mestiere si fregia d’una tronfia nobiltà non inferiore a quella del filosofo naturale.

  2. eliaspallanzani ha detto:

    il progesso è della singola cosa non della generalità e nel singolo, nella cosa specifica non c’è etica nè estetica

  3. gonzokampf ha detto:

    Sbagli, caro Vincibile, a porre l’indagine scientifica e quella dei viscidi procuratori sullo stesso piano, poichè la seconda mira non già a riprodurre certezze, bensì a creare un nuovo mistero, che passa sotto il sinistro ossimoro di fatto giuridico.

    • vincibile ha detto:

      Dite chiarissimo, amabile Gonzo, le vostre parole illuminano e confortano – raro connubio! – e son prova che la giustizia non è di questo mondo pitagorico.

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