Diario di scuola

Spallanzani, è noto, si manteneva facendo l’insegnante, ma ciò non gli impediva di vedere lucidamente la situazione. Sentite cosa annotava nel suo “Taccuino del maestro assenteista 1973-4”:

“Certo gli insegnanti sono dannosi, e lo stato della nostra gioventù ne è la prova, ma se non li tenessimo chiusi nelle scuole forse sarebbe ancora peggio: magari pretenderebbero di pasticciare con qualcos’altro come la politica o la salute della gente, con i risultati che ci può attendere.

In fondo non è difficile immaginare la scuola come un grande ospedale psichiatrico, dove persone disturbate vengono neutralizzate inducendole a tediare e pervertire i bambini, invece di fare i soliti canestri. Non è irragionevole perchè queste persone da qualche parte bisogna pur tenerle, e i bambini, così forti e vitali, sono certamente la categoria più adatta a sopportare le loro ubbie. Basta infatti pensare a cosa accadrebbe se degli adulti normali fossero costretti a sedere tra i banchi cinque ore al giorno: dopo un paio di settimane si toglierebbero la vita, o la toglierebbero ai maestri.

In epoche antiche i ragazzi erano sottoposti a riti di iniziazione, che spesso consistevano in esperienze dolorose o rivoltanti: oggi questa funzione è svolta dalla scuola. E come il rito teneva impegnati gli sciamani più deliranti, impedendogli di nuocere troppo, così la scuola tiene impegnati gli insegnanti.

Viene da chiedersi cosa accadrebbe se gli insegnanti venissero tutti licenziati. Basandomi su quelli che conosco, persone inutili e tendenti all’isteria, immagino che liberi provocherebbero serissimi danni alla comunità. Quindi forse lo stato fa bene a comprare la loro indolenza, nonostante la spesa.

Perciò si fa grave torto agli insegnanti rinfacciandogli lo scarso rendimento e le lunghe assenze: essi non fingono, sono davvero perennemente malati e il miglior servizio che possono rendere agli alunni è starsene a casa inoffensivi. Da ciò il mio manifesto del docente assenteista.”

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Una risposta a Diario di scuola

  1. vincibile ha detto:

    Questa congettura l’ha però rubata a generazioni di alunni, a riprova di sé stessa.

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