Il fantastico perduto

Nel celebre saggio del 1970 Cvetan Todorov definisce la letteratura fantastica come quella basata sull’esitazione provata dal lettore (e spesso anche dal personaggio) di fronte a eventi apparentemente sovrannaturali, quando del testo non si può dare un’interpretazione poetica o allegorica. Il lettore quindi deve restare nel dubbio, perché se c’è una spiegazione naturale dei fenomeni l’opera non appartiene più al fantastico ma allo “strano”, mentre se la natura sovrannaturale è indubbia allora si finisce nel “meraviglioso”.

Ad esempio, l’intollerabilmente ambiguo Giro di vite di Henry James sarebbe fantastico, mentre Il manoscritto trovato a Saragozza parte come fantastico ma finisce nello “strano” (questo però non vale per l’edizione Adelphi, che è parziale). Todorov sostiene pure che la letteratura fantastica è imparentata con la psicanalisi, e anzi è stata in buona parte assorbita da questa. Inoltre osserva che nel novecento il rapporto tra reale e sovrannaturale è stato pressoché ribaltato, perché (ad es. con Kafka) l’impossibile e l’assurdo sono diventati la normalità, sia per i personaggi che (alla fine) per il lettore. Per una sintesi un po’ meno grossolana, si veda questo articolo di Delos.

miovicinotodorov

La tesi potrebbe anche essere vera. Quindi la letteratura fantastica propriamente detta sarebbe ormai un fossile, un residuo dell’ottocento. Ma ciò non vale per tutti i media (vedi “Lost“: la televisione marcia con un paio di secoli di ritardo), e comunque non si può escludere che il fantastico, come i suoi problematici mostri e vampiri, risorga dal falò psicanalitico sotto altre forme. Ad esempio, la letteratura della paranoia somiglia molto al fantastico Todoroviano, con la differenza che nei casi migliori (es. Philip Dick) il dubbio si sposta dal fenomeno all’intera realtà, anzi allo stesso significato della parola “realtà”, mentre nei peggiori (David Lynch, il diffuso complottismo) non si tratta tanto di un dubbio quanto di amore per il caos,  o di un’accanita volontà di non credere alla spiegazione più semplice.

Quindi si potrebbe rovesciare il discorso di Todorov e sostenere che la narrazione fantastica ha assorbito (e volgarizzato) la psicanalisi, e non il contrario.

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